lunedì 30 dicembre 2013

L'inverno e 2666

"Hans Reiter nacque nel 1920. Non sembrava un bambino ma un'alga. Canetti e anche Borges, credo, due uomini così diversi, hanno detto che come il mare era il simbolo e specchio degli inglesi, il bosco era la metafora in cui vivevano i tedeschi. Hans Reiter fece eccezione a questa regola fin dal momento della sua nascita. Non gli piaceva la terra né tanto meno il bosco. Non gli piaceva nemmeno il mare o quello che la maggior parte dei mortali chiama mare e che in realtà è  solo la superficie del mare, le onde mosse dal vento che a poco a poco sono diventate la metafora della sconfitta e della follia. Quello che gli piaceva era il fondo del mare, quell'altra terra, piena di pianura che non erano pianure e di valli che non erano valli e di precipizi che non erano precipizi. 

Quando la guercia gli faceva il bagno in una tinozza, il piccolo Hans Reiter le scivolava sempre via dalle mani saponose e scendeva sul fondo, con gli occhi aperti, e se le mani di sua madre non lo avessero riportato in superficie sarebbe rimasto lì, a contemplare il legno nero e l'acqua nera in cui fluttuavano particelle del suo stesso sporco, pezzettini minuscoli di pelle che viaggiavano come sottomarini in qualche direzione, una rada delle dimensioni di un occhio, una baia scura e serena, anche se la serenità non esisteva, esisteva solo il movimento che la maschera di molte cose, compresa la serenità." (Roberto Bolano, "2666", pag. 691, da "La parte di Arcimboldi")

L'autore cileno visto da Tommaso Pincio:




E un articolo su uno dei film più intensi e toccanti che ho visto quest'anno: "Dalla parte di Alice: Essere visti da "The Master" di Paul Thomas Anderson"

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