giovedì 5 dicembre 2013

Ezra Pound-Pier Paolo Pasolini

Mi sono sempre scornato su Pasolini. Non mi è mai particolarmente piaciuto. In questi giorni riflettevo su alcuni discorsi del fratello di mio padre, morto anni fa, quando ero ancora troppo giovane per avere il coraggio di poterci parlare insieme schiettamente. Ma ho tantissimi suoi Tex e altri ricordi come la libertà di pensiero e un amore per gli alcolici mica da ridere C'è un passaggio del libro su Ezra Pound di Scianca che mi sarebbe piaciuto fargli leggere. Quando ripenso alla storia della mia famiglia mi viene da pensare che moriamo sempre giovani. Chissà a chi toccherà fra noi cugini/e. Mi manca tantissimo mio zio Antonio.

"In tema di incontri libertari, comunque, non possiamo non citare l'intervista a Pound realizzata nel 1968 da Pier Paolo Pasolini. L'autore di Salò o le 120 giornate di Sodoma, in verità, aveva in passato mostrato marcata insofferenza verso il poeta americano proprio in virtù delle sue idee politiche, come raccontato da diversi biografi. Ostilità evidentemente superata nel corso degli anni, se è vero che l'intervista del 1968 appare come un dialogo di struggente bellezza, che mostra peraltro un Ezra lucidissimo, persino arguto, pronto a dibattere con lo scrittore friulano con precisione e ironia. Pasolini appare chiaramente ispirato da un rispetto quasi devozionale nei confronti del poeta americano. Il filmato integrale di questa intervista è purtroppo una rarità dispersa fra chissà quali archivi di questo Paese ingrato, anche se la rete ci dà oggi la possibilità di godere di alcuni frammenti, non senza qualche taglio un po' furbetto. Ha scritto a tal proposito il giornalista Roberto Alfatti Appetiti: "Nel video disponibile su Youtube, peraltro, è tagliato il momento in cui Pasolini - imbarazzato per averlo giuicato con un pizzico di spocchia, forse per compiacere un establishmente che non poteva concepire l'iea che un grande scrittore potesse aver aderito al fascismo - chiede scusa a Pound chiamandolo "maestro". E Pound, di rimessa:"Amici, dunque". Poco prima, infatti, rispondendo alla domanda con cui Pasolini gli chiedeva se accettasse la paternità delle neoavanguardie che si richiamavano a lui, Pound gli aveva assestato una mazzata micidiale: "Se la sua tesi del vecchio Ezra che è in fondo al pozzo buio rimasticando la sua vita passata è esatta - a me non sembra, ma può darsi che abbia ragione lei - non sarei in una condizione che mi consentirebbe di vedere chiaro in quel che accade fuori nella luce al neon del neomondo dei neovanguardisti, che spero capiranno e parleranno con l'Ezra che non può vederli". Colpito e affondato". Poco prima un altro passaggio era sembrato degno di nota. Pasolini, infatti, si era lasciato sfuggire una considerazione sul fatto che "l'Italia fa parte di queste nazioni industrializzate, quindi culturalmente avanzate". Pound non aveva lasciato cadere la cosa: "Lei dice "nazioni industrializzate e quindi culturalmente avanzate". E' questo "quindi" che non mi va". (pp. 143-144)


Pasolini intervista Ezra Pound (versione più lunga)

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