mercoledì 9 ottobre 2013

Mercoledì di segnalazioni - The World Is a Beautiful Place & I Am No Longer Afraid to Die

Oggi vi lascio una sfilza di segnalazioni:



* La vecchia intervista (siamo nel marzo 2005) di Simone Buttazzi a Patrick Karlsen:


1) Cominciamo dalla lettera. Postnovecento: come mai?

Il Novecento è un blocco storico a sé, un oggetto intellettuale a sé: è la pagina successiva alla storia moderna. Noi viviamo nella pagina che viene dopo ancora: nel -Post, in mancanza di migliori definizioni. Nel mio libro ho inseguito atmosfere che potessero evocare questa nuova dimensione.

2) Attenzione a questa: cosa dovrebbe essere la poesia allo stato attuale delle cose?

La poesia è la forma d'arte con le più alte possibilità espressive -secondo me. È prossima all'impossibile: a far parlare l'essere. A far parlare, quindi, la verità. L'esigenza di verità, pur non potendo essere appagata, è costante nell'essere umano. Oggi come ieri, la poesia dovrebbe rendere sopportabile la nostra fame di verità, sempre frustrata.

3) Certa tecnologia, certa politica, certe parole ti infastidiscono molto. Che valore dai alla manifestazione dello sdegno?

Io credo che l'intelligenza sia, in buona parte, la capacità di comprendere la sofferenza degli altri; l'amore il tentativo di placarla. Lo sdegno è sempre l'espressione di una sofferenza: sollecita la nostra intelligenza e - potenzialmente - chiama in causa il nostro amore.

4) La sterilità ricorre spesso nei tuoi testi. Cosa vuoi comunicare?

Cerco di comunicare, con una metafora, lo stacco fra l'essere umano contemporaneo e la natura. Intendo natura come appartenenza, come adesione piena al mondo, che sappiamo retto da una giustizia diversa dall'umana. Natura come accettazione della componente tragica della vita. Questa componente, per carità, non è la sola di cui è costituita l’esistenza. L'esistenza per fortuna è anche altro, anche conciliazione e persino armonia. Però la sua componente tragica è importante. Mi sembra che la storia moderna sia, anche, il tentativo umano di affrancarsi dalla base tragica della vita. Ciò comporta, naturalmente, tutta una serie di vantaggi materiali. È quindi un tentativo comprensibile, se non apprezzabile. Ma può isterilire spiritualmente. Che vuoi che dica? Sarà che ho letto Nietzsche quando ero troppo giovane. E molto di seconda mano, per giunta.

5) "Aurea condizione mediana", "Attenti che stiamo invecchiando"... moniti, burle o solo ovvietà?

Credo che non sia io a doverlo dire. Certo nelle mie intenzioni non volevano essere ovvietà, né burle. Moniti? Diciamo constatazioni.

6) Che rapporto hai con la tua città, Trieste?

Trieste è un ottimo osservatorio del Novecento. Per molti versi, è il Novecento in una sola città. Al di là di questo, posso dire che l'adoro e mi fa paura. Ha una doppia anima, sempre in bilico tra vita e morte. Troppe volte ha invitato i suoi figli a toccare la luce per bruciarli. La si può perdonare? Il perdono è la questione essenziale che pone Trieste.

7) Stile o contenuto? Una scelta secca, senza compromessi.

Mi pare che l'arte ne ricerchi la sintesi.

8) Perché concludi la raccolta con un testo immerso nel novecento?

Per evidenziare il contrasto con le immagini tratteggiate in precedenza. Viviamo in un mondo abbastanza asettico. Il contrario di tutto il fuoco e ferro del Novecento.

9) A chi parli quando scrivi?

Ha-ha, bella domanda. Parlo a persone e luoghi rigorosamente idealizzati: nella speranza di non parlare una lingua soltanto mia.  

10) Hai paura del buio?

No, mi piace. Lo sento abitato da figure amiche. Nel buio prendono corpo i nostri sogni. Sa di libertà prenatale.

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** Un articolo di Francesco Costa intitolato: "Carceri, amnistia e indulto: le FAQ". A margine di questa vicenda non posso che ribadire la mia convenzione che gli amici più fedeli di Berlusconi e utilissimi al perpetuarsi di questo stato di cose siano i grillini, i giornalisti del Fatto Quotidiano (la prima pagina di oggi sembra uscita da un film di Alvaro Vitali e non mi annovero fra gli sdoganatori di quei film) e compagnia bella, tipo Repubblica, Micromega e robe così. Sembrano il quarto canale di Mediaset. Apparentemente rivoluzionario. O forse rivoluzionario come i(l) rivoluzionari(o) al potere di 1984.


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*** Ne avevo scritto qualche tempo fa. Adesso è possibile leggere l'articolo di Angela Azzaro sul libro della Attanasio: "Schicchi o della rivoluzione sessuale. Ma oggi lo abbiamo tradito". Sullo stesso numero c'era un altro bell'articolo che riguardava lo stesso tema: "Amore e morte di Riccardo Schicchi" scritto da Vincenzo Sparagna, direttore de "Il Nuovo Male" e "Frigidaire".



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Domani mia sorella, egittologa, terrà una breve conferenza presso La Scighera a Milano. Qui di seguito il lancio:

"Inizio: Giovedì, 10 Ottobre, 2013 - 19:15 - 20:45

Egitto che passione! Basta la parola, e subito la fantasia corre verso piramidi, faraoni, sfingi e mummie: insomma tutto l'armamentario dell'immaginario archeologico, da Indiana Jones a Liz Taylor in Cleopatra e Topolino. ViaggiNeiParaggi vuole andare oltre e con Anna Consonni, egittologa, stasera chiacchiereremo dell'Antico Egitto al di fuori dei luoghi comuni. C'è qualche motivo per questa passione popolare? Nella realtà, oltre a faraoni&piramidi, com'era la vita in Egitto? Quali aspetti della loro cultura sono arrivati fino a noi? Ingresso libero con tessera Arc
i.



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"We are the walls in formless shapes. The overbearing weight. This house weighs heavy on my mind. Erasing tapes, undocumented faiths. Took down your pictures and your belongings. In boxes buried under the soil, in the yard behind our tree, you’ll wait. Wrote tiny poems through the lines of my hands. Little birds flew by me. The wind’s been calling your name south in pursuit of foreign lands. Can’t go back. Where’s your tact? Where’s your grace? Where are the things you replace? Are our words more than sound? We cut the air and we’ve found to lose your faith in the world is to lose faith in yourself. We are ghosts in your homes. We travel under the floor. And when our voices fail us we will find new ways to sing. When our bodies fail we’ll find joy in the peace that it brings. The world is a beautiful place but we have to make it that way. Whenever you find home we’ll make it more than just a shelter. And if everyone belongs there it will hold us all together. If you’re afraid to die, then so am I." ("Getting Sodas" dall'album "Whenever, If Ever" dei The World Is a Beautiful Place & I Am No Longer Afraid to Die)

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