giovedì 31 ottobre 2013

La banda del palo d'oro

"Per ogni film, non si potranno girare più di tre scene di sesso ed il compenso per gli attori sarà minimo di seimila euro per le donne e cinquemila per gli uomini" (Federica Zarri, pornostar e politica italiana)

 


Potete leggere la mia recensione del romanzo "La banda del palo d'oro" di Enzo d'Antonio (ad est dell'equatore) sempre su Lankelot.

Sono i giorni dei morti e dei santi. Quando ero un bambino queste giornate erano l'occasione per vedere i miei parenti. Quelli vivi e quelli morti. Più che a Natale o nelle vacanze estive. C'erano i parenti di mia madre e quelli di mio padre. I comuni vicino al mio, la Brianza milanese e poi tutta quella zona che comprende Cerro Maggiore, Legnano, Varese. Mia cugina Luigia è ancora viva. Vive a Carate Brianza. Ha 88 anni. E' la nipote della mia nonna materna. Quando la vedo vedo mia nonna. Stesso fisico, stessi occhi, stesso modo di parlare. Suo marito combattè in Russia e faceva il sarto. Quando ero bambino era lui a confezionarmi le giacche della festa. Quando andavamo a trovarli c'erano sempre tè e biscotti buonissimi. Quella di Luigia è una famiglia di Comunione e Liberazione, una di quelle che contano assai. Sua figlia chiama mio padre zio anche se non è suo zio. Quando mia nonna tornava nei suoi luoghi natali andava a dormire da loro. Nando Sanvito, giornalista Mediaset, è suo figlio e quindi mio cugino (Gene Gnocchi lo paragonava a Renato Zero) e vuole molto bene a mia madre e a mio padre. Io non lo vedo da tanti anni. Ogni tanto tiene delle conferenze sullo sport. Quando era piccolo mia nonna gli lasciava sempre la buona mancia sotto il materasso. Un giorno zia Luigia (noi lo chiamiamo zia in ragione della sua età) mi regalò una scatola di Caran d'Ache. Li usai alle medie nelle ore di educazione artistica. A mia sorella regalò un libro in latino che adesso è tutto sottolineato. Stanotte ho sognato zia Luigia che bussava alla porta di questa casa accompagnata da mia nonna e mio zio Ezio. In mano portava un piatto di lumache e polenta per me. Nonna rideva con un breviario in mano. Lo zio invece piangeva sangue da tutto il corpo. In quei giorni lontani andavamo tutti e quattro al cimitero. E poi mangiavamo il gelato. Mia madre è una grande intenditrice di gelato. Adesso non riesce e non può più mangiarlo. Ha riscoperto i capelli d'angelo. Mia zia Luigia li cucinava spesso a mia nonna e quando tornava da Carate mia nonna li cucinava a me e mia sorella. Io li ho cucinati alla mia ragazza. In brodo e con olio e formaggio. Portavamo mazzi di fiori e lumini. Mia madre raccontava storie e mio padre ne raccontava altre e mia sorella altre ancora. Io stavo zitto e guardavo le file di tombe, le cappelle, le chiese, le fotografie e pensavo. C'era una casa di riposo vicino a un cimitero. Domenica andrò nel cimitero dove è seppellito il fratello di mio padre. Appoggerò la fronte al vetro della cappella dove è seppellito. Non sono mai entrato in quella gigantesca cappella. All'interno ci sono sempre vasi con fiori freschi. Adesso che sono cresciuto avrei potuto finalmente parlare di politica in maniera seria con lui. Mi manca tantissimo. Quei giorni di novembre sono stati fra i giorni migliori della mia vita.

Vi lascio con un articolo di Annalisa Chirico dal titolo "Doppia morale per la Pascale" che mi ha causato infinite discussioni con persone di famiglia e se pensate che sono diventato berlusconiano o robe del genere siete degli idioti della peggiore specie. (è che i/le  rompicoglioni/e mi stanno simpatici/e a pelle)


E un film che vorrei tanto vedere:


 
"CT Scan" from by The Lonesome Southern Comfort Company

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