lunedì 19 agosto 2013

Il sangue è randagio


E così sono arrivato alla fine della trilogia. Qui trovate la mia recensione de "Il sangue è randagio". Ma è solo l'inizio. Tempo e forze permettendo e alternandomi ad altre recensioni, il mio obiettivo è quello di recensire l'opera omnia di James Ellroy. Auguri a me stesso.

Ho letto le ultime 300 pagine di questo romanzo in un ospedale. Seduto in una sala d'aspetto. Il silenzio rotto dai saluti dei dottori, delle infermiere, dei pazienti, dei familiari. Accanto a me un foglio con la ricetta della torta di mele di mia madre costellata da asterischi, promemoria, facce. Dieci anni fa la madre di mio padre mi diceva "Prima che muoia tua madre memorizza le sue ricette. In fin dei conti, anche se non lo vogliamo, siamo una famiglia di ristoratori, di uomini che solidarizzano e danno ospitalità a fuggitivi, pellegrini, anime in pena. Dobbiamo ricordare, memorizzare, aiutare." Propositi: quaglie, piccioni, coniglio, cassoela, pesto, bollito e molto altro. Col trascorre degli anni mi sono accorto  bazzicando ristoranti, alberghi, osterie, grotti, matrimoni, locali, case che i miei familiari cucinano come dei veri e propri cuochi. La verità la vedo negli occhi della mia compagna di vita. Il suo stupore quando assaggia le pietanze preparate da mio padre e mia madre vale mille giudizi. Loro due non parlano, cucinano e basta. Ma hanno allevato un figlio che detesta il cibo. E che ama cucinare solo per se stesso e per la sua compagna di vita. Non cucinerò mai per altri. Non cucinerò mai e poi mai per qualcuno di voi, nel caso dovessimo incontrarci. Sappiate che è vero. Trasgredisco quel comandamento per liberare spazi di libertà emotiva. Ne rispetto altri nella lista stilata in questi secoli di merda umana. Da bere ne troverete sempre però in casa nostra, non preoccupatevi. Così come un letto dove dormire. Per tutto il tempo che volete. Lei lo sa.

Raein- Nirvana

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