giovedì 25 aprile 2013

Feelings

Feelings by Todd Solondz (1984)

Perché senza dubbio morire in questo modo e trasformarmi in un angelo del genere è qualcosa che mi rimpie il cuore di gioia. Il 25 aprile sta sfumando e quando ero piccolo mio nonno a quest'ora mi prendeva per mano e cominciava a raccontarmi storie di combattimenti contro i tedeschi, gli ustascia e io stavo benissimo e pendevo dalle sue labbra. Parlava senza mai guardarmi negli occhi e le sue parole si gonfiavano di lacrime e tenerezza perché i suoi racconti avevano sempre quell'atmosfera di tenerezza dietro l'orrore, perché dietro una morte, dietro lo scoppio di una bomba c'erano il sorriso di un contadino, di un compagno che gli parlava della fidanzata a casa o di quel tal giocatore che aveva visto giocare all'Arena di Milano. Adesso che mi sto avvicinando ai quarant'anni vorrei potergli parlare e camminare con lui. Ne sento un disperato bisogno. Vorrei che ci fosse anche mia nonna, lei che subì parecchi soprusi dai soldati tedeschi e dagli assassini della Muti che stazionavano nella zona del legnanese, lei che guardava sempre le telenovelas su Rete4 ma che appena comparve Silvio sulla scena politica disse con in bocca una di quelle lunghissime sigarette che fumava sempre: "Gli italiani lo voteranno per trent'anni". Avrei tanto voluto vederla quando nell'ottobre del '45 riconobbe uno della Muti che l'aveva passata liscia e corse per strada per andare a picchiarlo e lo picchiò di santa ragione come mi raccontò più volte suo fratello. Quel ragazzino suo coetaneo l'aveva importunata più volte quando andava all'ospedale a trovare il mio bisnonno malato di tisi. Le infilava la canna del fucile sotto la gonna, le palpava il seno in cerca di armi o sale, zucchero ma soprattutto perchè voleva toccarla, farle del male, violentarla. Ho pensato a cosa avrebbe detto mia nonna leggendo dei festeggiamenti del compleanno di Hitler nella zona del varesino, a pochi chilometri da dove è nata. Anche nella sua famiglia ci furono dei militi della Repubblica di Salò, un suo cugino fu arrestato e portato a Como. Storie che s'intrecciano, di altri tempi ormai lontani e seppelliti nei cimiteri. C'è una foto in particolare che mi commuove fra quelle che mio nonno portò a casa dal conflitto ed è quella che ritrae lui e un suo amico a Roma, appena tornati dalla Jugoslavia sorridenti e pieni di entusiasmo. Quel sorriso posso dire di non averlo quasi mai visto sulla faccia di mio nonno e in quel sorriso c'è il coronamento di un sogno e tutta la sua allegria e quel fascino che gli avevano permesso di conquistare mia nonna prima della guerra e mia madre nel 1968. Bastarono pochi anni per riempirlo di delusione. Auspicava un cambiamento che non ci fu e quel dolore se lo portò sempre dentro, fino alla tomba. E quanto mi manca entrare e vederlo seduto al tavolo che legge il giornale e il posacenere colmo di sigarette e mia nonna ai fornelli che prepara qualcosa di buono e lui che alza gli occhi e mi dice "Cos'hai combinato? Vieni qua che ne parliamo..."

2 commenti:

  1. puoi scriverne un romanzo?!?!??!

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    1. Non credo che lo farò Fabio, almeno nei prossimi tempi. Se fosse stato in vita mio nonno forse un libro con lui ma adesso non me la sento e onestamente, forse, non è nemmeno nelle mie intenzioni.

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