mercoledì 3 aprile 2013

"Crescendo" by Novanta



"Crescendo" è un disco di Novanta, progetto di Manfredi Lamartina e lo potete ascoltare e scaricare qui: http://novanta.bandcamp.com/releases 

Ve lo consiglio veramente. 

E per motivi che non so nemmeno tanto spiegarvi la musica di Novanta va a nozze con un brano tratto da "L'estasi dell'influenza" di Jonathan Lethem intitolato "Su una fotografia di mio padre". Il motivo è profondissimo, sta in un passaggio preciso di questo disco. Non preoccupatevi, è il mio cervello che è fatto in questo modo.

"L'immagine fluttua. L'ha scattata qualcuno negli anni settanta, lo sfondo bianco non fornisce indizi. Mio padre ha avuto quel trench dai risvolti ampi per quindici o vent'anni, tipico figlio parsimonioso della Grande Depressione. (Probabilmente, a un certo punto, cercò di passarmelo). Il taglio della barba, quel pizzo integrale vagamente sbarazzino restringe un po' l'arco della datazione. Molto spesso, in seguito, non si sarebbe curato di radersi le guance per conservarne la forma. Collochiamola all'inizio degli anni settanta. Chissà come, è finita nella mia raccolta di addobbi cartacei, è stata portata al college e poi in California per un decennio. L'unica copia. Quando l'ho mostrata a mio padre, la settimana scorsa, lui non la vedeva da più di trent'anni. Non era sicuro di chi fosse il fotografo, ma ha ristretto il novero a tre nomi stranamente concatenati: Bobby Ramirez, Bob Brooks, Geoff Brooks. (Me li ricordo tutti e tre, adorabili balordi della compagnia di hippie dei miei genitori.) Alla fine ha optato per Geoff Brooks, perciò sarà a lui che la attribuirò. La foto non è mai stata incorniciata o inserita in un album; è sopravvissuta, spostata per tutto questo tempo da un cassetto a uno scatolone a un altro cassetto. Un residuo di scotch sull'angolo sinistro mi ricordo che a un certo punto l'ho tenuta attaccata a una scrivania, a Berkeley. In una famiglia che dopo la morte di mia madre si è sparpagliata con i suoi cimeli in angoli del pianeta lontanissimi e si riunisce ora in modo sporadico e fiacco, questa foto è sopravvissuta. Io, però, ci ho convissuto per trent'anni e, strano a dirsi, ho scrutato nei suoi occhi tanto ho guardato negli occhi vivi di mio padre. E ritrae Richard Lethem come lo sogno, il mio idolo. La sua gentilezza del Midwest, l'anima da osservatore delle praterie trasferitosi in città, con indosso il suo abito da beatnik, trasformatosi in pittore, poeta e attivista politico, uomo metropolitano. I miei genitori, quando li conobbi per la prima volta, erano, paradossalmente, i due adulti più entusiasmanti sulla scena, parte di un pantheon di artisti, attivisti e studenti che stavano svegli fino a tardi intorno al tavolo da pranzo e spesso, in seguito, adavano a buttarsi a letto nelle altre stanze della casa. I miei genitori erano sia i due a cui avevo più direttamente accesso sia i più interessanti da conoscere, il perno della situazione. Non mi interessava l'infanzia, io volevo stare in compagnia di questa gente. La fotografia mostra mio padre mentre incrocia lo sguardo di un membro della sua gang, ed erano entrambi sicuramente su di giri, sapendo di essere la punta di diamante del mondo. Io volevo che lui mi guardasse così. E spesso lo faceva." (pp. 311-312)

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