venerdì 22 marzo 2013

What We Talk About When We Talk About Anne Frank



Non so esattamente perché ma sono giorni che continuo a pensare alla raccolta di Englander a proposito di cui ho scritto qualche riga ieri. Sarà per l'arrivo della primavera che come ogni cambio di stagione mi procura una serie di scompensi emotivi e fisici che si sommano a quelli già esistenti o forse anche per l'arrivo della Pasqua o più semplicemente per la ridda di ricordi, pensieri, idee che grazie a questi racconti si sono insinuati sotto pelle depositandosi negli strati più reconditi della mia esistenza. Ne parlavo ieri a cena con la mia compagna e le dicevo che due racconti, "Camp Sundown" e "Frutta gratis per giovani vedove", sono le preghiere laiche che un giorno reciterò sulle tombe dei miei nonni e delle persone a me care e allora lei mi ha guardato e ha detto "Parlami di questi racconti" e allora ho parlato e sono scomparse le fatiche del lavoro, le tre ore di sonno a notte, i problemi che ogni alba mi regala.
E allora vorrei dire grazie a Nathan Englander per ciò che mi ha insegnato con le sue pagine e per avermi finalmente indicato la strada da percorrere con il nuovo libro. Era da anni che lo aspettavo.

"Fu quel giorno che anche Etgar Gezer diventò un filosofo. Non come il professor Tendler, che insegnava teorie all'università sulla montagna, ma come suo padre, pratico e concreto. Etgar non finì le superiori e non andò al college, e a parte i tre anni trascorsi nell'esercito passò la vita - felicemente - lavorando al chiosco di fruttivendolo nello shuk. Accatastava piramidi di frutta e rifletteva su interrogativi importanti con grande serietà. E quando trovava delle risposte, Etgar cercava di applicarle per migliorare, anche se in minima parte, la propria vita e quella degli altri. Quello stesso giorno Etgar decise che il professor Tendler era sì un assassino, ma anche un misken. Credeva di aver capito come e perché fosse arrivato a uccidere quella famiglia di contadini, e perché i soldati in uniforme - anche la sua stessa uniforme - non gli avessero suscitato alcuna pietà. Etgar capì anche che la storia di Tendler sarebbe potuta finire quella prima notte, nella camera dei suoi genitori, nel letto dei suoi genitori: una pistola con quattro proiettili nella mano di un suicida, il primo colpo mai sparata da Tendler diretto contro la sua stessa testa. Tuttavia, ogni venerdì, Etgar impacchettava la frutta e la verdura di Tendler. E nel sacchetto aggiungeva, quando li aveva, un ananas o qualche grosso mango grondante miele. Porgendoli a Tendler diceva:"Kach, professore. Tenga". E continuò a farlo anche dopo la morte di suo padre. (tratto dal racconto "Frutta gratis per giovani vedove", pp. 192-193)

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