venerdì 15 febbraio 2013

Appunti n° 1289

"E poi iniziò la primavera. Ghiaccioli come falli e via dicendo. Non c'era più neve sui marciapiedi, ma sull'erba, sotto gli alberi, ce n'era ancora: sporca, mocciosa. Guardarla era imbarazzante come guardare i capi del Reich impiccati a Norimberga. Sulla Fontanka galleggiavano gli ultimi blocchi di ghiaccio con l'immondizia incastrata dentro. Su alcuni saltellavano corvi sfacciati. Bambini con gli zainetti sulle spalle minute stavano appoggiati a delle grate di ghisa e scommettevano su quale blocco di ghiaccio sarebbe arrivato per primo al ponte." ("Boys don't cry", Ilja Stogoff)

Due dischi che potete scaricare gratuitamente o anche no. "Distal" dei Crash of Rhinos è una bomba che colpisce al cuore:







E poi un lunghissimo estratto dal libro di Piero Sansonetti che quando l'ho letto mi ha fatto capire perchè una persona mi aveva chiesto di leggerlo e poi di farle sapere cosa ne pensavo. Praticamente questo estratto è uno degli argomenti attorno a cui discute da tantissimo tempo la mia famiglia allargata ma anche alcune persone della cooperativa dove lavoravo. Votanti e non votanti come il sottoscritto che viene interpellato su questi argomenti anche se sono sempre stato lontano anni luce dalla sinistra parlamentare. Eccovelo qua sotto, è lungo, saltatelo pure se vi annoia o se vi irrita l'autore. Lo so che di questi tempi tirare fuori questi argomenti è un po' controcorrente però da queste parti siamo abituati così:

"Ma cos'è in termini politici, il giustizialismo? E' un luogo. Non è un'idea e neppure l'espressione di una rivolta, di una pulsione morale, di una visione della politica e dell'etica: è un luogo politico. Ed è esattamente il luogo dove si incontrano lo stalinismo, il liberalismo, l'azionismo, il dipietrismo e un certo fondamentalismo cattolico. E' evidente che si tratta di correnti politiche che non possono convergere nella condivisione di un progetto politico. Perché sul piano politico, delle scelte economiche e sociali, sono troppo distanti. Sono addirittura in contrasto aperto. Però riescono, a un certo momento della vicenda politica italiana, a piegare a proprio favore la caduta delle ideologie. Non usano questa caduta come spinta per cercare nuove idee, nuovi equilibri, nuove elaborazioni politiche. Ma per costruire una "libera" strategia delle alleanze. Libera da idee e da condizionamenti politici. E per fare questo devono cercare un luogo neutro, asettico, che garantisca tutti. Questo luogo è il giustizialismo. Che si nutre non solo di antiberlusconismo, ma anche della difficoltà, da parte del nuovo ceto politico - postdemocristiano, postsocialista e postcomunista - di costruire idee politiche e progetti di riforma. Nessuno è in grado di produrre un riformismo diverso da quello suggerito dal potere economico, e allora tutti si rifugiano in un riformismo morale che garantisce il massimo antagonismo (al ceto politico al potere) e il minimo antagonismo (alla politica e alle scelte del potere). Naturalmente il riformismo morale, per vivere come ideologia nuova, come collante per nuove alleanze e come aggregato antiberlusconiano ha bisogno di nutrirsi e arricchirsi sempre di più. Nel senso che non può essere sufficiente l'appoggio ai giudici di Mani Pulite. Occorre allargare il campo della polemica politica. E così la Legge e poi il Legalitarismo - che sono sempre stati concetti e bandiere della destra - diventano la bussola del nuovo riformismo morale. E poi pian piano l'ordine, l'ordine morale, l'ordine sessuale, l'ordine e l'irrepresensibilità personale, il rifiuto di qualunque pulsione all'anarchia, o alla sregolatezza, o alla ribalderia e soprattutto agli eccessi di libertà. Diciamo pure che in questa nuova miscela giustizialista finiscono per prevalere sulle altre la cultura stalinista della sinistra e quella reazionaria di un certo cattolicesimo integralista. Eppure l'anima del movimento non è né comunista né cristiana: è assolutamente liberale. Ed è la reincarnazione della crisi secolare del liberalismo italiano, che - dall'inizio del Novecento - non ha mai trovato una sua collocazione forte, coerente, di massa. 

Nel 2009, in pieno caso Noemi, "la Repubblica" si presenta ai suoi lettori con un editoriale in prima pagina che inizia con questa frase: "Il premier deve venire nell'aula del Parlamento a rispondere della sua disordinata condotta sessuale". Si è compiuta la metamorfosi, e il giustizialismo, che era nato come esigenza di moralizzazione del ceto politico (lo abbiamo visto analizzando alcuni atteggiamenti giustizialisti del PCI negli anni Cinquanta e con la questione morale), si è trasformato in spirito bigotto, pretesco e apertamente reazionario. Se però lo dici, se lo scrivi, vieni bollato come amico di Berlusconi. La libertà del dibattito politico ormai è abrogata. Il partito giustizialista, in realtà, sta compiendo un'operazione molto strumentale. Diciamo che è un'operazione molto simile a quella del 1992: se non si riesce a battere l'avversario alle urne lo si batte coi giudici. Nel '92, subito dopo la sconfitta elettorale, partì Tangentopoli: stavolta, subito dopo la sconfitta elettorale, pesantissima, della primavera 2008, si punta sulla scandalo sessuale: scoppia il caso Noemi, poi il caso D'Addario e poi tutti gli altri; e la moglie di Berlusconi, che per avere un buon divorzio (chiede quattro milioni di euro al mese) ha lanciato la campagna contro la perversione sessuale del marito, diventa il punto di riferimento dell'opposizione. Il partito giustizialista decide di usare questi scandali perché non dispone di altre armi. Lo fa evidentemente in modo assasi cinico (e lo si vede ogni volta che la scena si rovescia, e cioè quando è la destra che inventa scandali sessuali contro la sinistra, per esempio col caso Boffo e poi col caso Marrazzo, e allora la sinistra, per qualche settimana, si scaglia contro la macchina del fango e chiede riservatezza e libertà). Ma anche le campagne strumentali finiscono, alla lunga, per incidere sui modi di pensare di chi le conduce, di chi le asseconda e di chi le riceve. E così un certo bigottismo, la repulsione per ogni forma di libertinismo, il rifiuto dei piaceri e dei diritti della lussuria, che una volta erano tutti valori propri della destra cattolica tradizionalista, si espandono fino a pervadere nel profondo il popolo giustizialista che - di fatto - ha finito quasi per coincidere con il popolo della sinistra. In due parole: avviene una trasformazione genetica, una vera e propria mostruosità.

La conseguenza non è solo un brusco cambiamento dei costumi e uno spostamento delle lancette della Storia. Viene dimenticata la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta, è cancellato ogni spirito libertario degli anni Settanta. Ma si va oltre: si passa dalla simpatia per il sovversivismo (praticato da un pezzetto della sinistra, da un altro tollerato) a una vera e propria simpatia per lo Stato forte e - alla fine - autoritario. La scivolta verso lo stato autoritario e "occhiuto" non avviene però semplicemente sulla base di una svolta ideologica, ma di una concreta alleanza politica. La nuova sinistra giustizialista per esistere ed esprimere potere ha bisogno del sostegno della magistratura, o più precisamente dei suoi settori più fondamentalisti e intransigenti. Si tratta di replicare e consolidare quella alleanza della quale abbiamo parlato in precedenza e che scattò a metà degli anni Settanta tra Pci e giudici ai tempi della lotta alle Br e poi delle leggi speciali. L'alleanza con i settori più accaniti della magistratura porta necessariamente verso la scelta dello stato autoritario. E così si spiegano da una parte i sindaci sceriffi (che danno la caccia ai mendicanti e ai lavavetri, e alcuni sono del Pd) dall'altra l'amore per le intercettazioni telefoniche e per gli altri strumenti di controllo della magistratura. Qualcuno a sinistra si oppone a questa deriva? Pochissimi." (pp. 201 - 205, "La sinistra è di destra", Piero Sansonetti)

3 commenti:

  1. ma veramente stai leggendo Sansonetti??!?? Hai tempo libero!!??? E' una lunga storia ma avendolo in Calabria come direttore di un quotidiano locale purtroppo ne so qualcosa.

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    1. Eh sì, l'ho letto tutto. se prometto una cosa la faccio e alla fine ho rispettato la promessa. Ho promesso anche di scriverne....ecco lì...Personaggio controverso, molto.

      Però questo passaggio restituisce tutta una serie di discussioni che hanno girato sempre in famiglia...per esempio mia nonna quando vedeva Di Pietro in tv diceva "l'è un fascista!" già nel 1992.

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    2. Però puntualizzo una cosa, pur vedendolo dalla Venier, eccetera, eccetera, più altre cose che ho sentito in passato, io leggo ogni cosa.

      Anche perché uno dei miei scrittori preferiti ha scritto libelli antisemiti, altri erano noti fascisti ma li leggo e me li tengo stretti al cuore. Credo che le vite/idee di questi uomini siano potenzialmente più respingenti di tutto quello che può dire Sansonetti.

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