sabato 5 gennaio 2013

Fuga e primavera

Domani arrivano i Magi e la Befana e quando ero piccolo la mia nonna materna, che abitava con noi (io ho dormito fino alla fine delle elementari, quando lei morì, in camera coi miei genitori perché casa mia non è molto grande), si faceva prendere dalla tristezza perché il giorno dopo, sempre che la Befana non cadesse di venerdì, si tornava all'asilo, a scuola, al lavoro e lei rimaneva senza i suoi nipoti e con la casa vuota e allora per sconfiggere la tristezza il 6 di gennaio lei ci riempiva di dolci e regali anche se noi non festeggiavamo più di tanto e i dolci non mi piacciono ancora oggi. A quei tempi, e almeno fino a metà degli anni in collegio, io mi ammalavo il 23 dicembre e guarivo il 6 gennaio e mia sorella mi rammenta sempre che sembravo un fantasmino tutto pelle e ossa con poca forza e nessuna voglia di divertirmi. Non ricordo quasi nulla di quelle feste ma conservo l'immagine di me stesso in piedi su una sedia che dalla finestra guardo mia sorella che in cortile lancia palle di neve agli altri ragazzi dei palazzoni. Sul tavolo alle mie spalle una confezione trasparente che conteneva i boeri che ci portava il fratello di mia madre che commerciava in dolci e un centinaio di soldatini coi quali non smettevo mai di giocare. Al mio fianco c'è mia nonna che mi tiene forte per non farmi cadere e intanto mi accarezza i capelli cercando di non farmi toccare i vetri con le dita sporche di saliva. Se fosse qui le vorrei dire che ho dimenticato quasi tutto di quei primi anni '80 ma non i suoi racconti e la dignità del suo sguardo che è quello di una donna sopravvissuta alla miseria e agli orrori del XX secolo e non ha mai smesso di giocare alla schedina e tifare Milan. Di lei ricordo anche quando ripeteva a chi le diceva che era bello andare al lavatoio pubblico: "Bacerei chi ha inventato la lavatrice!"

"La città scomparirà coi suoi palazzi. Il denaro non potrà sfamare tutti. Bisogna andare via di qua, abbandonare la folla. Porta via l'essenziale, lascia ogni agio: Lei saprà mostrarti ciò che ti servirà. Bisogna andare via di qua, abbandonare la folla. Bisogna andare via di qua, lasciare la civiltà."


(per un giorno l'inverno è in ritirata, tiè bastardo)

7 commenti:

  1. Grande tua nonna . Io bacerei l inventore della lavastoviglie...

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    1. Ah ah ah ah! Mia madre non so cosa darebbe per averla ma mi sa che non l'avrà mai. Mia nonna era una grande davvero, modernissima anche se era nata nel 1902. Anche l'altra mia nonna era dela stessa pasta sempre con quelle lunghissime sigarette in bocca, e ti dico, avevano due caratteri così particolari e liberi che non potevano che litigare sempre e comunque pur rispettandosi e stimandosi reciprocamente.

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  2. Ci sono ricordi da conservare, da donare, da coltivare. Grazie.

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  3. Bello e tenero il tuo ricordo... grazie per averlo raccontato.

    Anch'io mi iscrivo alla lista dei baciatori degli inventori di lavatrice e lavastoviglie.

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    1. Ogni tanto mi va di farlo, non sempre, ma ogni tanto sì.

      La mia nonna materna aveva un debole anche per i pantaloni e le donne che ne sdogarono l'utilizzo.

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  4. E visto che si parla di ricordare, una canzone che mi è tornata in mente "I still remember" dei Bloc Party:

    http://www.youtube.com/watch?v=5R-9IgWD36A

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