giovedì 10 gennaio 2013

Argh

- Lavorare con gli orientali è qualcosa di intrigante e sorprendente. Forse mi trovo a mio agio con loro, pur non avendo molto a che spartire, in ragione della mancanza in loro di riferimenti al cristianesimo e anche di un certo moralismo tipico delle nostre zone. 

- Fra una pausa e l'altra ho avuto modo di vedere il film di Giuseppe Tornatore e mi pento di averlo fatto. Non nutro una grande stima per questo regista, il film che vinse l'Oscar non mi dice nulla (non mi dicono nulla nemmeno quelli degli altri due premiati, Salvatores e Benigni) e confesso di non avere un grande rapporto col cinema nostrano e negli ultimi tempi le uniche pellicole italiane che mi sono rimaste dentro sono "L'estate di Giacomo" di Alessandro Comodin  e i film di Michelangelo Frammartino. Concordo col giudizio e il relativo 4,5 che gli appioppa Luca Pacilio su gli Spietati e non so nemmeno perché non me sono andato a metà. Non è finita qui. La sera prima avevo letto sul Mucchio un articolo di Claudia Durastani intitolato "Teenage wasteland" e dedicato ai film di John Hughes e a quelli dei suoi eredi. Chi è John Hughes? Dai su...chi ha più di trent'anni conoscerà sicuramente film come "Sixteen Candles - Un compleanno da ricordare", "Breakfast Club" e "Bella in rosa". Film considerati, a torto, delle stronzatine, delle commediole per teenager, delle americanate del cazzo responsabili dell'imbarbarimento delle giovani generazioni (mio padre odia questi film, mia madre invece li adora). Io quei film li conosco abbastanza bene anche perchè mia sorella li adora e li guardava e straguardava e ancora adesso che è diventata un'archeologa che gira per il mondo non smette mai di rivederli. Ecco, quando sono uscito dalla proiezione del film di Tornatore ho pensato subito che il regista italiano, troppo interessato a vestire la comodissima uniforme del regista da film d'autore, finisce per dimenticarsi ogni volta di girare un film, mentre John Hughes, con meno pretese (forse), ha realizzato pellicole fragili e adolescenziali (davvero?) ma capaci di rimanere nel tempo, di entrare nell'immaginario, dettare tempi, direzioni, ritmi, di descrivere un'epoca e di parlare ai cuori di persone come mia sorella, una studentessa del liceo classico chiusa pomeriggio e sera in camera (nostra ma sua) a studiare e ad ammirare i poster appesi alle pareti, o a uno come me, timido e solitario, alla disperata ricerca di qualcosa che mi facesse sentire meno triste e solo. Ecco, al di là dei giudizi che si possono esprimere sui film di Hughes, i suoi sono film, quelli di Tornatore no. 



Crystal Castles ''PLAGUE''



Il trailer è qui e non fate come me che ho versato un po' di lacrime.

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