giovedì 30 agosto 2012

"Dieci" di Andrej Longo (Adelphi Edizioni)


Potete leggere qui la recensione di "Dieci" di Andrej Longo (Adelphi Edizioni), un libro uscito qualche anno fa ma che mi è sempre piaciuto e che era giusto che prima o poi recensissi.

Segnalo anche altre cose:





Potete ascoltare il nuovo disco di Gabriel Sternberg qui: http://www.rockit.it/gabrielsternberg/album/phantomschmerz/19978  e sul mio vecchio blog avevo scritto qualche riga sul suo primo album, "Endless Night", che uscì per Canebagnato Records nel 2007.  Proprio sul suo sito ho ritrovato quelle parole:

"Album dedicato a quei momenti in cui il mondo intorno si confonde, pian piano scompare e quello che rimane, i dettagli, si fa chiaro, a volte doloroso a volte necessario”, così recita la presentazione di Endless Night, l’album di Gabriel Sternberg, giovane cantautore italo-tedesco di stanza a Milano, edito dalla Canebagnato Records, in una confezione cartonata dalla linee e paesaggi adombrati di bianco e nero (a cura di Caterina Pinto) che personalmente mi ha riportato, (con immenso dolore) all’universo disegnato da Craig Thompson, in quel capolavoro dei sentimenti che è Blankets. Ascoltare questo album fa male. Tanto male. Nei primi giorni da che mi era stato spedito ero stato capace solo di ascoltare una canzone alla volta, Marzena, così scarna, l’oscurità malinconica dei cuori di Nick Drake-Elliott Smith rappresa in quella chitarra, in quel sussurro, in quelle pause dove ci può stare tutta quanta la tua vita…e sono stato costretto a fermarmi, a prendere fiato per poi ricominciare infilandomi nelle aperture di willow tree, dove Gabriel Sternberg, supportato da Christian Alati, finge di cambiare umore senza mai farlo in verità, perché quelle frasi finali…“although i am all alone // you’re standing here, by my side”...mi restituiscono al dubbio che nulla nella mia vita sia cambiato…che nulla di quanto io stia vivendo sia davvero reale…e così il disco l’ho richiuso senza azzardarmi per qualche giorno a riascoltarlo…perché tutte le canzoni mi sembravano così simili una all’altra nell’umore…come se Gabriel volesse cantare una sola canzone lunga un album e poi…ecco…in pieno maggio ritorna l’autunno…carico di vento forte e pioggia gelida e l’album mi ha attirato a sé…come una donna irraggiungibile…la tristezza da città deserta di soon… sotto un cielo limpidissimo nella sua desolazione che sembra trovare un tiepido chiarore nelle vaghe reminiscenze alla Kings of Convenience… fino ad arrivare alla coppia di canzoni che più mi hanno scosso l’animo…la strumentale silent day col pianoforte accompagnato dal sommesso brusio di voce lontana…come un funerale che scorre lungo le vie di un paese dalle finestre sbarrate…e la successiva with you dal ritmo avvolgente di un ballo ipnotico..ad occhi chiusi…le dita che si sfiorano e si allontanano “still I won’t forget single day…// with you//…..come in una delle prime canzoni di Maximilian Hecker… la ninna nanna sussurrata sul dorso di un letto o sul manto di un bosco autunnale di Close to me fino a concludersi con la traccia che da il titolo al disco: endless night, nella semplicità di voce e chitarra…“in your arms i’m sleeping…the deepest dream”… ed è proprio in queste ultime parole che non lasciano tregua al cuor, che viene custodito il piccolo gioiello che è questo disco."

martedì 28 agosto 2012

Visioni per...

Film che ho visto o rivisto o scoperto e amato:







Qualche stronzetto provocatore mi ha chiesto oggi chi mi sta più simpatico o a chi mi sento più vicino fra i personaggi che ieri erano presenti nella trasmissione di Mentana e dei quali oggi qualche sito ha riproposto alcune liti: erano presenti Boccia, Travaglio, Macaluso, Di Pietro e Ferrara. La risposta è stata: "Mi sento distante milioni di anni luce da tutti loro". Non soddisfatto il provocatore ha proseguito chiedendomi "Ma con la pistola alla tempia chi sceglieresti?" "Nessuno" "Dai su, stiamo giocando" "Va bene, giochiamo ma sono sicuro che tu ti arrabbierai per la mia risposta..." "Spara" "Sceglierei Giuliano Ferrara". La mia risposta è stata questa. Se costretto, l'unico fra questi col quale  andrei a mangiare una pizza sarebbe proprio Ferrara. 

lunedì 27 agosto 2012

Le autostrade

Detesto le autostrade ma sono straordinariamente utili per digerire la consueta schifezza emanata dalle riunioni familiari, mie o a me collegate. Ne basta una all'anno di riunione per togliermi la pazienza e riempirmi lo stomaco di rabbia per giorni e giorni. Negli anni mi sono esercitato a mantenere la calma, a non rispondere, a scomparire totalmente dai discorsi e dall'interesse collettivo, ripiegando nell'alcool e nei minimi movimenti facciali che rendono il mio volto simile a uno di quelli devastati dal botulino. Un tempo lo facevo, un tempo litigavo, un tempo raccontavo di me, un tempo chiedevo e rispondevo, ora non più, non c'è nulla che mi interessi in queste riunioni. Non mi interessa interagire, preferisco rimanere al mio posto e scaduto il tempo alzarmi e andarmene, pur sapendo che questa assenza di interazione è comunque una forma di comunicazione. Non c'è affetto. Non c'è nulla in comune. Non c'è malinconia. Non c'è gioia di rivedere persone lontane. Queste ore/giorni sono peggio di una tortura. I legami di sangue sono qualcosa che lascio ad altri. Io ne farei volentieri a meno.












(non c'è niente in questo momento che mi faccia stare bene, la Cosa mangia, divora e non lascia scampo)

venerdì 24 agosto 2012

Sette Tour

Ricordo quando Armstrong vinse nel 1993 i Campionati del Mondo a Oslo. Avevo 14 anni e quel giorno sognavo la tripletta di Gianni Bugno ma complice la pioggia (e non solo andò in tutt'altra maniera). Non ho mai provato una particolare simpatia per il texano o almeno smisi di provarla (è vero, mi emozionai quando dedicò la vittoria a Casartelli che abitava a un tiro di schioppo a casa mia) quando cominciò a vincere un Tour dietro l'altro, presentandosi come un marziano con moltissime ombre. Per chi come me ama il ciclismo la notizia della sua radiazione arriverà come una sorta di conferma che era nell'aria da anni. Certo, la vicenda è oscura e non così semplice come appare (vi consiglio di leggere questo bello e esaustivo articolo di Eugenio Capodacqua per capire e conoscere alcuni episodi: http://www.repubblica.it/sport/ciclismo/2012/08/24/news/armstrong-41399259/ ), coinvolge l'intero movimento ciclistico internazionale (...il denaro...) e se fosse gestito nella maniera migliore potrebbe portare qualche beneficio a questo sport così malandato e io proporrei una non assegnazione di quei 7 Tour come possibile (e probabilmente) inutile monito. Ci sono però due elementi che mi fanno stare male: 1) il comportamento di molti tifosi che giustificano tutto, che non hanno ancora capito o non voglio capire come il doping sia una vera e propria piaga e basta pensare a come ancora oggi è impossibile discutere dei risultati ottenuti anche da Pantani. Che vedono complotti ovunque. E' vero, in questi anni ci sono molte cose che non tornano ma tutto è figlio di quella logica dello spettacolo che prende molti appassionati di sport. Recentemente parlavo con alcuni amatori e tifosi di ciclismo dell'ultimo Giro d'Italia e mi dicevano "Che noia!", "Non c'è più nessuno che scatta in salita come Pantani", eccetera, eccetera e allora scuoti la testa perchè non hanno capito proprio nulla; 2) la questione tumore-Armstrong. Ecco. Ho vissuto da vicino il dramma di una persona malata di tumore che aveva preso Armstrong come esempio per continuare a combattere, tifava per lui, era il suo idolo, "Se ce l'ha fatta lui, ce la posso fare anche io". Lo vedeva come un uomo che sconfitto il male torna più forte di prima, che fa sognare e i suoi occhi si illuminavano quando Armstrong vinceva sulle strade di Francia. Quell'uomo è morto con il suo libro sul comodino, i miracoli non esistono, esiste ciò che non sappiamo spiegarci. Io ci penso e non voglio assolutamente condannare nessuno o semplificare o parlare di grande imbroglio o che non bisogna avere eroi, santi, di cose come colpa e vergogna, è solo che ci sto pensando da tutto il giorno a queste cose, tutto qua e mi sto chiedendo come avranno reagito tutti quei malati che vedevano in Armstrong l'esempio vivente della possibilità di un riscatto, piccolo, temporaneo, ma comunque la vita. Lo difenderanno, non ci crederanno, ne usciranno delusi, staranno piangendo, non lo so, però ecco boh, non vorrei minimamente essere uno di loro in questo momento.

(Inutile dire che il trattamento riservato al calcio è come sempre una carezza rispetto a quanto accade negli altri sport)

(Se vi va leggetevi anche questo articolo: http://capodacqua.blogautore.repubblica.it/2012/06/18/armstrong-doping-story/?ref=HREC1-1)


All in White è dedicata a una di queste persone che sta lottando da anni contro il cancro che arriva, attacca e poi scappa in ritirata e il nuovo album dei The Vaccines le darà sicuramente una mano.  

giovedì 23 agosto 2012

Fumetti, città, architettura e Cristina Portolano

Stamattina ho letto una bella intervista a Cristina Portolano che potete leggere qui. Si parla di fumetti, mare, abusivismo edilizio e molto altro. 

Se vi interessa sapere qualcosa di più su Cristina Portolano potete andare sul suo blog: http://recidif.blogspot.ch/ e se poi ci trovate qualcosa di vostro gusto potete contattarla, cercarla in rete, leggerla, perchè siete certamente più spigliati di me in queste cose. Ah dimenticavo, mangiatevi anche un bel gelato che non guasta mai.

E se andate qui http://thepolardream.bandcamp.com/album/forest-tales-cuentos-del-bosque potete ascoltare e scaricare gratuitamente un ep:

mercoledì 22 agosto 2012

Infanzia - Sergio Toppi

Ieri è morto il fumettista Sergio Toppi. Non dimenticherò mai le sue tavole/avventure che mi hanno fatto sognare e vivere avventure incredibili e mi dispiace tantissimo di avere perso molte sue opere in un allagamento sotterraneo.


A latere, lo so che non c'entra nulla con Toppi, ma qualcuno si ricorda di Larry Yuma, creato da Carlo Boscarato e Claudio Nizzi di cui si potevano leggere le storie su Il Giornalino? Da piccolo Larry era in assoluto uno dei miei eroi.

(Uno si sveglia la mattina e legge che il presidente degli Usa e lo sfidante repubblicano parlano di Dio e Gesù come stelle polari del loro programma. Non è certo una novità e si aggiunga la giusta dose d'ipocrisia che non guasta mai ma il problema non sono l'ipocrisia o l'opportunismo politico per accaparrarsi voti, il problema è avere l'idiozia di dire che sono Dio, Gesù e compagnia bella ad ispirarti il programma. Tutto il resto passa davvero in secondo piano. Preferisco non dire nulla sulla religione mormone perchè non merita nessun commento, se non che questa religione ha i contoni di una storiella che sembra creata dalla penna di un discreto romanziere fantasy. Come siamo messi male...aiuto!)


lunedì 20 agosto 2012

Thomas Paine - Sera Cahoone "Baker Lake" - Christopher Hitchens

Ieri pomeriggio io e la mia compagna eravamo al lago (forse l'ultima volta che ci andremo quest'anno) e dopo aver fatto il secondo bagno stavamo discutendo di "Dio non è grande - Come la religione avvelena ogni cosa" di Christopher Hitchens  che tutti e due abbiamo letto più volte e di cui lei ne stava rileggendo alcune parti. Il tempo di una birra e si avvicina a noi una coppia di ragazze vestite in maniera identica: camicia azzura a metà maniche, gonna grigia sotto il ginocchio e un paio di sandali. La ragazza con gli occhiali indica il libro di Hitchens e comincia a parlare con l'amica in un inglese incomprensibile per noi. L'amica si volta, sorride, poi si avvicinano all'acqua, distante un paio di metri, si bagnano i piedi e si allontanano senza più voltarsi. Noi due restiamo zitti in attesa. Dieci minuti dopo tornano di nuovo, questa volta in costume, una in grigio e l'altra in azzurro, chiedendoci se possono lasciare lo zaino vicino a noi. Noi diciamo "Ok" e loro si tuffano in acqua rimanendoci per una ventina di minuti. Una volta uscite ed essersi asciugate la ragazza senza occhiali e identica a Debra Winger estrae un libro dalla borsa e ce lo mostra accompagnando il gesto con un "Innncredddibbbille". Mostratoci il libro si presentano, ci dicono che vengono dal Canada e che purtroppo sono di fretta perchè hanno un pullman che le aspetta. Ci salutiamo sorridenti e felici dopo esserci scambiati i rispettivi indirizzi. Il libro che teneva nello zaino era "Thomas Paine's “Rights of Man”: A Biography" di Hitchens. Tornati soli e circondati da cigni e bambini stranamenti silenziosi la mia ragazza mi ha detto guardandomi "Eh, no, adesso non dirmi che hai pensato la stessa cosa che ho pensato io!".

Sera Cahoone - Baker Lake

E quando uno legge notizie come questa cosa deve pensare?

venerdì 17 agosto 2012

Blessed Arms That Hold You Tight, Freezing Cold and Alone

- Torni nel tuo paese per qualche ora e vorresti non averlo mai fatto. I ricordi devono rimanere ricordi e non c'è più bisogno di tornare per non dimenticare.




- E ieri ascoltavo chiacchiere appoggiato a un muro e ho pensato che qualcosa di simile l'avevo già sentito o letto altrove e poi tornato a casa mi è tornato in mente ed è questo:

"Parlavano, evidentemente, della Lotteria. Winston, come fu andato avanti d'una trentina di passi, diede una guardata indietro. Stavano ancora litigando, con certe facce accese e appassionate. La Lotteria, con i suoi vistosi premi settimentali, era l'unico avvenimento pubblico a cui i prolet s'interessassero. Era più che probabile che la Lotteria fosse la ragione principale, se non la sola, per cui milioni di prolet avevano ancora un qualche attaccamento alla vita. Era la loro maggiore fonte di piacere, il loro margine di follia, teneva il luogo di stupefacente, di stimolante intellettuale. Quando si trattava della Lottera, anche la gente che sapeva appena leggere e scrivere diventava capace dei calcoli più difficili e di soprendenti sforzi di memoria. C'era tutta una categoria di persone che si guadagnava da vivere soltanto con la vendita dei più complicati sistemi di vincita, di pronostici e portafortuna. Winston non aveva le mani in pasta, per quel che riguardava la Lotteria, che era affare del Ministero dell'Abbondanza, ma sapeva comunque (come tutti sapevano, nel Partito) che i premi erano in gran parte del tutto immaginari. Solo piccole somme venivano effettivamente pagate, ma i vincitori dei premi maggiori (che erano, sulla carta, addirittura favolosi) erano semplicemente persone inventate, che non esistevano affatto. Dal momento che non era possibile alcuna effettiva comunicazione tra un luogo e l'altro dell'Oceania, questo trucco era di facilissima attuazione." (George Orwell, 1984)

mercoledì 15 agosto 2012

San Rocco

Quando arriva Ferragosto, che non festeggio in nessun modo, io penso al giorno successivo, al 16 agosto, festa di San Rocco,  festa della frazione del paese da cui vengo e a cui sono legati tantissimi ricordi, primi fra tutti quelli che girano intorno alla mia nonna materna. Quando non eravamo a casa perchè in vacanza lei si vestiva bene ed era tutta su di giri perchè quella era la sua festa molto più che Natale. Se è nelle mie possibilità cerco sempre di farci un giro anche se non rimane nulla della "mia" festa d'infanzia, se non la messa  e la processione e il bacio della reliquia (che io osservo sempre da lontano oppure arrivo dopo), anche se il palo della cuccagna è sparito, anche se sono scomparse (per controlli/permessi) la cassoela e la trippa cucinate dalle donne del rione e organizzano un pranzo in quell'orribile luogo che è il nuovo oratorio, anche se è sparita la "pesca" dove vincevi sempre delle stupidaggini, anche se non mi rimane nessuno del mio paese da salutare, anche se gran parte degli anziani che conoscevo sono morti, anche se tutti gli antichi edifici della frazione sono stati abbattuti per far spazio ad un'anonima piazza  perennemente vuota. Il 16 agosto è uno degli ultimi giorni che mi permette di restare in contatto con la mia famiglia e mi spinge a pensare alla mia nonna materna e al mio adorato zio. Penserò a loro e a come tutte le volte che vedo passare una processione con la statua di qualche santo o madonna mi viene voglia di fare il solletico o un dispetto alle persone che la portano sulle spalle perchè quando eravamo piccoli del santo non ce ne fregava nulla e andavamo alla festa solo per far baldoria, augurarci che qualcuno cadesse dal palo della cuccagna, rubare qualcosina dalle bancarelle e veder cadere la statua di San Rocco...e se ci penso non posso trattenere le risate...e anche qualche lacrima...





E visto che nei commenti e non solo si parla di feste lascio il link di una superfesta di un film grandioso come "I cancelli del cielo" di Michael Cimino di cui mi hanno detto che quest'anno verrà presentata a Venezia una copia restaurata...che film accidenti...potete vedere la scena del ballo qui sotto:

http://www.youtube.com/watch?v=Mo93vvXPM8s

lunedì 13 agosto 2012

Primavera, estate e Liverpool

L'estate è la mia stagione preferita, soprattutto quella torrida, dai 28 gradi in su, ma provate a immaginare cosa può accadere quando in piena estate arriva anche Primavera:


E prossimamente recensirò questo libro (Liverpool ha un legame con questo libro, anche se ci sono stato tantissimi ma tantissimi anni fa):



domenica 12 agosto 2012

Domeniche cupe

Il cielo cupo di questa domenica è davvero sconsolante ma ideale per continuare a seguire questa serie:


La conoscete? Se sì, cosa ne pensate? (Io ho visto prima e seconda serie al completo, con pochissime pause fra un episodio e l'altro)

Intanto in questi giorni ho riletto "Gordon Pym" di Edgar Allan Poe che mi ha poi spinto a sfogliare tutto il suo Meridiano acquistato dalla mia compagna. Beh, a lettura finita sono andato a cercare alcuni dei luoghi citati in Gordon Pym e diciamo che a Tristan da Cunha mi ci trasferirei volentieri. Tristan da Cunha è questa sotto:



Ma anche le Isole Kerguelen non scherzano:


Intanto una lunghissima camminata nei boschi accompagnata da una frase di Ernst Junger "Il passaggio al bosco è un atto di libertà nella catastrofe"

giovedì 9 agosto 2012

Primal

- Qui potete leggere la recensione del romanzo di Giovanni Di Giamberardino "La marcatura della regina" (Edizioni Socrates).

- Leggendo l'articolo di Tiziana Lo Porto: The Best of James Franco ho trovato questo passaggio "How Soon Is Now? Ultima canzone, ultima poesia. Infine. Sulla canzone c’è da dire che Chuck Palahniuk ha scritto il suo Rant ascoltandola in loop. Ascoltando solo quella. Per tutto il tempo in cui ha scritto il libro. Rant è lungo circa trecentocinquanta pagine. La canzone dura quattro minuti. Questo per dire: c’è chi è più ossessivo di qualcun altro. E non siamo sempre noi i peggiori. Dice la canzone: I go about things the wrong way. Dice James Franco: Now / I stand alone. Sì." e ho pensato che sono decisamente una persona ossessiva, che anche io ho delle singole canzoni da loop ma anche da album loop come "Just For A Day" degli Slowdive dove è contenuta Primal che è una canzone che mi distrugge sempre. Una volta mi è capitato di ascoltare questo disco dalle 7 di mattina alle 6 di sera, in macchina, senza mai toglierlo dalla radio. Potrei anche dire di aver visto "Sentieri Selvaggi" di John Ford più di cento volte e non scherzo (sono più di 8 i giorni della mia vita interamente dedicati a quel film). Per esempio io non oso immaginare quante volte mio padre abbia visto "Arrivederci ragazzi" di Louis Malle.

- Oggi mi va di scrivere "Lunga vita a Daniel Johnston!"


martedì 7 agosto 2012

"La nostra mente è una serie di loculi" (Fleur Jaeggy)


Adoro questa scrittrice, i suoi libri, i suoi occhi. Non rileggo spesso le sue opere perchè farlo significherebbe trovarci molti lati del mio carattere. Non riesco ancora a perdonarmi di non aver trovato anni fa il coraggio di alzarmi dalla sedia e stringerle la mano. Trascrivendo il passo che se vi va potete leggere sotto ho ripensato a quando, dopo la morte di mia nonna, trovammo in una scatola d'argento le lettere che mio padre e mio zio spedivano a casa dal collegio dove studiavano. Alla loro vista gli occhi di mio padre non si riempirono di lacrime ma di qualcosa più simile alla rabbia.

  "Ogni sera, la mia compagna di stanza e io ci trovavamo ai lavabi. Una volta fui cordiale con lei, le cadde il pettine, prontamente mi chinai a raccoglierlo. Si pettinava prima di andare a dormire, come se andasse a un ballo. E forse ci andava davvero durante il sonno. Mostrando le sue fossette a tutti. Un canino le sporgeva dalla gengiva. Aveva un vestito di taffetas rosa che badava a non sgualcire. Qualche volta ero talmente convinta che andasse a un ballo che vedevo il vestito rosa appoggiato sulla sedia, ai piedi del letto, dove aveva piegato il suo mucchietto di biancheria. Solo in casi eccezionali poteva esserci un'ispezione nelle stanze. L'ispezione era al mattino, si aprivano tutti gli armadi: i nostri mucchietti di biancheria e pullover piegati dovevano avere l'aspetto di una muraglia. Come gli orientali, dovevamo conoscere l'arte di piegare la nostra roba. Qualche tempo fa sono stata a vedere una compagnia di teatro No. Finito lo spettacolo, mi trovavo dietro le quinte a salutare l'attore. Stava facendo la sua valigia, o meglio il suo fagotto. Piegava le sue vesti esattamente come facevamo noi negli armadi. Con lo stesso rigore e una sorta di sottomissione alle stoffe. Se avessi accettato di proteggere la ragazzina che mi aveva scritto il biglietto lasciandolo nella mia casella, l'ordine l'avrebbe fatto lei. Avrebbe considerato un onore piegare i miei pullover. Eravamo feticiste.
  Se avessi regalato un fiore a Marion, così si chiamava la piccola, l'avrebbe fatto seccare in un libro, doveva durate in eterno. Capita a tutti di comprare un vecchio libro e trovarci petali che, appena li tocchiamo, si sfaldano in polvere. Petali malati. Fiori da fossa. Il suo amore per me si disseccò, all'istante, non lasciò neppure un po' di polvere, non mi salutava più. Stracciai subito il biglietto affettuoso di Marion, come stracciavo subito le lettere, rare, di mia madre, o padre. La mia compagna di stanza teneva tutto in una scatola intarsiata di legno tedesco.
  Rileggeva le lettere, sdraiata sul letto, indolente. Dalla scatola emanavano gli aromi tedeschi, che non dovevano essere tenui, tanto lei ne aspirava l'essenza. C'era anche una serratura dorata, una minuscola chiave. Apriva quell'orrenda cosa con le sue mani votiva, la tedesca.
  Quanto a me, ricevevo poche lettere. Venivano distribuite a tavola. Non era gradevole avere poca posta. Così cominciai a scrivere a mio padre, lettere insulse, dove non dicevo nulla. Speravo che stesse bene, come io stavo bene. Mi rispondeva subito mettendo sulla busta dei francobolli della Pro Juventute. Mi chiedeva come mai gli scrivevo tanto. Le sue lettere e le miei erano brevi. Ogni mese trovavano una banconota, l'argent de poche. Gli scrivevo perché sapevo che era l'unica persona che faceva quello che volevo, anche se la mia vita doveva sottostare alla volontà legale di mia madre. Dal Brasile lei dava i suoi ordini. Dovevo dormire con una tedesca, perché dovevo parlare in tedesco. E parlavo con la tedesca, mi faceva dei regali, cioccolationi che mangiava in continuazione, gomma americana e libri d'arte. In tedesco. Con riproduzioni tedesche. Blauer Reiter. Anche la sua biancheria era tedesca. Eppure non riesco a trovare il suo nome nel casellario delle mia mente; ragazze disperse nella memoria. Chi era? Era così un nessuno pr me, eppure la sua fisionomia e il suo corpo mi sono presenti. Forse coloro che non abbiamo considerato, per uno strano gioco maligno, risorgono. Le loro fattezze rimangono ancora più impresse di quelle di coloro che abbiamo considerato. La nostra mente è una serie di loculi. I nostri nessuno sono presenti all'appello, creature ingorde, talvolta si ergono come avvoltoi sulle fisionomie di chi abbiamo amato. Una moltitudine di visi abita nei loculi, ricca pastura. La ragazza tedesca, mentre scrivo, sta disegnando, come in un commissariato di polizia, i suoi connotati. Qual è il suo nome? Il suo nome è scomparso. Ma non basta dimenticare un nome per dimenticare l'essere. Tutto è lì, nel loculo."

(Fleur Jaeggy, "I beati anni del castigo", Adelphi, VI Edizione, 2005, pp. 30-32)




(E aggiorno questo post perchè dato che si sta parlando di una scrittrice, ve ne consiglio un'altra: Marilynne Robinson e potete leggervi una recensione/intervista di Fabio Donalisio uscita su Blow Up e ora riproposta su minima et moralia: "Home (sweet) home")

lunedì 6 agosto 2012

Rusty

- Un po' ovunque ieri si è parlato di Marilyn. Mi è sempre stata simpatica Norma Jean e quasi tutti i film dove ha recitato e che ho visto e rivisto fin dall'infanzia torno sempre volentieri a guardarli. Ieri sull'inserto culturale de Il Corriere della Sera c'era un articolo di uno dei miei scrittori preferiti, Tommaso Pincio, a lei dedicato. Se vi va di leggerlo, l'articolo è: "La maschera di Marilyn".

- Ieri è morto Jason Noble che ha suonato in gruppi che adoro: Rodan, Rachel's, Shipping News. Grazie per quello che hai fatto.

- Se vi interessa potete leggere la recensione de "Il libro blu dello spreco in Italia: l'acqua" a cura di Andrea Segrè e Luca Falasconi (Edizioni Ambiente).

- C'era una ragazza che piangeva in un angolo della piazza. Aveva uno zaino lercio e dei sacchetti con dentro la sua casa.

sabato 4 agosto 2012

Fotografie

Non mi considero fra gli amanti della fotografia, non possiedo una macchina fotografica e non ho un cellulare che scatta foto ma questo progetto fotografico di Silvia Tofani mi ha ricordato volti e luoghi molto simili ad altri di mia conoscenza:

venerdì 3 agosto 2012

Distanze

Sono state spese molte parole intorno alla morte di Gore Vidal e qualcuno via mail mi ha chiesto cosa ne pensassi di lui e dei suoi libri e perchè non avessi scritto due righe sulla sua dipartita (piaceva a mia sorella). Risposta: principalmente perchè so poco di lui ma anche perchè ho trovato nelle sue opere e in altri suoi scritti pochi spunti di interesse. Quello che ho letto di suo non mi ha mai particolarmente incantato. Tempo fa lessi "La statua di sale" e "Myra Breckinridge" e giunsi alla fine con molta difficoltà e da quel momento lessi solo qualche articolo pubblicato su alcuni quotidiani e siti internet che però non mi hanno mai convinto fino in fondo. Ecco in due parole, forse ciniche, il mio pensiero conclusivo: riposa in pace Gore Vidal ma di certo non mi mancherai. 

giovedì 2 agosto 2012

Lettere

(Bologna. Punto.)

Che bello poter rispondere a lettere cartacee. Prendere un foglio di carta da lettera o strappare una pagina da un quaderno qualunque trovato per casa e scrivere a penna senza farsi prendere dalla fretta e poi uscire di casa, comprare un francobollo, incollarlo sulla busta e poi infilarla nella cassetta con scritti gli orari di ritiro e aspettare la risposta. E' stato decisamente emozionante ricevere dopo tanto tempo una lettera dalla Francia. Sono queste piccole grandi cose a regalarmi la forza necessaria per continuare a resistere.

Libri che leggerò per Lankelot:



Ho cominciato a vederlo e non è male fino ad ora: