lunedì 30 aprile 2012

ioioi ϡϡ INVISIBLE°SHOW ϡϡ LUNEDÌ 30 APRILE 2012 ϡϡ BERGAMO ϡϡ ctrl+f



_________
IOIOI è, dal 2003, il progetto solista di Cristiana F.
Di se stessa e della sua musica dice “Non lo so, forse”.
Si è esibita in festival, locali, giardini e templi in Italia, Europa, Usa, China, Hong Kong e Giappone. Ha pubblicato oltre 30 lavori sparsi qua e là nel globo, dalla finlandese Ikuisuus alla giapponese Intikrec, per lo più inaccessibili.
Suona con il trio di improvvisazione internazionale avant-noise Gravida e collabora saltuariamente con alcuni tra i musicisti più innovativi e passionali della scena underground.
Dal 2010 organizza in maniera discontinua serate extravagance nella sua terra natale.
___________
By devoting all her life in the investigation of the un-thinkable side of the human mind, the italian bordeline freaker composer and improviser I O I O I came to let music pointing to the Source by the means of its own Sonic tension.
___________
Web:
http://www.myspace.com/cristianaeffe
http://www.myspace.com/ellethree
http://soundcloud.com/eyestoeyes
http://www.myspace.com/gravida
http://soundcloud.com/ioioisanfriends
///
http://ioioisan.blogspot.it/
_______
http://www.youtube.com/watch?v=VvbmDC4G4Kk&feature=youtu.be
http://www.youtube.com/watch?v=yFtl2Qimq_g&feature=youtu.be
http://www.youtube.com/watch?v=uAgwivCyQUM&feature=youtu.be
_______
 w/cinemazioni di bazar de la charité
 ϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡ
quantità posti limitata,per sapere l’indirizzo e confermare la tua presenza scrivi a onivatto@yahoo.it o chiama il (+39) 349 88 30 539
ϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡϡ
fb event > https://www.facebook.com/events/211905345587958/

domenica 29 aprile 2012

Qui trovate la recensione del romanzo "Il corpo estraneo" di Marco Montanaro (CaratteriMobili, 2012)

E se vi interessa L'intervista a 360° a Aris Bassetti dei Peter Kernel. 
Ieri sera leggendo di quanto successo a Montichiari ripensavo a quanto mi capita di vedere quando passeggio per un parco o incontro amici, conoscenti o sconosciuti che hanno animali di qualunque genere e mi dicevo che è davvero più facile mostrare affetto e comprensione per un cane o un gatto persino chessò per una tartaruga piuttosto che per un essere umano. Non che l'impegno per questo determinato genere di cause sia qualcosa di sbagliato, anzi, benvengano campagne/mobilitazioni/discussioni (sono decisamente contrario alla vivisezione tutto il resto...) e nemmeno che evitare di mangiare carne sia una stupidaggine (lo faccio anche io) ma credo che tutto abbia un limite, soprattutto per quanto riguarda le modalità di rapporto che molti di noi instaurano con gli animali, finendo per un certo verso con l'umanizzarli e trattarli per qualcosa che non sono. Certo, ognuno è libero di comportarsi come meglio crede, ovvio, ma non mi sembra di esagerare nell'affermare che tutta questa attenzione e empatia è in molti casi totalmente assente verso gli esseri umani e i loro problemi, insomma ci commuove di più un cagnolino abbandonato che una persona in gravi difficoltà. L'essere umano nella sua interezza è decisamente più complesso, ostico, disturbante, non che l'animale non lo sia (chi ne ha o ne ha avuto uno sa bene di quante sottigliezze è capace un animale), ma la bellezza di un cane o di un cavallo o di un lupo sta proprio nell'essere altro da noi e  vi giuro che quando cammino per un parco e vedo come molte persone si comportano coi propri cani mi viene voglia di staccargli il guinzaglio e lasciarli liberi e intanto penso a che tipo d'uomini e donne sono nella vita reale, come si comportano coi propri figli e amici e quello che mi passa per la testa mi riempie di tanta tanta tristezza.

We Are Scientists - Nobody Move, Nobody Get Hurt

(la sola canzone che non mi dispiace di questo gruppo)

venerdì 27 aprile 2012

"Finché morte non vi unisca" di Steve Hockensmith

Trovate la recensione del romanzo "Finché morte non vi unisca" di Steve Hockensmith qui. Per chi aveva letto "Orgoglio e pregiudizio e zombie” di Seth Grahame-Smith" questo di Hockensmith è il proseguio e se volete rilassarvi e divertirvi per qualche ora questo è un romanzo che potrebbe fare per voi.

We Were Never Here

"Non esiste nessun medicinale che possa aiutarmi a convivere con me stesso e me l'hai già chiesto e te lo ripeto, no, non esistono gesti liberatori capaci di riportarmi in vita."

"I thought we'd overcome the worst of this (Time does nothing to help)
We found ourselves back where we started (Time does nothing but hurt)
I thought we'd overcome the worst of this (Time does nothing to help)
We found ourselves back where we started (Time does nothing but hurt)

I thought we'd overcome the worst of this (Time does nothing to help)
We found ourselves back where we started (Time does nothing but hurt)
I thought we'd overcome the worst of this (Time does nothing but hurt)"

(Epic45 - We Were Never Here)

http://www.youtube.com/watch?v=4gvyKbqV1fU

giovedì 26 aprile 2012

IOIOI at Ca' Blasè || domenica 29 aprile, 20 e 30

IOIOI dal 2003. Di se stessa e della sua musica dice "Non lo so, forse". Si è esibita in festivals, locali, giardini e templi in Italia, Europa, Usa, China, Hong Kong e Giappone. Ha pubblicato oltre 30 lavori sparsi qua e là nel globo per lo più inaccessibili. Suona con il trio di improvvisazione avant-noise Gravida.

http://soundcloud.com/eyestoeyes
ioioisan.blogspot.com



sabato 21 aprile 2012

Val Brembana

Succede spesso che quando si comincia a parlare di questioni leghiste c'è sempre qualche simpaticone che estrae dal cilindro la Val Brembana a dimostrare una pochezza culturale e personale che va al di là dello sberleffo, simpaticoni sempre pronti a intavolare discorsi del tipo: Ecco a voi da dove arrivano i leghisti (o il prototipo del votante leghista): da una valle simile a una sorta di luogo oscuro uscito da un film western popolato da zotici, pistoleri, boscaioli con la barba lunga e dove ogni sera scoppiano sparatorie e da dove, attenti, potreste anche non tornare, come accade sulle montagne dell'Afghanistan. Ecco, se qualcuno di voi ci è mai stato in Val Brembana sa che le cose stanno in tutt'altra maniera. Non sto dicendo che non sia un luogo a forte connotazione leghista (quante volte ho litigato coi leghisti...non avete idea...li detesto), che non si parli il dialetto (dai su metteteci dentro anche la polenta e quell'orribile imitazione del bergamasco), etc, etc, ma cazzo la Val Brembana non è propriamente una zona isolata e fuori dal mondo come qualcuno di voi starà pensando...sì, si, ci sono bellissime montagne, si può respirare una bell'aria pulita (anche se ho i miei dubbi), sciare, camminare ma mica è un luogo sperduto abitato dagli Yeti (esistono luoghi che non si possono definire civilizzati?) o robe del genere....oddio vi confesso che se vado a Milano o a Torino o a Bologna o a Roma non è che finisca per respirare chissà quale apertura mentale...vero o no? (e forse quest'ultima cosa la capiscono meglio quelli che hanno sempre abitato in provincia)...e vi devo dire che in queste ultime settimane (l'ho già scritto, lo so, scusatemi, sto invecchiando) ho registrato una notevole approssimazione nel descrivere le zone dove abito sia da un punto di vista storico che politico (se si racconta che la prima battaglia della Resistenza è stata combattuta sulle montagne lecchesi uno quasi non ci crede...) per non parlare di quello culturale  e sono rimasto a corto di parole e la mia insofferenza non è causata da un particolare attaccamento che provo nei confronti del mio territorio d'origine perché per me Lecco vale quanto Milano o Roma o Parigi o Torino (...è la Vita che fa schifo ovunque...non c'è niente da fare) ma per il qualunquismo che circonda questo tipo di ricostruzioni. Succede anche quando sento parlare del Veneto, una regione che conosco un pochettino per motivi familiari e dove, quando ci vado, non è che io mi senta molto a mio agio, tutt'altro, ma ho imparato comunque ad ascoltare, a mettermi in dubbio, a liberarmi dagli stereotipi presenti nella mia testa, cerco di ascoltare e di porre domande e di farmele porre, di analizzare più da vicino questioni molto scottanti e controverse (vedi il mondo del lavoro e soprattutto l'etica del lavoro che se non lavori e non lavori tutto il giorno sei un po' una merda) e allora dio santo aprite una buona volta gli occhi giornalisti, commentatori, politici, votanti perché la realtà è molto più complessa, stratificata, interessante di quella che amate raccontare tutti i giorni e se non vi va di farlo o non ne siete capaci o avete paura di farlo perché poi non mangereste più o correreste il rischio di rimanere da soli, allora chiudete per sempre la bocca, fate altro ma per piacere dateci un taglio perché avete davvero rotto i coglioni. Tutto questo discorso vale anche per il resto della penisola, è ovvio, e per come si rappresentano in maniera stereotipata le città, sempre e solo nello stesso modo (Milano fa schifo, Napoli è la città più bella d'Italia, Firenze, ah Firenze e via dicendo)  ma si sa, lo slogan facile, la sparata, il battutismo, il vignettismo di terza lega fanno comodo a tutti, ci risparmiano un sacco di problemi e ci fanno dormire sonni tranquilli e quanto ci piace dormire e fare gruppo.

E qui si può ascoltare il nuovo disco di Herself.

E qui il video tratto dall'album "Orkney: Symphony of the Magnetic North" dei The Magnetic North


Tre libri in lettura o di prossima lettura che dovrò recensire per Lankelot:


Informazioni qui:


Informazioni qui:



Informazioni qui:

venerdì 20 aprile 2012

Il percorso dell'amore

"Mio padre non è mai stato in cucina a guardare mia madre consegnare le banconote alle fiamme. Si direbbe proprio di no. Non era al corrente del fatto - sembra piuttosto chiaro, se ricordo bene ogni cosa, che non sia venuto a saperlo fino a quella domenica pomeriggio sulla Chrysler di Mr Florence, quando mia madre lo raccontò a tutti noi riuniti. Ma allora perché rivedo la scena con tanta chiarezza, esattamente come la raccontai a Bob Marks (e ad altri - non fu lui il primo)? Vedo mio padre in piedi accanto al tavolo al centro della stanza - quello con il cassetto dei coltelli e delle forchette, e la vecchia tela cerata sopra - e, sulla tavola, vedo la scatola dei soldi. Mia madre alimenta scrupolosamente il fuoco con le banconote. In una mano tiene il coperchio della stufa usando il freddo a uncino annerito. E mio padre, poco lontano, non sembra solo permetterle di farlo, ma anche proteggerla. La scena è solenne, ma non folle. Sono persone nell'atto di compiere un gesto che giudicano naturale e necessario, e l'altra è convinta che l'importante sia garantire a quella persona la libertà di procedere. Capiscono che altri possono pensarla diversamente. Non li riguarda.
Faccio molta fatica a credere di essermi inventata tutto. Sembra talmente vero da essere vero; è quello che credo sul loro conto. Non ho mai smesso di crederlo. Ho smesso in compenso di raccontare la storia. Dopo Bob Marks, non l'ho più raccontanta a nessuno. Non mi pare. Non ho smesso soltanto perché, a rigor di termini, non era vera. Ma perché ho capito che dovevo rinunciare a aspettarmi che la gente condividesse il mio punto di vista. Ho dovuto rinunciare ad aspettare che gli altri approvassero anche solo in parte l'episodio. E come potrei sostenere di approvarlo io stessa? Se fossi stata il tipo da approvare una cosa del genere, se fossi stata capace di attuarla, non avrei fatto niente di quello che ho fatto: scappare di casa a quindici anni per andare a lavorare in un ristorante in città, iscrivermi a una scuola serale di ragioneria e stenodattilo, farmi assumere dall'agenzia immobiliare e infine aprirne una mia. Non avrei divorziato. Mio padre non sarebbe morto in una casa di riposo. Avrei i capelli bianchi, come da anni naturalmente sarebbero, anziché di un colore definito Alba Ramata. Anche potendo, non cambierei nessuna di queste cose, in effetti.
Era un brav'uomo, Bob Marks - di buon cuore e fantasioso, alle volte. Dopo la mia invettiva quel giorno mi disse - Non è il caso che tu te la prenda tanto con noi -. E un attimo dopo: - Questa era la tua stanza quando eri piccola? - Pensava fosse per quello che l'allusione agli eccessi sessuali mi aveva così turbata. 
E io ritenni che tanto valeva lasciarglielo credere. Dissi, S', sì, era camera mia quando era piccola. Tanto valeva rimediare subito. Vale sempre la pena di concedersi un momento di gentilezza e di riconciliazione, anche se prima o poi ci si dovrà separare. Mi chiedo se momenti del genere non siano ancora più preziosi, e deliberatamente cercati, per persone in condizioni simili alle mie di oggi di quanto non fossero all'interno dei matrimoni di una volta, quando amore e rancori crescevano sotterranei, talmente confusi e ostinati che così doveva sembrare fossero da sempre." ("Il percorso dell'amore", Alice Munro, pp. 31-32, Einaudi)

E sottoscrivo quanto dice Jonathan Franzen: "Alice Munro è una dei pochi scrittori a cui penso quando dico che la letteratura è la mia religione." 

Alice Munro è una scrittrice canadese che quest'anno compirà 81 anni. 

giovedì 19 aprile 2012


Trovate la recensione del disco di Margaret Lee qui:
Potrei cominciare con questa notizia e ricordare che in Italia abbiamo (non solo) dei campi chiamati CIE e poi proseguire con qualcosa che riguarda gli  scandali leghisti e le dimissioni di un politico che a malincuore (quello attuale di centrosinistra non è di certo migliore) ricordo come sindaco di Lecco dal 1997 al 2006, Lorenzo Bodega, attualmente senatore e passato al gruppo misto (e insieme a lui sempre nella mia zona si sono verificate altre defezioni nel movimento delle scope diamantate) e poi l'espressione sui volti di mio padre e mia madre quando hanno detto "Almeno la tassa sulla casa non la paghiamo!" visto che dal lontano 1974 vivono in affitto nello stesso appartamento dove si trasferirono appena sposati (tra l'altro, un appartamento di quelli che oggi non costruiscono più per le classi popolari e questo significa molte ma molte cose e che in realtà non hanno mai finito di arredare) e poi con quell'assoluta schifezza che è il programma della Guzzanti "Un due tre stella" (non ce l'ho fatta, mi dispiace, sai non ho la tua stessa comprensione) e poi sono molto curioso di vedere come sarà questo film di Paul Thomas Anderson (qualcuno di voi ha mica visto per caso una serie televisiva di fantascienza che si intitolava 4400? Non mi sono mai documentato ma secondo me qualcosina con Scientology c'entrava e se vi chiedete come abbia potuto vederlo vi rispondo che c'è stato un periodo in cui mia madre aveva bisogno di un po' di compagnia) e vi confesso che considero tutti quelli che voteranno per Grillo molto peggio di quelli che voteranno per Domenico Scilipoti (non ho mai votato in tutta la mia vita ma detesto Grillo per una lista infinita di motivi che adesso non sto qua a dire e quando lo sento tirare fuori dal cilindro stronzate come il processo di Norimberga io inorridisco ma purtroppo so che l'uomo forte, l'uomo che fa piazza pulita, l'uomo che tuona contro lo schifo del mondo, l'uomo che sventola il cappio piace e piacerà sempre, a destra come a sinistra, ognuno ha i suoi leader da venerare, i suoi santini da appendersi in camera e chiudo questa predica così rompicoglioni dicendo che ho trovato fra gli esponenti del M5S un così elevato tasso di snobberia, bigotteria, qualunquismo, ottusità, superbia che vi giuro che ho rischiato di ucciderne più di uno con le mie mani anche perché dalle mie parti c'è una certa presenza di suoi discepoli o ex discepoli) e se qualcuno di voi si incazzerà mi dispiace e Lui dice che m'incazzo tanto perché quando ero piccolo Grillo mi piaceva molto e oggi mi sento tradito dalla sua involuzione. "Tipica deformazione professionale la tua" gli rispondo e Lui guardandomi si mette a bacchettare sulla scrivania accendendosi una sigaretta (non dovrebbe farlo, credo) e mostrandomi un dito medio davvero poco ma molto poco professionale.

Anche a Lui, come a me, piace parecchio questo disco:



E un'amica che non vedo da tantissimo tempo mi ha lasciato qualcosa che sono contento di condividere con voi: We Are Trees-Sunrise Sunset .

Lo potete ascoltare qui:


domenica 15 aprile 2012

"La centrale" di Élisabeth Filhol (Fazi Editore)

Tre dipendenti sono morti durante gli ultimi sei mesi, tre tecnici di ruolo ognuno dei quali aveva avuto una funzione d’inquadramento o di controllo. È stato necessario prenderli sul serio per il loro gesto e ormai si parla di loro, che si conoscevano appena, come di tre fratelli d’armi, tutti e tre vittime della centrale e caduti sullo stesso fronte. Un fronte calmo.” (pag.7)

Trovate la recensione del romanzo di Élisabeth Filhol "La centrale" (Fazi Editore, 2011) qui:

sabato 14 aprile 2012

Claudio Morici "L'uomo d'argento" (E/O)



Ne scrive Gianfranco Franchi su Lankelot. (Daje Claudio!) 


Del libro/film non mi importa un granché (anche se ho visto le trasposizioni svedesi dei romanzi di Larsson quando ero completamente distrutto dall'influenza) ma la colonna sonora della pellicola di David Fincher "The Girl With The Dragon Tattoo" realizzata da Trent Reznor & Atticus Ross (The Null Corporation, 2011) è un'opera maestosamente bella. Non è certamente un disco dei più semplici da ascoltare  perché le tracce sono 39 e la durata complessiva è della bellezza di 3 ore ma vi consiglio comunque di provare almeno una volta a compiere questo sforzo e ascoltarla durante un viaggio in macchina in completa solitudine o mentre camminate per chilometri e chilometri. Vi confesso che io sono uno di quelli che verso i 15 anni rimase folgorato dai Nine Inch Nails e da Trent Reznor e sono stato anche uno di quelli che ha continuato a indossare per anni quella maglietta nera con le tre lettere del gruppo, maglietta che tornerei a indossare se solo riuscissi a trovarla.

venerdì 13 aprile 2012

Tutte le volte che rivedo "Fanny e Alexander" rimango senza parole e senza sonno.


(http://www.lankelot.eu/cinema/bergman-ingmar-fanny-e-alexander.html)

E in questi giorni ho rivisto anche questo film del 1941: "La corona di ferro" di Alessandro Blasetti che vinse la Coppa Mussolini come miglior film italiano alla 9ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia e che segnò la giovinezza di mia nonna e se non l'avete mai visto dateci un'occhiata perché vi stupirà non poco (e per piacere non fatevi condizionare dalla presenza di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida ai quali Marco Tullio Giordana ha dedicato un mediocre film dove la Ferida è interpretata da Monica Bellucci):


E "Sadstyle" un disco imperfetto ma emozionante di S (Jenn Ghetto) alla quale, come ho già scritto in passato, sono particolarmente legato.



mercoledì 11 aprile 2012

Ho letto i giornali, ho ascoltato la radio e guardato qualcosa alla tv (poco, anche per il tempo mancante) per sentire cosa si diceva della Lega e cosa dicevano i leghisti. Un gran parlare di pesci, cerchi magici, scope, streghe, etc, etc, ma c'era una cosa che mi è sembrata assente: l'ex presidente del consiglio regionale della Lombardia Davide Boni, perché è quell'inchiesta, così a pelle, che mette a nudo l'anima oscura del partito e che è più pericolosa per l'intero movimento. Un'ultima cosa, inutile dire che la Lega è distante galassie dal sottoscritto ma oggi mia sorella mi ha consigliato di leggere un articolo di Matteo Bordone che descrive bene la pochezza argomentativa dimostrata da molti giornalisti e non nel descrivere il movimento leghista e, aggiungo, l'intero nord Italia.

Libri provenienti da biblioteca e sorella


Qualche informazione qui:


Qualche informazione qui:


Qualche informazione qui:


Qualche informazione qui:

martedì 10 aprile 2012

Che grandissima delusione l'ultimo disco dei Giardini di Mirò.

(E vai con lo spread. Timori per la Spagna e molto altro. Ricordo ancora un filmato di Iacona che qualche tempo fa mi invitava a trasferirmi a Barcellona. C'è gente che ama giocare col proprio ruolo e lui è stato uno di quelli. Sì, confesso, non mi piace nemmeno lui. Ah, l'onestà intellettuale...)

lunedì 9 aprile 2012

"59 – La sua ultima lettera" (Thierry Hesse, "Demone", pp 436-439.)

(Spero che qualcuno di voi ricordi quanto accadde in un teatro di Mosca alcuni anni fa e che  ricordi anche quelle donne in nero dotate di cinture esplosive che parteciparono al sequestro degli spettatori. Giunto al termine di questa intensa e rischiosissima opera mi sono detto che se mai un giorno dovessi imbarcarmi nell'impresa di scrivere un romanzo sulla mia famiglia questo non potrà che essere qualcosa di simile, nella struttura e nelle intenzioni, a quanto realizzato dallo scrittore francese)

“Scrivo questa lettera per la famiglia che ho ancora a Kalinovskaja, per i cugini e le cugine che non ho mai avuto la fortuna di rivedere dall’età di tredici anni, quando mio padre Alu Chadži, mia madre Makka Nesaev, mia sorella Mira Chadži e io siamo venuti a vivere nella capitale, scrivo questa lettera anche per gli amici che ci hanno accolto a Grozny, per Liza, la mia compagna di scuola morta nel 1995 all’età di diciassette anni, nella stessa notte di nostro cugino Akhmed Khurmakadov, quando i russi hanno bombardato il quartiere di Michurin, ma la cui nonna Zulaj è ancora viva, le voglio molto bene, mi ricorda mia nonna di Kalinovskaja e le mando come pensiero che parlerò di lei con la sua diletta Liza quando la raggiungerò in paradiso, come raggiungerò Timur Maibek, il fratello di Džokhar Maibek, scrivo questa lettera anche per i loro genitori, il buon Ahmad Maibek e la buona Zarina che ci hanno aiutato dopo l’arresto di mio padre, spero che nonostante la loro età vivano ancora a lungo perché sono brave persone a cui voglio bene, purtroppo non hanno potuto fare niente per mio padre che è sicuramente morto negli scantinati di Khantala, sarà il primo che rivedrò in paradiso, so che ha sempre vegliato su di me come pure mi proteggerà nei prossimi giorni affinché il coraggio e la chiaroveggenza siano dalla mia parte e io possa compiere nel modo migliore quello che mi hanno chiesto di fare per aiutare il nostro popolo che l’esercito russo e i dirigenti della Russia martirizzano da sette anni e da più tempo ancora, scrivo questa lettera anche per tutte le donne cecene, quelle che conosco e le altre, credo che per loro l’esistenza sia oggi più difficile di quanto lo sia per i nostri uomini, perché le donne hanno tre vite, sono mogli, sono madri e sono combattenti, a loro scrivo perché, prima di raggiungere le montagne, pensavo che combattere fosse aiutare mia madre e mia sorella, avrei dato la mia vita per entrambe, per farle mangiare a sazietà, per impedire che avessero freddo, per metterle al riparo dalla crudeltà dei russi, e ho fatto quello che ho potuto per amarle e difenderle, affinché conservassero la speranza dopo la sparizione di mio padre, ho anche aiutato alcuni nostri combattenti, ho trasmesso informazioni, mi sono resa utile, ho raccontato la nostra storia a un giornalista francese, e ho creduto che tutto questo bastasse, ma il giorno in cui mia madre e mia sorella Mira sono morte, il giorno in cui ho visto con i miei occhi i loro corpi martoriati, perché i soldati russi che ci avevano arrestato e fatto salire nel loro camion, quando sono stati attaccati dai nostri, hanno anzitutto voluto uccidere i prigionieri, quel giorno ho capito che la mia lotta doveva prendere una direzione diversa, Dio mi ha permesso di avere la vita salva e mi sono ricordata di una leggenda che mi avevano raccontato quando ero bambina, la storie delle malkhazni, quelle donne che portano-la-voce-del-sole, e che, dicono gli anziani, nel mattino della battaglia scoccano la prima freccia contro il nemico, alle donne cecene dico che dobbiamo combattere come le malkhazni, che il nostro popolo riconquisterà la libertà soltanto se anche loro accettano il sacrificio e fanno dono del proprio sangue, a tutte le donne cecene garantisco che i russi hanno paura della morte, e a causa di tale paura non hanno il coraggio di affrontare i nostri uomini sulle montagne, ma uccidono le donne e i bambini nei villaggi, invece la morte è quello che noi abbiamo di più prezioso, è più preziosa della vita perché la nostra vita non la scegliamo sempre, a volte ce la rubano e la sporcano, ma possiamo scegliere liberamente la nostra morte, ce ne possiamo servire per cancellare l’incertezza che riempie la nostra vita, a cosa serve del resto vivere se significa aspettare che i russi ci uccidano nei nostri villaggi e nelle nostre città, mentre la nostra morte può in compenso essere utile se aumenta la paura dei russi, se li spaventa, se li fa dubitare di se stessi, li costringe ad andarsene da casa nostra, può essere utile se grazie a essa le nostre città e i nostri villaggi ritrovano la pace che hanno perso da sette anni e più, le donne hanno adesso la loro parte da interpretare, quando saranno pronte a combattere come Khala Baraeva che si è sacrificata due anni fa, come le sorelle e le cugine di Khala Baraeva, allora noi vinceremo, infine scrivo questa lettera anche a quelli che non sono ceceni e che vivono all’estero, devono sapere che la guerra per noi ceceni non è un’ideale, non abbiamo mai amato la morte per la morte, e quanto dicono i russi sul nostro conto sono solamente menzogne e inganni, noi vogliamo la tranquillità per le nostre famiglie e non la schiavitù o il servaggio, nel Corano troveremo sempre la perseveranza di combattere e otterremo la vittoria, è scritto, anche se essa verrà tra sette anni o più, ci è promessa, la vedremo dal paradiso, con i nostri padri, con le nostre madri, con i nostri fratelli come anche con le nostre sorelle, morti affinché il nostro popolo cresca nella pace e in un paese libero, ora raggiungerò i miei compagni per la missione che ci aspetta, penso a loro, al nostro capo Šamil, al nostro capo Movsar, penso a voi, non ho paura, mi sento forte e vado a morire secondo la mia coscienza. In nome di Dio.”

“A Michurin, nel dicembre del 1999, non era la prima volta che gli abitanti erano costretti a lasciare le loro case. All’inizio del 1944, quando Michurin era ancora soltanto un villaggio nei pressi di Grozny, Stalin fece deportare tutti in Kazakistan e fino in Kirghizistan per “tradimento e collaborazione con il nemico tedesco”. Quale tradimento? È la formula che figura a chiare lettere in un ukase del Praesidium del Soviet Supremo, datato 7 marzo 1944, ma che fu pubblicato a cose fatte. Ovviamente fu solo un pretesto. Nessun elemento oggettivo è giunto a puntellare l’accusa. Anzitutto, dove e quando i ceceni avrebbero patteggiato con i tedeschi? Nonostante un assedio di parecchi mesi durante il 1942, le truppe della Wermacht non penetrarono mai nella città di Grozny. Poi, se è stato appurato che, all’inizio della guerra, alcune personalità cecene e qualche generale del Reich s’incontrarono fuori dall’Unione Sovietica per discutere, si dice, di una Cecenia indipendente all’interno dell’impero nazista, nessuno aveva incaricato della missione quelle personalità, che rappresentavano solo se stesse e che, soprattutto, non avevano né il potere né i mezzi per farsi sentire a Grozny. In compenso, tra tutti i popoli dell’Urss, i ceceni furono quelli che, durante la seconda guerra mondiale, ricevettero in proporzione – gli archivi sovietici lo attestano – il più alto numero di decorazioni. I veri motivi di quella deportazione rimangono misteriosi. Una delle possibili spiegazioni è la resistenza atavica dei ceceni all’autorità di Mosca. I ceceni non potevano integrarsi nel regime sovietico. Si può anche notare che, nel corso degli anni Trenta, ci furono atti criminali contro dirigenti bolscevichi, che la religione musulmana continuava a essere insegnata e praticata come se niente fosse, che infine il sistema generale dei kolchoz non mise mai le radici presso quei contadini montanari. 
Si può anche aggiungere che, tra il 1932 e il 1944, circa quindici popolazioni diverse furono deportate per decisione di Stalin: i tedeschi del Kuban, dell’Ucraina e quelli del Volga, i carachi e i calmucchi, gli hamsheni, gli ingusci, i balcari, i meskheti, i bulgari di Crimea, e anche greci, armeni, curdi e moldavi, polacchi e finlandesi, iraniani e mongoli, coreani, estoni e lituani, lettoni e turchi.
Stalin, il piccolo padre dei popoli.
Per quanto riguarda i ceceni, se si contano i membri di ogni famiglia, uomini, donne, bambini di Michurin, come anche gli abitanti dei villaggi e delle città circostanti, quelli di Grozny, Kamysev, Vedeno, Argun, Urus-Martan e Naurski, fidandosi soprattutto della serie di lettere che il ministro degli Interni Berija indirizzò a Stalin man mano che si svolgevano le operazioni, furono esiliate in una sola ondata circa quattrocentomila persone con centosettantasette convogli di camion e carri di bestiame, verso le regioni glaciali, aride e insalubri di Zhambil, Alma-Ata, Karaganda, Frunze. Sebbene la guerra fosse al culmine (eravamo nel febbraio del 1944 e l’Armata Rossa, attiva su parecchi fronti, non aveva né una pallottola di fucile né un giorno da perdere), la deportazione dei ceceni mobilitò ventimila agenti del NKVD oltre a centomila soldati. Senza contare le migliaia di vagoni.
Furono anche commesse un gran numero di atrocità. Nel villaggio di Khaibakh, per esempio, e in altri villaggi che le montagne, il freddo, la pioggia, il gelo, la neve avevano reso inaccessibili ai furgoni militari, dove Berija, esasperato, mandò alcune brigate per bruciare vivi, non potendoli trasportare, bambini, donne, vecchi ammucchiati nelle stalle, mentre i loro padri, i loro mariti o i loro figli combattevano impavidamente contro l’esercito del Reich.
Ci furono anche molte vittime durante il lungo e implacabile viaggio fino in Asia centrale. Abbiamo varie testimonianze. “Senza acqua e senza luce”, scrive una deportata, “in vagoni pieni zeppi, abbiamo viaggiato per circa un mese e, fermandoci talvolta in stazioni isolate e deserte in mezzo a pianure sterminate di un biancore accecante, abbiamo seppellito i nostri morti proprio accanto ai binari, in una neve nera di fuliggine”. O anche: “C’erano quindici bambini. Due settimane dopo l’arrivo, rimanevano soltanto due fratelli e due sorelle. Il nonno è morto durante il viaggio. La nonna e il prozio sono morti. Sono stati bambini di sette e nove anni a seppellire i loro nonni. All’arrivo del treno in Kazakistan, c’erano 40 gradi sotto zero”. Donne, bambini, vecchi che morirono assetati, affamati, soffocati durante lo spaventoso viaggio: se ne contano centotrentamila.” (Thierre Hesse, "Demone", pp. 210-211)

sabato 7 aprile 2012

"L'inconfondibile tristezza della torta al limone" di Aimee Bender (Minimum Fax)

Trovate qui la recensione del romanzo di Aimee Bender "L'inconfondibile tristezza della torta al limone" (Minimum Fax, 2011) e qui una vecchia intervista che realizzammo io e la mia amica Lisa Massei.

"“Perché la bontà degli ingredienti – la cioccolata sopraffina, i limoni freschissimi - sembrava una coltre sopra qualcosa di più grande e di più oscuro, e il sapore di quello che c’era sotto cominciava ad affiorare nel boccone. Certo, riuscivo ad assaporare la cioccolata, ma a folate e di traccia in traccia, in un dispiegarsi o in un aprirsi, sembrava che la mia bocca si stesse anche riempiendo con il sapore della piccolezza, la sensazione del rattrappirsi, dell’inquietudine, assaporando una distanza che non so come sapevo collegata a mia madre, come se sentissi un sapore pregno dei suoi pensieri, una spirale, come se quasi potessi provare il sapore della tensione della sua mascella che le aveva provocato il mal di testa, il che significava che aveva dovuto prendere un certo numero di aspirine, una riga punteggiata di aspirine messe in fila sul comodino, come puntini di sospensione dopo la sua frase: vado a buttarmi sul letto per un po’…” (pag. 19)
"Sono anarchico da sempre, non ho mai votato, non voterò mai per niente né per nessuno. Non credo negli uomini. Perché vuole che mi metta d’improvviso a suonare lo zufolo solo perché decine e decine di falliti me lo suonano? io che me la cavo piuttosto bene col pianoforte? Perché? Per mettermi al loro livello di gente meschina, rabbiosa, invidiosa, piena d'odio, bastarda? Questa è davvero buona. Non ho niente in comune con tutti questi froci - che sbraitano le loro balorde supposizioni e non capiscono nulla. Si immagina a pensare e a lavorare fra le grinfie di quel gran coglione di Aragon, per esempio? Questo sarebbe l'avvenire? Colui che dovrei adorare, è Aragon! Puah! […] Non sente, amico, l’Ipocrisia, l’immonda tartuferia di tutte queste parole d’ordine ventriloque! […] I nazisti mi detestano al pari dei socialisti, e i comunisti anche, senza contare Henri de Régnier o Comoedia. Si intendono tutti quando si tratta di sputarmi addosso. Tutto è permesso tranne che dubitare dell’Uomo. Allora non c’è più niente da ridere.
Ho fatto la prova. Ma io me ne frego, di tutti.
Non chiedo nulla a nessuno."


(Louis Ferdinand Céline)

venerdì 6 aprile 2012

INVISIBLE SHOW: Fabio Orsi + Tonylight, venerdì 6 aprile, Bergamo

FABIO ORSI + TONYLIGHT :  INVISIBLE SHOW, VENERDI 6 APRILE, BERGAMO

(quantità posti limitata, per sapere l’indirizzo e confermare la tua presenza scrivi a onivatto@yahoo.it o chiama il (+39) 349 88 30 539 )

...dalla luce al buio...


FABIO ORSI

Interview http://goo.gl/2CfGP
Loipe http://goo.gl/GUSci
Boring Machines http://goo.gl/Rpk9u
Osci http://goo.gl/g8cca

Fabio Orsi è nato a Taranto e vive a Berlino. Ispirato dall’opera pioneristica dell’etnomusicologo Alan Lomax, intreccia suoni rubati e avanguardia attraverso l’utilizzo combinato di field recordings e loop elettronici, tra distorsioni e introversioni kraut. A partire dall’album d’esordio Osci (2005), ha portato avanti la sua ricerca musicale con workshop, performance dal vivo ed installazioni sonore, incidendo dischi solisti e collaborazioni con altri artisti (come My Cat is an Alien e Mamuthones) per etichette di culto come l'italiana Boring Machines e l'americana Last Visible Dog.

TONYLIGHT (otolab)

Flooding Noise http://youtu.be/5sRgh1qyP_A
PhotoNoise http://youtu.be/EMryq9geqNs
SiteAnimation http://youtu.be/Hk4Zno9EFqA
OfficialSite http://goo.gl/rQteh
SoundCloud http://goo.gl/MubKR

Antonio Cavadini, bresciano, vive e lavora a Milano. Progettista, musicista e sperimentatore, è interessato alle fonti di luce. Dagli anni 90, utilizzando lo pseudonimo Tonylight, sperimenta con la luce e il suono generato da dispositivi auto costruiti. Formatosi come designer e progettista, svolge progetti su misura per spazi sia pubblici che privati e realizza lampade, oggetti sonori, installazioni e performance accomunati da una relazione sinestetica tra luce e suono. Ha esposto in gallerie e rassegne anche internazionali, come la Biennale di Venezia 2011 e il centro per le culture digitali IMAL di Bruxelles. Ultimamente si è occupato dello sviluppo di uno strumento musicale e insegna presso la NABA di Milano.
Ieri due donne litigavano in mezzo al parco per colpa di un uomo che aveva lasciato una delle due, la più giovane all'apparenza, per mettersi con l'altra, la più vecchia. S'insultavano, si spintonavano e a un certo punto una ha estratto dalla borsa della spesa delle lattine di pomodoro e ha cominciato a lanciarle sfiorando la testa di un bambino che non c'entrava nulla. A pieni polmoni urlavano bestemmie, minacce, promesse di morte e disgrazie. Confesso che tanto mi facevano pena, se non schifo, questi due esseri umani che non avrei mosso un dito se una delle due fosse stata spinta in acqua, l'avrei lasciata affogare e chi s'è visto s'è visto. Non sarebbe stato male anche un po' di sangue, una coltellata, un colpo di pistola, una decapitazione. Lo so, esagero, ma certe volte mi vengono questi pensieri...o meglio, mi vengono spesso. Se già gli esseri umani non mi piacciono, quelli di questo genere mi piacciono ancora meno. La storia si è conclusa con una coppia di poliziotti che le ha fermate identificandole e chiedendo loro spiegazioni. Il poliziotto sorrideva, la poliziotta un po' meno mentre le ascoltava urlare. A venti metri da loro un anziano non aveva mai smesso di leggere un romanzo in tedesco, "Rot", di Uwe Timm (che in italiano è questo libro e so che piace moltissimo a una persona che stimo davvero tanto). Io invece ero lì, seduto su una panchina, a perdere tempo. Che è una cosa che so fare molto bene. 





«È con te che voglio finire la mia vita, io ti ho scelto per raccogliere la mia anima dopo la mia morte» (Louis-Ferdinand Céline)



giovedì 5 aprile 2012

Herman Hesse

All'ordine del giorno ci sono i fatti relativi alla Lega Nord e alle modifiche dell'Articolo 18, io invece preferisco rendervi noto un episodio che magari considererete minore ma che mi sta molto a cuore, ovvero la possibile cementificazione del parco di Herman Hesse nel comune di Collina d'Oro, in Svizzera, proprio a ridosso di Lugano. La stupidità è radicata ovunque ed è quasi impossibile sradicarla. 

http://www.tio.ch/Ticino/Attualita/News/675999/SOS-vogliono-cementificare-il-parco-di-Hermann-Hesse

(E sempre a proposito di devastazioni provate a fare un salto qui, l'articolo è lungo ma intanto guardatevi foto e filmati)

martedì 3 aprile 2012

lunedì 2 aprile 2012

Herself



Domani esce per Deambula Records "Herself" il nuovo disco di Herself / Gioele Valenti. Herself significa tantissimo per me, proprio nel profondo. Qualche informazione e un brano in anteprima qui:

E sempre per restare in argomento musicale, ecco a voi "We're not gonna be the same again", quinto video estratto dall'ultimo album dei Peter Kernel.

domenica 1 aprile 2012

Trovate la recensione dell'album di Esma "The Lost Atoms" qui. Un disco che potrebbe destare qualche interesse negli amanti di quella musica classica contemporanea che mescola elettronica, rumorismi, droni, ambient ma che non mi ha soddisfatto completamente.