lunedì 19 novembre 2012

Scavare fosse e ricordare Mademoiselle Anne


Leggendo “Lavori di scavo – Sulla letteratura 2000-2005” di J.M.Coetzee ho segnato alcuni passaggi, ne ho trascritti altri, ho appuntato dei titoli da leggere, intanto ci sono degli spunti che mi hanno colpito: nel brano dedicato a Robert Walser Coetzee riporta questo commento di Elias Canetti: “Mi chiedo”, scrisse Elias Canetti nel 1973, “se tra coloro che costruiscono la loro carriera accademica comoda, sicura, e perfettamente regolare sulla vita di uno scrittore che ha vissuto nella miseria e nella disperazione, ce ne sia almeno uno che si vergogna di sé”. (pag. 19) e più in generale questo di Coetzee su Walser è un gran bel modo per avvicinarsi allo scrittore svizzero e poi più avanti l’autore sudafricano commenta il romanzo di Gunter Grass “Il passo del gambero” che non mi piacque un granché (come d'altronde mi succede sempre con le opere dell'autore tedesco...le comincio e le finisco con immensa fatico) però questo brano che riporto si colloca perfettamente nel mio attuale stato d’animo e nel percorso di riflessioni che ho intrapreso (tutto ciò anche per colpa del libro che ho appena cominciato a scrivere): “Dunque né Gustloff né la Gustloff sono stati dimenticati, nel senso che non sono stati cancellati dagli archivi. Ma una cosa è essere registrati negli archivi storici, un’altra è far parte della memoria storica collettiva. La rabbia e il risentimento di persone come Tulla Pokriefke derivano dall’impressione di non aver visto riconosciute le loro sofferenze, di essere state costrette a piangere in privato un episodio catastrofico che avrebbe dovuto rappresentare un lutto pubblico. La sua difficoltà e quella di migliaia di persone come lei è espressa nel modo più efficace quando, volendo commemorare i morti, Tulla non trova altro luogo in cui deporre i fiori se non nel sito del vecchio monumento nazista. La domanda che Tulla si pone nella forma più emotiva è questa: perché non abbiamo il diritto di piangere, insieme e in pubblico, la morte di quelle migliaia di bambini annegati? Forse perché erano bambini tedeschi?” (pag. 148) e intanto mentre sto quasi finendo “Magma” di Lars Iyer (Meridiano Zero) mi sono accorto di aver trascritto su un quaderno a righe (fate conto che io trascrivo su quaderni di ogni genere i brani o citazioni che mi interessano anche se i libri sono miei) questi due passaggi: “Che accadrebbe se precipitassimo? Sotto di noi c’è un bel dirupo. Ma io e W. non pensiamo mai alla nostra morte o a cose del genere. Sarebbe puro melodramma. Tra l’altro, se morissimo, altri verrebbero a rimpiazzarci. La nostra è una posizione strutturale, ne siamo sempre stati convinti. Siamo solo segni o sindromi di un qualche grande collasso, e le nostre morti non avranno più senso di quelle di una mosca estiva in una stanza vuota.” (pp. 48-49) e quest'altro (amo la parola idiozia così come idiota, mia nonna me lo diceva spesso da piccolo “Sei un idiota nipote mio” e la stessa identica frase me la sentii ripetere spesso in collegio qualche anno dopo): “Siamo sempre stati coscienti dei nostri limiti, io e W. ne conveniamo, che è cosa ben diversa dall’accettarli. Al contrario, la nostra intera esistenza è stata caratterizzata da questa incapacità di accettare i nostri limiti, e dall’infierire ottusamente contro di essi come falene contro una finestra. I nostri limiti ci affascinano, concordiamo. Fin dall’inizio, li abbiamo presi di mira, sprezzanti non tanto del mondo che si aspettava qualcosa da noi, quanto dalle nostre aspettativie. Di cosa ci credevamo capaci? Da dove veniva quella speranza indomita? La nostra è forse la varietà più pura di idiozia. Siamo idioti, concordiamo, idioti che non afferrano fino in fondo la profondità della loro stessa idiozia. Siamo dei mistici dell’idioia, ecco cosa siamo, degli idioti mistici, persi nella nostra grande nebulosa di inconsapevolezza. L’idiozia, ecco cosa abbiamo in comune. La nostra amicizia si fonda sui nostri limiti, ne conveniamo, e non va molto più in là di essi. Siamo pieni di gioia, torna a dire W. mentre rientriamo dal supermercato, è questo che ci salva. Cosa ci troviamo di così divertente nei nostri insuccessi? Ma è davvero questo che ci salva, su questo concordiamo; è il dono che facciamo al mondo. Ci accontentiamo di molto poco: guardaci, mentre con un pollo surgelato nel sacchetto, qualche odore e qualche spezia, c’incamminiamo verso casa sotto il solo. Il dono della risata, dico io. – Il dono dell’idiozia – mi fa eco W." (pp- 86-87)

E sopra potete vedere un immagine di Mademoiselle Anne che mi ricorda i momenti migliori della mia infanzia non troppo felice e mia sorella, Anna, che stravedeva per questo cartone animato e visto che si sta parlando di tempi andati c'è questo brano che adoro ma quanti anni ha? Oddio...

2 commenti:

  1. mai visto stoì cartone ma!i deus me li ricordo anche io invece il loro miglior album quanto tempo:(

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    1. è un cartone animato bellissimo che vorrei tanto rivedere o trovare in dvd. non so dove abiti però dalle mie parti lo trasmettevano se non ricordo male le tv private, tipo odeon o telecity.

      sui deus: anche per me quello è il loro album migliore.

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