lunedì 12 novembre 2012

Gli ultimi eretici

   
In realtà, tutti noi vogliamo una stabilità imposta da un determinato standard, e quella a cui aneliamo è, in fin dei conti, una certezza. Tutti vogliamo avere la certezza di una vita decent, la certezza della nostra salute, del successo, della salvezza se siamo cristiani e così via. Va da sé che un’altra istituzione senza la quale non possiamo immaginare la nostra vita è l’Assicurazione, divenuta importante proprio per il diffuso bisogno di sicurezza. Nulla di negativo in tutto ciò, ma visto che siamo vissuti nel comunismo e nello spazio sovietico e che lo conosciamo meglio, dovremmo imparare una lezione elementare. L’aumento del grado di sicurezza corrisponde a una diminuzione del grado di libertà. Una società che ti organizza la vita dall’asilo nido alla scuola, e dall’assunzione alla pensione ti offre senz’altro una sicurezza massima, ma una libertà minima. L’unica dimensione priva di certezza di quella società era quella ideologica, il che poteva significare non pochi problemi. Per continuare sulla stessa nota cinica, vi dico che il segmento di popolazione che si inquadrava normalmente in quel livello era piuttosto ridotto. Gran parte delle persone viveva una vita relativamente ordinaria, pagando giorno per giorno la sicurezza che lo stato le offriva rinunciando alla propria libertà. Un determinato tipo di libertà. Perché oggi aumentiamo i controlli e mettiamo telecamere dappertutto? Perché un dato nemico, che chiamiamo terrorista, può mettere a repentaglio la sicurezza delle nostre vite. Ed ecco che rinunciamo ad alcune libertà per godere di una certa sicurezza. In definitiva, organizziamo il nostro progetto di vita in modo che sia sicuro, e il risultato è che esso si svolge secondo regole e restrizioni prestabilite. In altre parole, il nostro progetto non è più così “nostro”, ma diviene piuttosto il “loro” progetto. Vi darò un esempio. Ho un amico, un pensatore importante, al quale piace sperimentare le idee più strane. Il suo progetto di vita è un po’ più ambizioso di quello degli altri. Le case, le automobili e simili non gli interessano: il suo desiderio è diventare un eroe o costruire una piramide, proprio come gli egiziani. Sono le sole cose che lo renderebbero felice. Come ci insegnano i saggi, essere un eroe significa riuscire a costruire i propri strumenti d’azione, la propria storia eccezionale: per costruire una piramide le cose si complicano maggiormente, trattandosi di qualcosa di tangibile. La prima barriera nella realizzazione del progetto, l’unico che avesse mai desiderato in vita sua, è stato il sistema burocratico. Il mio amico ha avuto d’un tratto un’illuminazione spicciola: non c’è modo di diventare un eroe né di fare una piramide, se il primo passo da fare per realizzare progetti del genere è presentare una domanda in Comune. Un eroe non presenta domanda in Comune. È aberrante. Pur insistendo e trovando infine un’amministrazione comunale che gli desse l’autorizzazione a costruire la piramide, sarebbe comunque arrivato a dipendere da chi gliel’avrebbe concessa. In parole povere, non sarebbe stato libero di impostare il progetto a suo piacimento. Se ricordo bene, il primo ad affermare una cosa del genere fu quel filosofo tedesco che sapeva tutto e che noi chiamiamo “Gheghel”: il sistema economico moderno e lo stato di diritto non ti permettono più di essere un eroe. Ora il mio amico ha rinunciato al suo progetto e sta scrivendo un libro sui dittatori, su quelli come Hitler, Stalin o Ceausescu. Dalle sue tesi, infatti, emerge che costoro sono stati gli unici uomini liberi del mondo moderno, perché hanno potuto realizzare i loro progetti di vita. È anche vero che il resto della popolazione era stato ridotto in sudditanza e aspirava a un libello di sicurezza troppo elevato. E sembra che anche noi stiamo ripetendo la stessa storia, senza esserne molto coscienti. A quel tempo c’era un pugno di uomini liberi e un mare di sudditi. Oggi siamo tutti dei sudditi, ma ci siamo liberati dei “grandi uomini liberi”. I miei amici hanno subito stappato una vodka e mi hanno dichiarato anarchico. Con idee del genere, mi hanno assicurato, in America non puoi fare molta carriera. Li ho assicurati a mia volta che non aspiravo a chissà quale carriera, perché mi avrebbero tolto quell’ultimo barlume di libertà che ancora avevo. Magari ho voluto solo fare un esercizio mentale, però un giorno forse vorrò diventare un eroe, ho detto. Purtroppo dovrò farmene una ragione, perché non ho alcune possibilità. Persino Ostap Bender ci ha rinunciato e ha cambiato occupazione, divenendo amministratore di condominio. Uno che legge la stampa la mattina presto e beve il suo caffettino nel bistrot all’angolo della strada non ha alcuna chance di diventare un eroe. Specie se ci lascia anche la mancia. Gli eroi non possono compromettersi con gesti del genere: dunque, non sarò un eroe. Mi fermo qui. Alla prossima lettera.
Saluti dalle americane contrade da un uomo che lotta per le idee.
Tuo,
Vasilij Andreevic"

(tratto da "Gli ultimi eretici dell'Impero" di Vasile Ernu (Hacca Edizioni), pp. 189-193)



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