mercoledì 31 ottobre 2012

Coast to coast

Ho sempre amato aggirarmi fra i cimiteri. Ci entro dovunque io mi trovi, non necessariamente nel mio paese. Mi piace camminare fra le tombe, leggere i nomi, studiare le fotografie, le cappelle, le sculture, immergermi fra parenti addolorati o sereni, bambini annoiati o con la macchinina in mano, fiori e chiacchiere di ogni genere. Mi piace rimanere per tutto il tempo che voglio davanti alle fotografie dei miei morti senza che nessuno mi obblighi ad andarmene o ci veda qualcosa di male in tutto ciò. Non lo faccio solo nelle ricorrenze comandate come quella dei prossimi giorni ma ogni volta ne ho l'opportunità. Non credo che esista una vita dopo questa e considero come una vera disgrazia tutte le altre opzioni possibili di cui sento parlare. Io lo so che dentro quelle bare ci sono solo ossa e corpi in decomposizione e che non c'è nessuno che mi può ascoltare e rispondere eppure mi piace parlargli, ricordare, domandare e sono gesti che riescono a confortarmi e a dare un senso alle mie giornate che di senso non ne hanno proprio per niente. Si tratta di un conforto temporaneo, della durata limitata perché l'effetto dura mezz'ora, un'ora, poi svanisce e si torna alla disperazione di sempre. 

Libri che sto leggendo e recensirò su Lankelot: "Wilson lo Svitato e i Gemelli Straordinari" (Mattioli 1885),"The Fan" di Peter Abrahams (66thand2nd) da cui è stato un film diretto da Tony Scott e "Sofia si veste sempre di nero" di Paolo Cognetti (Minimum Fax).





(Visto che questi sono i giorni dei morti, il 21 ottobre 2003 moriva Elliott Smith e i suoi dischi sono stati uno fra i motivi che mi hanno fatto conoscere la ragazza che amo e Coast to coast è una canzone che lei ama tantissimo.)

2 commenti:

  1. Elliott Smith strappa il cuore, già.

    E sei il terzo che (mi) parla del libro di Cognetti. Devo prenderlo, chiaramente :)

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  2. ho letto solo dieci pagine, farò sapere come procede.

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