giovedì 25 ottobre 2012

C'è qualcuno che si diverte e meriterebbe invece di prendersi un sacco di calci nel culo

L'umore è a terra per questioni che spero si risolvano in fretta ma sulle quali purtroppo non ho nessuna capacità o bacchetta magica per poter intervenire. Mi tocca aspettare e  riflettee sui possibili sviluppi futuri che scaturiranno da questa situazione. Aspettare, leggere e prepararsi al freddo che ha già spedito in avanscoperta i suoi esploratori del cavolo e forse nel fine settimana arriverà anche la neve. Emigrare, trasferirsi con le proprie cose come fanno il padre e il figlio in The Road? Sfidare le intemperie, i rischi e partire, andarsene ma per farlo bisogna avere speranza ed è proprio quella a mancarmi, la speranza. Intanto che penso alla riscrittura in altra forma della recensione del romanzo di Nicola Pezzoli mi vengono in mente prima alcune immagini dell'infanzia e poi due passaggi del libro di James Franco "In stato di ebbrezza" (ebbene sì, "quel" James Franco) che sono questi:

"C'è della gente che da giovane spara ai caprioli, e alle volpi. Faulkner sparò a un orso, Hemingway sparava ai leoni e a un sacco di cose. Nelle bande si spara alla gente come iniziazione. Noi sparavamo agli animali, e alla gente. Ma erano tutti animali piccoli, e non abbiamo mai ucciso nessuno." (pag. 61)

e

"Quando ero piccolo insieme a Nick ho fatto una pozione. Nick era francese; suo padre aveva la barba a punta e parlava con l'accento francese. Abbiamo preso una grossa bacinella di plastica rettangolare e ci abbiamo messo dentro lumache e bacche rosse, che erano velenose e facevano ubriacare i merli che poi andavano a sbattere contro le finestre e morivano. E abbiamo preso la cacca del gatto dalla lettiera con una paletta di plastica e l'abbiamo messa nell'intruglio. Alla fine ci abbiamo pisciato dentro. Il mio pene sembrava un fungo e quello del mio amico francese era ricoperto di pelle, come tonaca di un monaco. Abbiamo cercato di farla bere a mio fratello piccolo ma lui s'è rifiutato. Abbiamo lasciato la pozione in cortile nella bacinella rettangolare. un giorno ci ho trovato vicino un topo morto." (pag. 74)

e ce ne sarebbe anche un altro di passaggio che sta a pagina 166 e che descrive esattamente come sto oggi e non solo e vi dico solo che questa storia (dovrei dire racconto ma alla fine io preferisco storia per questo libro) porta il titolo di: "Potrei uccidere qualcuno".

Non fateci caso.

Invece se volete leggere la recensione del romanzo di Benjamin Markovits "Un gioco da grandi" andate a questo link: http://www.lankelot.eu/letteratura/markovits-benjamin-un-gioco-da-grandi.html

2 commenti:

  1. fondamentalmente sono dell'idea che certe giornate andrebbero dormite.
    si eviterebbero un sacco di seccature, così.
    tipo, sporcarsi la fedina penale quando invece potremmo cavarcela con un "vaffanculo" per piazzato, ed una porta sbattuta :)

    ad ogni modo, buon inizio settimana

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  2. Merci.

    fosse così semplice poi io dormo pochissimo e allora una giornata dormita mi sa che è quasi impossibile.

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