mercoledì 11 luglio 2012

Appunti notturni...(sia lodato)...molto lunghi.....

"Mentre s'avviavano all'autobus, continuò a fare discorsi nel suo modo irreale, effervescente e noioso. "Dunque, dietro tutto questo è l'America borghese. questo è un crudele mondo di fronzoli e d'escrementi. Una civiltà superba e pigra che adora la propria cafonaggine. Tu e io siamo cresciuti nell'antica miseria. Io non so quanto americano tu sia diventato dai vecchi tempi del Canada - hai vissuto qui per molto tempo. Ma io non adorerò mai gli dei grassi. Io no. Non sono mica marxista, sai. Io conservo il mio cuore per William Blake e Rilke. Però un un uomo come il padre di Laura! Ma capisci! Las Vegas, Miami Beach. Loro volevano che Laura si trovasse un marito al Fountainblue, un marito coi soldi. Alla vigilia del giudizio universale, già presso l'ultima tomba del genere umano, quelli stanno ancora a contarsi i soldi. A pregare sui loro rendiconti bancari..." Nachman continuava con vigore noioso, persistente. Aveva perduto qualche dente, e la mascella gli si era rimpicciolita, sulle guance grigie gli spuntavano i peli della barba. Ad Herzog pareva ancora di vederlo come quando aveva sei anni. Anzi, non riusciva a liberarsi dalla visione dei due Nachman, uno vicino all'altro. Ma era il bambino con la faccetta fresca, la fessurina sorridente tra gli incisivi, la camicia abbottonata alla russa e i pantaloncini corti, quello che era reale, non questa apparizione sparuta di un Nachman folle che teneva discorsi. "Forse" tava dicendo adesso "la gente vuole che la vita finisca. L'hanno inquinata, la vita. Coraggio, onore, franchezza, amicizia, dovere, tutto insudiciato. Così noi odiamo il pane quotidiano che prolunga un'esistenza inutile. Ci fu un tempo in cui gli uomini nascevano, vivevano e morivano. Ma tu li chiami uomini questi? Siamo soltanto esseri. La morte stessa si dev'essere stancata di noi. Mi par di vedere la Morte che va al cospetto di Dio e gli dice "Cosa devo fare? Non c'è più grandezza nell'essere la Morte. Dispensami, o Dio, da questa meschinità"."
"Non è poi così brutto, come pensi tu, Nachman" Moses si ricordò di aver risposto. "So bene che la maggior parte della gente non ha immaginazione, e tu questo lo consideri un tradimento."
"Ebbene, amico mio d'infanzia, tu hai imparato ad accettare una condizione mista di vita. Ma io ho avuto visioni del giorno del giudizio. Vedo soprattutto un'ostinatezza di storpi. Non amiamo più noi stessi, però persistiamo nella testardaggine. Ogni uomo è testardamente, testardamente se stesso. Soprattutto se stesso, fino alla fine dei tempi. Ognuno di questi edsseri ha qualche segreta qualità, e per questa qualità è pronto a fare qualsiasi cosa. Rovescerebbe sottosopra l'universo, ma non cederebbe la sua qualità a nessun altro. Magari lascerebbe che il mondo si riducesse in polvere. Di questo parlano le mie poesie. Tu non hai molta stima dei miei Nuovi Salmi. Sei cieco, vecchio amico mio"
"Può darsi"
"Però sei un buon amico, Moses. Abbarbicato a te stesso. Ma un buon cuore. Come tua madre. Uno spirito gentile. L'hai preso da lei, e tu ce l'hai. Io avevo fame e lei m'ha dato da mangiare. Mi lavava le mani e m'aiutava a sedermi a tavola. Questo me lo ricordo. Era l'unica che fosse gentile con mio zio Ravitch, l'ubriacone. Qualche volta dico una preghiera per lei."
Yirskor, Elohìm, es nishmas Imi...Ricorda, Signore, l'anima di mia madre.
"E' morta da tanto tempo."
"E prego pure per te, Moses".
L'autobus su ruote giganti avanzava attraverso pozzanghere colorate di tramonto sopra foglie e ramoscelli di ailanto. Il giro che faceva era interminabile, lungo una bassa, ammattonata, suburbana, popolosa vastità. Ma quindici anni dopo, nella Ottava Strada, Nachman lo ha sfuggito. Mentre si precipita verso la bottega del formaggiaio, non è che un vecchio, un derelitto, curvo, storto. Dove sarà mai sua moglie? E lui dev'essersi squagliato per evitare spiegazioni. Il suo pazzoide senso di buona educazione gli deve aver suggerito di evitare un incontro del genere. O s'è dimenticato tutto? O forse gli piacerebbe poterselo dimenticare. Ma con la mia memoria - morti e matti stanno sotto la mia tutela, ed io sono la nemesi degli aspiranti-dimenticati. Io lego gli altri ai miei sentimenti, e li opprimo." (Saul Bellow, "Herzog", pp 200-203)

"Alle tre del pomeriggio, vestito a metà, usciva dalla camera per prendere il tè, silenzioso, col viso pervaso di scura collera. Ma poi a poco a poco ridiventò entrepeneur, combinava i suoi affati come un prestidigitatore, per la strada, a Cherry Street, di fronte alla casa di tolleranza negra, tra i vagoni dei treni merci. E poi mamma cominciò a morire. Ed io stavo in cucina le notti d'inverno, a studiare Il tramonto dell'Occidente. Il tavolo rotondo era coperto con una tela cerata.
Quello fu un gennaio spaventoso, le strade incrostate di un ghiaccio d'acqua. La luna era ferma sulla neve vetrosa dei giardinetti dietro le case dove tozzi ballatoi a travi proiettavano le loro ombre. Sotto la cucina c'era il camerone della caldaia. Il portinaio la caricava, per grembiule portava un sacco di iuta, e la sua barba da negro era tutta granulosa di carbone tenero. La pala grattata sul cemento, e poi sbaracchiava nella bocca della caldaia. Chiudeva la porta di metallo sbattendo lo sportello con la pala. E poi portava via le ceneri dentro a dei cesti - vecchi canestri di pesche. Io, ogni volta che potevo, abbracciavo le lavandaie, giù da basso, nella lavanderia. Ma adesso ero immerso in Spengler. Mi dibattevo e affogavo nelle visioni oceaniche di quel sinistro crucco. Prima c'era l'antichità, per cui sospirano tutti gli uomini - la bellissima Grecia! Poi l'era dei Maghi, e infine quella di Faust. Così appresi che io, ebreo, ero Mago per nascita e che noi Maghi avevamo già avuto la nostra epoca di grandezza, passata ormai definitivamente. Per quanto potessi sforzarmi, non avrei mai afferrato l'idea cristiana e faustiana del mondo, per sempre a me estranea. Disraeli aveva creduto di poter capire e guidare gli inglesi, ma sbagliò in pieno. Meglio che io mi rassegnassi al Destino. Ebreo qual ero, relitto, come le lucertole sono relitti della grande età dei rettili, avrei potuto prosperare solo in modo falso, raggirando i goy, bestie da soma di una civiltà mutilata e finita. Che era stata, in tutti i casi, un'epoca di esaurimento spirituale - quando tutti gli antichi sogni erano già stati sognati. Io mi arrabbiavo: ardevo come la caldaia; e tornavo a leggere, malato di rabbia.
Quando mi distolsi dalla fitta stampa e dalla sua insidiosa pedanteria, col cuore infetto d'ambizione, e formicolante dei batteri di vendetta, mamma entò in cucina. Vedendo la luce sotto la porta, aveva attraversato tutta la casa, dalla sua stanza di malata. Le si erano dovuti tagliare i capelli durante la malattia e questo aveva reso i suoi occhi irriconoscibili. Oppure no, i suoi capelli corti non avevano fatto che semplificare il messaggio degli occhi: Figlio mio, questa è la morte. 
Io avevo scelto di non leggerlo, quel messaggio.
"Ho visto luce " disse. "Che cosa fai in piedi così tardi?" Ma i morenti, per sé, hanno rinunciato alle ore.Sentiva soltanto pena per me, per il suo orfano, capiva che io ero un gesticolatore, che ero un ambizioso, uno sciocco; pensava che vista e forza mi sarebbero serviti poi, il giorno della resa dei conti.
Qualche giorno dopo quando già aveva perduto la facoltà della parola, ancora cercava di consolare Moses. Proprio come quella volta che lui sapeva bene che la madre s'era sfiatata per trascinarlo sulla slitta, a Montreal, eppure non voleva scendere. Era entrato nella sua stanza di moribonda, coi libri di scuola in mano, per dirle qualcosa. Ma lei sollevò le mani e gli fece vedere le unghie. Erano blu. Vedendo che lui le fissava, lentamente lei cominciò a muovere la testa su e giù come se volesse dire. "Eh già, Moses, ora sto morendo". Lui si sedette vicino al letto. E allora lei si mise a carezzargli la mano. Lo faceva come poteva, le dita avevano perduto flessibilità. Sotto le unghie gli sembrarono già diventate dell'argilla azzurrina delle tombe. Aveva già cominciato a trasformarsi in terra! Lui non osava guardare, ma tendeva l'orecchio ai pattini delle slitte dei bambini per la strada, e allo stridere delle ruore dei carrettini degli ambulanti sul ghiaccio nodoso, al rauco richiamo del venditore di mele e allo strepito ferrigno della sua bilancia. Il vapore sussurava nello sfiatatoio. La tenda era tirata. 
Nel corridoio fuori dall'Aula dei Magistrati, s'infilò tutt'e due le mani nelle tasche dei pantaloni e tirò le spalle in su. A denti stretti. Un ragazzo sempre chino sui libri, sgobbone. E poi, pensò, c'era stato il funerale. Come aveva pianto Willie nella cappella! Era suo fratello Willie, dopo tutto, che aveva il cuore teneto. Ma...Moses scosse il capo per liberarsi di quei pensieri. Più ci pensava, e peggio diventava la sua visione del passato." (Saul Bellow, Herzog, pp. 353-355)

E due articoli:

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