mercoledì 27 giugno 2012

Dresda

Dresda fu sottoposta nel 1945 a una serie di bombardamenti genocidi che causarono migliaia e migliaia di vittime e di quei terribili giorni ne hanno scritto splendidamente Kurt Vonnegut col suo "Mattatoio n. 5" e, in generale sui bombardamenti Alleati sulla Germania, W.G.Sebald (cercate questo autore, cercatelo, mi raccomando) col suo "Storia naturale della distruzione" (Adelphi) e adesso Guanda pubblica "Ultimo incontro a Dresda" di Edgardo Cozarinsky che allarga ancora di più lo sguardo.


Ho volutamente usato il termine "bombardamenti genocidi" per sottolineare come ogni guerra sia una vera e propria catastrofe in tutti i sensi e per rimarcare ancora una volta il mio distacco da tutti quelli che ho ascoltato in questi anni prounciare frasi del tipo: "Se lo meritavano" "Che muoiano tutti" applicate a tedeschi, giapponesi, serbi, iracheni, croati, bosniaci, afghani, statunitensi, palestini, israeliani e la lista potrebbe non finire mai. Applicando questo stesso schema di pensiero a quegli anni ce li saremmo meritati anche noi i bombardamenti di quel genere (non che non ne abbiamo avuti ma non così pesanti come quelli capitati alla Germania), compresa la bomba atomica e perché no?...molti italiani si sono dimenticati da che parte combatteva questo paese durante quel conflitto e lo si può intuire dalle celebrazioni delle campagne russe o africane che si ripetono annualmente, con alpini e il resto dei corpi compresa qualche schifezza che sarebbe meglio cancellare dalla faccia della terra. Mio nonno che prima di diventare partigiano combattè sul fronte albanese, greco, etc, non partecipò mai a quel genere di commemorazioni. Si vergognava troppo di aver combattuto in quelle campagne. Dirò una cosa che apparirà molto forte per qualcuno ma vi devo confessare che io non riesco a sentire una vera e propria vicinanza per le sofferenze patite dai militari dell'Armir durante la ritirata, pur sapendo che erano povera gente, pur sapendo che fra quei militari c'erano dei miei parenti. La mia è una comprensione umana verso tutti gli ultimi, verso gli umili che furono scaraventati in quel massacro ma si ferma lì e non va oltre. Eravamo o no alleati dei nazisti? E qualcuno per caso si ricorda che diavolo succedeva sul fronte orientale? E se avessero per caso vinto? Fantascienza ma provate a pensarci.

Non l'ho letto questo libro di cui sotto c'è la copertina ma m'incuriosisce molto e ricorda un argomento di cui si stenta a parlare, credo anche volutamente: "I carnefici stranieri di Hitler. L'Europa complice delle SS" di Christopher Hale (Garzanti).



E cito questo libro perchè il caso ha voluto che su una spiaggia di un lago io e la mia compagna notassimo chiaramente il tatuaggio delle SS sulla spalla di un tizio. Pensavamo di esserci sbagliati ma quando i nostri sguardi si sono incrociati abbiamo capito che il tatuaggio era proprio quello e non un altro. Di ritorno, a piedi, verso casa, ci siamo fermati davanti alla sinagoga, abbiamo piegato il capo e siamo rimasti lì, in silenzio, per qualche minuto. Le macchine e i passanti ci avranno preso per dei pazzi ma noi avevamo bisogno di purificarci e di silenzio, nient'altro. 

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