domenica 13 maggio 2012

Rovine Fiat

Quando sono uscito dal Salone del Libro di Torino il primo pensiero è stato: non c'è nessuna differenza fra il Salone e un gigantesco centro commerciale (un outlet?) e forse è meglio il discount dove sono stato venerdì. Il secondo: finalmente un po' d'aria. Il terzo: andiamocene via di qui il prima possibile. Il quarto: perché ci sono venuto anche quest'anno? Il quinto: Perchè sono un coglione. Il sesto: dai su, quest'anno però hai potuto riabbracciare una delle persone più importanti della tua vita, capace di dare un senso a tutta questa fatica. Hai ragione, è vero. Il settimo: il settimo giorno è il giorno peggiore della settimana che potrebbe anche essere abolito basta solo che i cristiani non si impossessino, scaltri e infidi come sono, di un altro giorno (sarà perchè a Torino ho dialogato a proposito del libro "La necessità dell’ateismo" di Percy B. Shelley con quelli dell'UAAR). L'ottavo: se quelli che si lamentano di confusione/rumori/attese riescono ad adattarsi al Salone del Libro è perché sono soliti raccontare un sacco di balle sulla loro vita e allora è sempre più difficile far capire agli altri come posti del genere (e milioni di altri) mi mettano davvero il disgusto. Tempo trascorso all'interno del Salone del Libro: 3 ore scarse. Chili persi: almeno 2. Quando torno da posti del genere mi resta addosso una depressione rabbiosa che dura settimane, perdonatemi se dovessi esagerare.

2 commenti:

  1. Non ci sono mai stato. Sono stato tre volte al Pisa book festival, che come sai è infinitamente più piccolo, e la sensazione è stata simile. Eppure mi piacerebbe proprio, andare a Torino (sarà perché mi piacerebbe tantissimo andare a Torino, in generale). Magari una volta ci troviamo a Torino. Boh.

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  2. Torino è una città molto bella e tutta da scoprire. E poi ha un Museo Egizio...

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