venerdì 20 aprile 2012

Il percorso dell'amore

"Mio padre non è mai stato in cucina a guardare mia madre consegnare le banconote alle fiamme. Si direbbe proprio di no. Non era al corrente del fatto - sembra piuttosto chiaro, se ricordo bene ogni cosa, che non sia venuto a saperlo fino a quella domenica pomeriggio sulla Chrysler di Mr Florence, quando mia madre lo raccontò a tutti noi riuniti. Ma allora perché rivedo la scena con tanta chiarezza, esattamente come la raccontai a Bob Marks (e ad altri - non fu lui il primo)? Vedo mio padre in piedi accanto al tavolo al centro della stanza - quello con il cassetto dei coltelli e delle forchette, e la vecchia tela cerata sopra - e, sulla tavola, vedo la scatola dei soldi. Mia madre alimenta scrupolosamente il fuoco con le banconote. In una mano tiene il coperchio della stufa usando il freddo a uncino annerito. E mio padre, poco lontano, non sembra solo permetterle di farlo, ma anche proteggerla. La scena è solenne, ma non folle. Sono persone nell'atto di compiere un gesto che giudicano naturale e necessario, e l'altra è convinta che l'importante sia garantire a quella persona la libertà di procedere. Capiscono che altri possono pensarla diversamente. Non li riguarda.
Faccio molta fatica a credere di essermi inventata tutto. Sembra talmente vero da essere vero; è quello che credo sul loro conto. Non ho mai smesso di crederlo. Ho smesso in compenso di raccontare la storia. Dopo Bob Marks, non l'ho più raccontanta a nessuno. Non mi pare. Non ho smesso soltanto perché, a rigor di termini, non era vera. Ma perché ho capito che dovevo rinunciare a aspettarmi che la gente condividesse il mio punto di vista. Ho dovuto rinunciare ad aspettare che gli altri approvassero anche solo in parte l'episodio. E come potrei sostenere di approvarlo io stessa? Se fossi stata il tipo da approvare una cosa del genere, se fossi stata capace di attuarla, non avrei fatto niente di quello che ho fatto: scappare di casa a quindici anni per andare a lavorare in un ristorante in città, iscrivermi a una scuola serale di ragioneria e stenodattilo, farmi assumere dall'agenzia immobiliare e infine aprirne una mia. Non avrei divorziato. Mio padre non sarebbe morto in una casa di riposo. Avrei i capelli bianchi, come da anni naturalmente sarebbero, anziché di un colore definito Alba Ramata. Anche potendo, non cambierei nessuna di queste cose, in effetti.
Era un brav'uomo, Bob Marks - di buon cuore e fantasioso, alle volte. Dopo la mia invettiva quel giorno mi disse - Non è il caso che tu te la prenda tanto con noi -. E un attimo dopo: - Questa era la tua stanza quando eri piccola? - Pensava fosse per quello che l'allusione agli eccessi sessuali mi aveva così turbata. 
E io ritenni che tanto valeva lasciarglielo credere. Dissi, S', sì, era camera mia quando era piccola. Tanto valeva rimediare subito. Vale sempre la pena di concedersi un momento di gentilezza e di riconciliazione, anche se prima o poi ci si dovrà separare. Mi chiedo se momenti del genere non siano ancora più preziosi, e deliberatamente cercati, per persone in condizioni simili alle mie di oggi di quanto non fossero all'interno dei matrimoni di una volta, quando amore e rancori crescevano sotterranei, talmente confusi e ostinati che così doveva sembrare fossero da sempre." ("Il percorso dell'amore", Alice Munro, pp. 31-32, Einaudi)

E sottoscrivo quanto dice Jonathan Franzen: "Alice Munro è una dei pochi scrittori a cui penso quando dico che la letteratura è la mia religione." 

Alice Munro è una scrittrice canadese che quest'anno compirà 81 anni. 

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