venerdì 6 aprile 2012

Ieri due donne litigavano in mezzo al parco per colpa di un uomo che aveva lasciato una delle due, la più giovane all'apparenza, per mettersi con l'altra, la più vecchia. S'insultavano, si spintonavano e a un certo punto una ha estratto dalla borsa della spesa delle lattine di pomodoro e ha cominciato a lanciarle sfiorando la testa di un bambino che non c'entrava nulla. A pieni polmoni urlavano bestemmie, minacce, promesse di morte e disgrazie. Confesso che tanto mi facevano pena, se non schifo, questi due esseri umani che non avrei mosso un dito se una delle due fosse stata spinta in acqua, l'avrei lasciata affogare e chi s'è visto s'è visto. Non sarebbe stato male anche un po' di sangue, una coltellata, un colpo di pistola, una decapitazione. Lo so, esagero, ma certe volte mi vengono questi pensieri...o meglio, mi vengono spesso. Se già gli esseri umani non mi piacciono, quelli di questo genere mi piacciono ancora meno. La storia si è conclusa con una coppia di poliziotti che le ha fermate identificandole e chiedendo loro spiegazioni. Il poliziotto sorrideva, la poliziotta un po' meno mentre le ascoltava urlare. A venti metri da loro un anziano non aveva mai smesso di leggere un romanzo in tedesco, "Rot", di Uwe Timm (che in italiano è questo libro e so che piace moltissimo a una persona che stimo davvero tanto). Io invece ero lì, seduto su una panchina, a perdere tempo. Che è una cosa che so fare molto bene. 





«È con te che voglio finire la mia vita, io ti ho scelto per raccogliere la mia anima dopo la mia morte» (Louis-Ferdinand Céline)



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