giovedì 9 febbraio 2012

John Barth

Amo le opere di John Barth e ho l'abitudine di rileggerle spesso, mi è successo nuovamente in questi giorni con "La fine della strada", la rilettura è nata per caso, poi per riscoprire alcuni passaggi, poi per un motivo stupidissimo che non starò a dire perché lo giudichereste completamente folle...credetemi è folle e lascio stare...e non ha ottenuto l'effetto voluto e mi sono sentito ancora una volta una merda....detto questo, ho letto da qualche parte che Genna scrive (posso anche sbagliarmi) che non si può provare empatia per il protagonista...beh, ecco, allora, come mi devo sentire se tutte le volte che rileggo questo libro mi sento invece vicino al protagonista?...se qualcuno per caso l'ha letto potrebbe provare ribrezzo per il sottoscritto...o anche no...però la prima volta che lo lessi gettai letteralmente il libro contro un muro perché era come leggere di me stesso...ancora peggio è stato sentirsi dire che utilizzo questo libro per giustificare me stesso...ci sto ragionando sopra e penso che sia una grande stronzata quella che mi è stata detta...ma anche no perché un fondo di verità forse ce l'ha...ma anche no...perché quando incontri una persona che è lì apposta per ribaltare ogni cosa che dici non si capisce più un cazzo...ecco...allora è anche per questo che mi sento vicino al protagonista di questo libro...ma anche no...però anche sì.


1 commento:

  1. sono ricapitato su questo post del passato...e volevo solo dire che anch'io mi ero ritrovato molto nel protagonista di questo libro, la prima e unica volta che lo lessi mi colpì profondamente, anche più degli altri libri di barth tradotti..
    un abbraccio
    d.

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