giovedì 9 febbraio 2012

Il Manifesto

Potrei scrivere stupidaggini e allora mi limito solo a dire che Il Manifesto è un quotidiano che gira in casa mia praticamente da sempre, anche se non sono mai stato comunista ma bensì anarchico e così gli altri che vivono con me, adesso che le mie/nostre tasche si sono notevolmente svuotate lo compro solo in occasioni speciali, quando me lo posso permettere, sabato e domenica ma non l'ho mai abbandonato per acquistare altri quotidiani tipo quello schifo di giornale che è Il Fatto Quotidiano (non ho mai sopportato i vari Furio Colombo, Antonio Padellaro, Marco Travaglio & Co. e l'inserto Saturno è veramente brutto). Appena ho l'occasione di entrare in una biblioteca che ha l'emeroteca mi siedo a leggerlo, anche perché sono davvero pochissimi quelli che lo leggono. Lo leggo perché scrive d'altro rispetto alla maggioranza dei giornali (nei giorni scorsi mi è capitato di sfogliare L'Unità e l'ho trovata indecente) e ne scrive in altro modo, perché mi fa incazzare per alcune sue posizione e mi fa sentire meno solo, perché certe volte mi viene voglia di accartocciarlo perché sono quattro pagine in croce che sembrano fotocopiate dagli anni '60 e altre di conservarlo, perché se sono così innamorato dei libri lo devo anche alle sue pagine culturali. Detto questo, Il Manifesto è in liquidazione coatta ed è prossimo alla scomparsa. Si potrebbero aprire discorsi infiniti, su tutto, sul mondo che cambia, sulle nuove tecnologie, sui contributi statali, etc etc ma per adesso lascio la copertina e l'editoriale.


"Senza fine"

Siamo alla prova cruciale, al corpo a corpo con la nostra stessa vita materiale e politica. Il manifesto andrà in liquidazione coatta amministrativa. Verranno funzionari di governo, che si sostituiranno al nostro consiglio di amministrazione. È una procedura cui siamo stati costretti dai tagli alla legge dell'editoria. Noi, come altre cento testate, nazionali e locali, non potremo chiudere il bilancio del 2011. Mario Monti e il ministro Passera potrebbero riuscire dove Berlusconi e Tremonti hanno fallito. Usiamo il condizionale perché non abbandoniamo il campo di battaglia e siamo ancora più determinati a combattere contro le leggi di un mercato che della libertà d'informazione farebbe volentieri un grande falò. La fine del manifesto sarebbe la vittoria senza prigionieri di un sistema che considera la libertà di stampa non un diritto costituzionale ma una concessione per un popolo di sudditi. La fisionomia della nostra testata, il suo carattere di editore puro, il nostro essere una cooperativa di giornalisti, hanno sempre costituito una felice anomalia, un'eresia, la testimonianza in carne e ossa che il mercato non è il monarca assoluto e le sue leggi non sono le nostre. Il compito che ci assumiamo e a cui vi chiediamo di partecipare è tutto politico. I tagli ai finanziamenti per l'editoria cooperativa e politica non sono misurabili «solo» in euro, in bilanci in rosso, in disoccupazione. Naturalmente, se avessimo la testa di un Marchionne sapremmo cosa fare per far quadrare i bilanci. Così come un vero mercato della pubblicità ci aiuterebbe a far quadrare i conti, e un aumento dei lettori nel nostro paese ci farebbe vivere in una buona democrazia. Ma è altrettanto evidente che le nostre difficoltà sono lo specchio della profonda crisi della politica, l'effetto di quella controrivoluzione che ha coltivato i semi dell'antipolitica, del «sono tutti uguali» fino a una sorta di pulizia etnica delle idee e dell'informazione. Care lettrici e cari lettori, siamo chiamati, noi e voi, a una sfida difficile e avvincente. Dovremo superare nemici visibili e trappole insidiose. Sappiamo come replicare alle politiche di questo governo, ma siamo profeti disarmati contro il successo del populismo, che urla contro il potere assumendone modi e fattezze. State con noi, comprateci tutti i giorni, abbiamo bisogno di ognuno di voi. Adesso che tutti hanno imparato lo slogan dei beni comuni, lasciateci la presunzione di avere rappresentato una delle sue radici, antica e disinteressata. Ed è per questo che nell'origine della nostra storia crediamo di vedere ancora una vita futura."

4 commenti:

  1. Il video appello qui:

    http://www.ilmanifesto.it/multimedia/?item=video&uri=multimedia/video/mricN/6440/

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  2. Mi hai sostituito alla perfezione in questo periodo che mi si è rafferddato il cervello, l'avrei dovuto fare pure io un post così... ma sono sempre in ritardo, spero di avere il tempo prima che sia troppo tardi. Come sai, leggo solo il manifesto, ignorando completamente gli altri, contro lo stupido luogo comune che per farsi un'idea chiara di ciò che succede, bisogna leggere diversi quotidiani (in teoria giusta, ma se tutti i quotidiani sono ormai simili? a parte ... il manifesto, che cavolo leggo?).

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  3. A me capita di sfogliare magari tutti i giornali in biblioteca e a parte cose minimine e lo scoop di ciascun giornale sostanzialmente sono identici. Per questo, dopo un'iniziale lontananza ho riconsiderato, in abbinamento se posso oppure sempre in biblioteca, i giornali locali della mia zona che non è che siano un granché nemmeno quelli però almeno, ogni tanto, ti riferiscono qualcosa che altrimenti non saprei mai.

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  4. Pure quelli della mia zona non sono un granchè, ad essere buoni, ma inevitabilmente qualcosa dicono (è vero, oltre a il manifesto leggo pure quelli).

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