venerdì 17 febbraio 2012

Appunti sparsi (Michel Houellebecq)

"Incapace di nostalgia
invidio la calma dei vecchi
la piccola morte nei loro sguardi,
la loro aria al di qua della vita.

Incapace d'impormi
invidio la sete dei conquistatori
la semplicità dei bambini,
il modo che hanno di piangere.

Il mio corpo teso fino al delirio
attende come un avvampare
un divenire, uno schiocco;
la notte mi esercito a morire."


"La letteratura è, profondamente, un'arte concettuale, è persino, per essere esatti, la sola. Le parole sono concetti; i cliché sono concetti. Nulla può essere affermato, negato, relativizzato, deriso senza l'aiuto dei concetti, e delle parole. Di qui la straordinaria robustezza dell'attività letteraria, che può rifiutarsi, autodistruggersi, dichiararsi impossibile senza smettere di essere se stessa. Che resiste a tutte le mises en abyme, a tutte le decostruzioni, a tutte le accumulazioni di gradi, per quanto sottili; che si rialza semplicemente, si scrolla e si rimette sulle zampe, come un cane che esce da uno stagno.
Contrariamente alla musica, contrariamente alla pittura, contrariamente anche al cinema, la letteratura può così assorbire e digerire quantità illimitate di derisione e di umorismo. I pericoli che la minacciano oggi non hanno nulla a che vedere con quelli che hanno minacciato, talvolta distrutto, le altre arti; dipendono assai di più dall'accelerazione delle percezioni e delle sensazioni che caratterizza la logica dell'ipermercato. Un libro infatti non può essere apprezzato che lentamente; implica una riflessione (non soprattutto nel senso di sforzo intellettuale, ma in quello di ritorno indietro); non c'è lettura senza fermata, senza movimento inverso, senza rilettura. Cosa impossibile e persino assurda in un mondo in cui tutto si evolve, tutto fluttua, in cui niente ha validità permanente: né le regole, né le cose, né gli esseri. Con tutte le sue forze (che furono grandi), la letteratura si oppone alla nozione di attualità permanente, di perpetuo presente. I libri richiamano dei lettori; ma questi lettori devono avere un'esistenza individuale e stabile: non possono essere puri consumatori, puri fantasmi; devono essere anche, in qualche manierea, dei soggetti. Minati dalla vile ossessione del politically correct, sbalorditi da un fiotto di pseudoinformazioni che danno loro l'illusione di una modificazione permanente delle categorie dell'esistenza (non si può più pensare ciò che si pensava dieci, cento o mille anni fa) gli occidentali contemporanei non riescono più a essere dei lettori; non riescono più a soddisfare l'umile richiesta di un libro posato davanti a loro: essere semplicemente degli esseri umani che pensano e sentono da soli. 
A maggior ragione, non possono sostenere questo ruolo di fronte a un altro essere. Però sarebbe necessario: poiché questa dissoluzione dell'essere è una dissoluzione tragica; e ciascuno, mosso da una nostalgia dolorosa, continua a chiedere all'altro ciò che non può più essere; a cercare, come un fantasma accecato, quel peso d'essere che non trova più se stesso. Quella resistenza, quella permanenza, quella profondità. Naturalmente ciascuno fallisce, e la solitudine è atroce."


(Appunti sparsi tratti da "La ricerca della felicità" di Michel Houellebecq e non confondetelo con quell'orribile film di Gabriele Muccino)
(Qui il video dei Father Muprhy "In Their Graves", tratto dall'album ...And He Told Us to Turn to the Sun (Aagoo, 2009)

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