mercoledì 25 gennaio 2012

Non ho visto e credo che non avrò mai la possibilità di vedere lo spettacolo teatrale "Sul concetto di volto nel figlio di Dio" di cui si è tanto parlato in questi anni. Non entro nel merito dello spettacolo proprio perché non l'ho visto e nemmeno nelle presunte motivazioni dei contestatori ma mi preme solo esprimere un mio parere personale e laterale che riguarda questo spettacolo, altre opere "forti" e anche il sottoscritto: cosa ci si aspetta quando si realizzano opere d'arte che turbano, che fanno o faranno discutere, che sfidano le chiusure mentali, le ritrosie, i pregiudizi, la morale costituita? Sta nell'ordine delle cose che ci saranno delle reazioni, che qualcuno lo vorrà proibire, che qualcuno lo attaccherà, che qualcuno lo vorrà bruciare, proibire, mettere all'indice. L'importante è non giustificarsi, non piegarsi e se qualcuno si ritiene offeso, turbato, vilipeso, disgustato si affronteranno i problemi che scaturiranno, senza piegarsi, mai, costi quel che costi, pagando anche con la vita quello che si fa. Altrimenti non ha senso scrivere, dipingere, suonare, filmare, fotografare, disegnare. Non ha senso vivere.

E qui la recensione del disco dei Soul Of The Cave.

3 commenti:

  1. Non aggiungo altro. Ben detto And.

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  2. E' che in un modo o nell'altro quando si tocca la religione (di qualunque religione si parli) si scatenano sempre queste polemiche e bisogna stare bene attenti alle parole...e mi limito a dire "E che due palle"

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  3. E inserisco una piccolissima cosa di Hitchens che su religione e Madre Teresa scrisse parole infuocate che condivido (questo brano l'ho copia incollato dal blog di Matteo Bordone):

    "Concludo con la domanda che Bill mi ha posto implicitamente prima: «Perché non accetti questa offerta meravigliosa? Perché non ti piacerebbe incontrare Shakespeare, per esempio?» Non so se voi crediate davvero che dopo la morte ci rimontino pezzo per pezzo, e si possa poi chiacchierare con degli autori del passato. Non è necessario crederlo secondo la teologia cristiana, e devo dire che a me sembra una barzelletta pure e semplice. L’unica ragione per cui mi piacerebbe incontrare Shakespeare, per lo meno potrei forse arrivare a desiderarlo, è perché POSSO GIÀ parlarci in qualunque momento, visto che È immortale, vive nelle opere che ci ha lasciato. E se le hai lette, incontrare chi le ha scritte si rivelerebbe quasi certamente una delusione. Ma quando Socrate fu condannato a morte per le sue speculazioni filosofiche, e per l’oltraggio blasfemo di avere sfidato gli dei della città — e accettò di essere ucciso — disse, be’, se siamo fortunati, forse potrò chiacchierare con altri grandi pensatori, filosofi e scettici. In altre parole la discussione su cosa sia buono e bello, cosa sia nobile, puro, vero potrà sempre proseguire.
    Perché questa cosa è importante? Perché piacerebbe anche a me? Perché è l’unica discussione che valga la pena di fare. Se continui o meno dopo la mia morte non lo so. Ma quello che so è che è di questo che voglio discutere finché sono ancora vivo. Il che per me significa che l’offerta della certezza, l’offerta della sicurezza assoluta, l’offerta di una fede impermeabile che non cede di un passo è un’offerta che non merita di essere accettata.

    Voglio vivere con la consapevolezza di non conoscere ancora niente a sufficienza; che non ho capito abbastanza; che non POSSO saperne abbastanza; che mi muovo sempre, vorace, a un passo da un enorme tesoro di conoscenza e saggezza. Non potrei vivere in un altro modo. E vi chiedo di stare attenti a chi viene a dirvi, ALLA VOSTRA ETÀ, che siete MORTI finché non la pensate come loro — che cosa terribile da dire a dei bambini! — e che l’unico modo di vivere è accettare un’autorità assoluta: non pensate che sia un regalo. È un bicchiere avvelenato. Rifiutatelo, anche se vi sembra allettante. Rischiate, pensate con la vostra testa. Così troverete molta più felicità, verità, bellezza e saggezza sulla vostra strada." (Christopher Hitchens, novembre 2010")

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