giovedì 12 gennaio 2012

Nelle discussioni con mia cugina che vive in Africa spesso lei lancia strali contro gli Occidentali (ma ormai anche Orientali) che le capita di incontrare sugli aerei da e per l'Europa. Il ribrezzo che prova per loro è qualcosa che difficilmente riesce a nascondere. Il pezzo sotto, tratto da "Viaggio al termine della notte" le piacque molto quando glielo spedii tempo fa. Come potete ben sapere ormai LFC fa parte della mia vita da quasi ormai ven'tanni e da non smetto mai di rileggere le sue opere e tutte quelle escono su di lui. E devo anche dire che ho una cugina che non accetta minimamente che i suoi parenti la vadano a trovare per una vacanza e nemmeno per restare lì qualche giorno o settimana a fingere di dare una mano. "Se vuoi, impara una lingua, impara a fare qualcosa e poi vedi cosa fare" ha sempre risposto.

"Ma, passate le coste del Portogallo, le cose si sono messe al peggio. Irresistibilmente, un certo mattino sveglianoci, fummo come dominati da un'atmosfera da sauna infinitamente tiepida, inquietante. L'acqua nei bicchieri, il mare, l'aria, le lenzuola, il nostro sudore, tutto, tiepido, caldo, Ormai impossibile di notte, di giorno, avere qualcosa di fresco sotto le mani, sotto il sedere, in gola, salvo il ghiaccio del bar col whisky. Allora una disperazione meschina s'è abbattuta sui passeggeri dell'Admiral-Bragueton condannati a non allontanarsi più dal bar, stregati, inchiodati ai ventilatori, incollati ai cubetti del ghiaccio, a scambiarsi minacce tra carte e rimpianti in cadenze incoerenti. Non è andata per le lunghe. Nella stabilità disperante del calore tutto il contenuto umano del naviglio s'è coagulato in una ubriachezza di massa. Ci si muoveva mollemente tra i ponti, come polipi in fondo a una tinozza d'acqua sciapa. E' da quel momento che abbiamo visto squadernarsi a fior di pelle l'angosciante natura dei Bianchi, provocata, liberata, bella sguaiata insomma, la loro vera natura, proprio come in guerra. Stufa tropicale per istinti da rospo o da vipera che vengono a sbocciare al mese d'agosto, sui fianchi screpolati delle prigioni. Nel freddo dell'Europa, sotto i grigiori pudichi del Nord, si può solo, macelli a parte, sospettare la brulicante crudeltà dei nostri fratelli, ma il loro marciume invade la superficie appena li punzecchia la febbre ignobile dei Tropici. E' allora che sbraghi da disperato e la maialaggine trionfa e ci ricopre per intero. E' la confessione biologica. Quando il lavoro e il freddo non ti fanno più da astringente, allentano un momento la morsa, si può scorgere dei Bianchi quel che si scopre su una spiaggia ridente, quando il mare si ritira: la verità, stagni dalle grevi puzze, granchi, carogne e stronzi." (pag. 128-129)


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