martedì 31 gennaio 2012

La curiosa scomparsa di Leone Guerrino - (Giovanni Aprile – Francesco Ficarra, Area51 Editore)


Leone Guerrino è scomparso. È sparito molti anni fa, oppure ieri. Sulla base di una labile traccia i suoi fratelli di sangue, Assergio e Orso, decidono di abbandonare la Pregiata Compagnia degli Aperitivi e si mettono in viaggio sulla rotta del mistero per eccellenza: il ramo della Transiberiana che conduce al cuore perduto dell'Asia Centrale. Più si vanno avvicinando alla meta, infatti, più i contorni del paesaggio si fanno metafisici e sfuggenti. Progressivamente il mondo si smaterializza, il tempo si sbriciola. Reciso ogni legame con la vita quotidiana e la sua fuorviante "normalità", Orso e Assergio sprofondano in una irrealtà liquida in cui ogni fantasma può prendere corpo: arruolati nell'Armata Rossa mongola, finiranno per battersi contro le truppe bianche del folle sanguinario barone Ungern-Sternberg. E proprio lì, sulla delicata linea di confine tra Oriente e Occidente, troveranno ciò che da tempo vanno cercando. Dieci anni dopo "L'improvvisa storia di Leone Guerrino", il cui manoscritto fu misteriosamente trafugato prima della pubblicazione, gli autori tornano alla ribalta con uno spumeggiante sequel di nessun prequel, riportando in scena Orso e Assergio mentre Leone, come nella miglior tradizione del genere, resta il convitato di pietra, protagonista silenzioso e invisibile. Inedito incrocio tra la narrazione generazionale, il road-movie e il romanzo d'avventure, "La curiosa scomparsa di Leone Guerrino" è animato da una ininterrotta tensione narrativa nonostante il montaggio frammentario e la decostruzione della sequenza temporale. Su uno scenario che si fa sempre più evanescente man mano che si allarga nello spazio e nel tempo, i personaggi si stagliano vividi sulla scena grazie all'uso spregiudicato di dialoghi serratissimi, dove esplode in tutta la sua forza l'irrisione dell'ironia come strumento di analisi.

BIO D'AUTORI

Dietro gli pseudonimi di Francesco Ficarra e Giovanni Aprile si nasconde, come è ormai noto a tutti, Leone Guerrino. Sbaglierebbe, tuttavia, chi volesse vedere in questa insolita forma di sdoppiamento un tributo alla schizofrenia dilagante: il cammino di Leone è fin da subito indirizzato al di là di simili tormenti verso nuove creazioni. Nella prima adolescenza si impadronisce di una mezza dozzina di accordi di chitarra, e brandendoli come un manubrio cerca di andarci in bicicletta nella vita. Il progetto, che taluni subito bocciano come velleitario, riesce in effetti solo parzialmente. Non sarebbe impossibile, sulla base di ciò che le sue opere ci dicono di lui, ricostruire età e destini di Leone; preferiamo lasciare ad altri quest’ardua fatica da archivisti. Ci sembra comunque di poter escludere che si sia laureato a Yale. Ci piace invece osservare che, nato nell'insalubre Padania, ma con le radici a mollo nel Mediterraneo, Leone aspira da sempre a fondare una città di pianura aperta sul mare. Tale fondazione avviene – come sempre – per germinazione spontanea di singoli luoghi che progressivamente si incontrano, si giustappongono, cercano il loro incastro, e finalmente si sciolgono l’uno nell’altro in un amplesso spirituale e urbanistico insieme. C'è qualcosa di oscuramente sessuale nel procedimento dialettico. Né, per quanto ne sappiamo, può nascere alcunché se non da un atto di amore carnale. E in questa nuova città, in questa "civitas nova" per usare espressioni pregnanti e allusive di cui ignoriamo il senso, lo spazio è nuovamente nella disponibilità dell'uomo, che lo abita tramite il Silenzio. Il Silenzio, questo bene prezioso che alberga in noi ma al quale non si provvede a educarci, talvolta è necessario cercarlo molto lontano: allora ci si mette in viaggio. È qui che Leone Guerrino ha l'intuizione fondamentale della sua vita di autore: inventa se stesso e i suoi amici come personaggi, attraverso i quali lascia che il viaggio si racconti. "La curiosa scomparsa di Leone Guerrino" è l'ultima – la più recente – tappa del cammino.

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