venerdì 30 dicembre 2011

Riprendiamo questo post comparso sul blog di Loredana Lipperini. Spetta a noi, spetta a voi. 

mercoledì 28 dicembre 2011

Lo sa il vento - Il male invisibile della Sardegna


Trovate la recensione di questo libro qui:

Contraddizioni

Tutti figli degli hamburger?

Se comprate e consumate siete dei consumisti, se non comprate e non consumate non fate il bene della nazione, se non aggiungete nulla al vostro guardaroba siete degli egoisti che vogliono affamare i commercianti, se girate per negozi e comprate l'ennessimo giaccone o l'ennesimo paio di scarpe (metteteci dentro tutto a seconda dei vostri gusti) siete degli esseri frivoli che non pensano ai poveri che non hanno da mangiare, se il vostro pranzo di Natale era più sobrio del solito ve ne fregate del Made in Italy, se vi abbuffate senza ritegno vi parlano di quanto la vostra salute gravi sui conti dello stato...e via così...per conto mio, sono solo contento che i consumi diminuiscano, anzi dovrebbero diminuire ancora di più...costi quel che costi...

"La città nasconde fin che può le folle dai piedi sporchi nelle sue lunghe fogne elettriche. Torneranno alla superficie soltanto alla domenica. Allora, quando saranno fuori bisognerà non farsi vedere. Una sola domenica a vederli distrarsi, basterebbe a levarvi per sempre la voglia di scherzare. Intorno al metrò, vicino ai bastioni sfrigola, endemico, l'odore delle guerre che si trascinano, del tanfo dei villaggi sbruciacchiati, mal cotti, delle rivoluzioni abortite, dei commerci alla bancarotta. Gli straccivendoli della zona bruciano da tempo immemorabile gli stessi piccoli mucchi umidi nei fossati controvento. Sono dei barbari mancati questi fantaccini pieni di quartini e di fatica. Vanno a tossire al Dispensario lì vicino, invece di buttar giù i tram dalla scarpata e di andarsi a fare una bella pisciata nel dazio. Niente più sangue. Niente più storie. Quando la guerra tornerà, la prossima, faranno ancora una volta fortuna a vender pelli di topo, cocaina e maschere di lamiera ondulata." ("Viaggio al termine della notte - Louis Ferdinand Céline).....e come succede ormai da tanti anni a questa parte Ferdinand è uno dei miei approdi sicuri...mi basta prendere uno qualunque dei suoi libri per tornare a respirare e sentirmi davvero a casa)

martedì 27 dicembre 2011

Egitto e scavi

Se vi interessa il mondo dell'Antico Egitto potete andare qui e seguire la campagna di scavi a cui partecipa da anni anche mia sorella Anna.

Autostrade notturne

La notte di Natale con i camionisti fermi nei parcheggi degli autogrill che festeggiano come possono e chiamano a casa in tutte le lingue del mondo le fidanzate, le mogli, i figli, i genitori, le amanti e le loro voci rotte dalla commozione e dalla lontananza non possono che commuovere. Uno di questi, sarà stato sulla quarantina, sedeva su una panchina e mangiava una fetta di panettone con in testa il cappello di Babbo Natale e il cellulare sulle ginocchia. Quanto gli mancava per arrivare a casa? E forse era uno di quelli che doveva ancora scaricare o caricare la merce? E c'era qualcuno ad aspettarlo a casa? Ricordo che sei o sette anni fa un camionista arrivò in Cooperativa nel primo pomeriggio del 24 per caricare tutti gli espositori che avevano appena finito di montare. Avrebbe dovuto essere già in viaggio dalla notte prima ma per tutta una serie di problemi era rimasto bloccato in Italia. Quel giorno festeggiavamo l'inizio delle vacanze e mentre gli caricavamo il camion andò a sedersi con gli altri per mangiare e bere qualcosa in compagnia e come si commosse quando uno dei disabili si fece scattare una foto abbracciato a lui e poi nella cabina del suo camion. Prima che se ne andasse gli regalammo un paio di panettoni e dei biscotti da portare alla sua famiglia e la maglietta ricordo con il simbolo della Cooperativa. Ricorderò per sempre il suo volto segnato dalla fatica e bagnato dalle lacrime. Ancora oggi la sua foto è appesa al muro dei ricordi e tutte le volte che ci torno e la guardo devo proprio sforzarmi per non commuovermi.

giovedì 22 dicembre 2011

Fine d'anno

Nessuno più ormai si ricorda dell'Iraq. In tanti erano impegnati a leggere bavosi i verbali dell'intercettazioni del bordello o le solite e immancabili diatribe su Santoro e poi Fiorello e poi Fazio e poi Saviano, etc, etc. Sui giornali, più per un atto dovuto che per altro, pubblicano qualche articolo adesso che più o meno se ne sono andati i soldati statunitensi ma intanto laggiù succede questo e nelle settimane, mesi, anni scorsi lo stilicidio di morti e attentati è andato avanti come al solito.

Il mio è' solo un breve sfogo causato anche da un veloce scambio via mail con mia cugina suora che vive da anni a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo. Se è difficile trovare notizie che trattino di quanto sta accadendo laggiù ma anche in altri luoghi del mondo ci si può invece sbizzarrire col cenone, col nuovo tipo di Panda, con le cassanate, con Vecchioni/Jovanotti/Vasco/Ligabue/Fiorello/Baricco/Mentana/Dandini & Co., con le diete, col cinepanettone o con il solito film italiano d'autore da promuovere per non far chiudere i rubinetti degli aiuti di stato, per non dire dei servizi a profusione sul campionato di calcio stando però ben attenti a parlarne in punta di piedi se scoppiano scandali (da appassionato di ciclismo i due pesi e le due misure sono evidenti) oppure ci si può dilettare con le sue rituali gazzarre televisive coi politici e il consueto stuolo di lacchè che li circondano o coi comici zeligghini o di sinistra salottiera che hanno smesso da anni di far ridere. Certe volte ho come l'impressione che tutti questi "nuovi" mezzi d'informazione o di comunicazione piuttosto che aprirci gli occhi sul mondo e incuriosirci ce li abbiano coperti ancora di più di una patina che sembra cemento spolverato di divertimento e che alla fine quelli che s'informano siano sempre e solo una ristretta elite molto spesso con la puzza sotto il naso (e mi ci metto anche io fra gli snob pedanti e rompicoglioni)...e ci penso, ci penso spesso a queste cose anche quando ascolto le parole di mia sorella che da quasi dieci anni trascorre dei mesi in Egitto e mi parla della differenza fra i ragazzi de Il Cairo e quelli di Luxor...e mi offrono più spunti di riflessione i suoi racconti di gente comune piuttosto che mille servizi e mille articoli, come il fatto che molti ragazzi egiziani non vogliono più parlare l'arabo ma l'inglese...

Lasciamo stare perché altrimenti... 

mercoledì 21 dicembre 2011

iPodissea

Magari a qualcuno interessa:

Valentina Ziliani, redattrice di Contaminazioni Positive, con l’aiuto di Andrea Signorelli, ha chiamato all’appello scrittori, blogger, giornalisti, musicisti e critici e giovani penne italiane chiedendo loro un contributo (di qualsiasi tipo: racconto, articolo, post, minisaggio) che avesse come topic l’iPod e la cultura dell’mp3.

Il risultato è iPodissea, una linea editoriale curata graficamente da NT Group: 42 pagine che potete leggere qui:

martedì 20 dicembre 2011

Torsten Krol - Gli Uomini Delfino

Trovate la recensione di questo libro qui:

Birds Of Passage - Winter Lady

Una delle più belle scoperte degli ultimi anni "Birds Of Passage" e il suo nuovo disco è "Winter Lady" ed è bellissimo come il precedente "Without The World".




E su Ondarock potete leggere una sua intervista.

lunedì 19 dicembre 2011

Giorni apocalittici

"Senza di te ho perso un po' d'ilarità Berrò di più per annegare la città." (Gazebo Penguins)


Fra meno di una settimana celebrano il Natale e poi in rapida sequenza il resto delle feste. Non festeggiandole farei volentieri a meno di pranzi e cene, scambi di auguri e regali e mi toccherà, forse, un solo pranzo e nemmeno troppo lungo, anzi. Diciamo solo che negli ultimi anni, per tutta una serie di questioni che adesso non sto a raccontarvi, sono riuscito comunque a proteggermi da questi giorni che per moltissime persone sono la parte centrale e più emozionante dell'anno. Ognuno è liberissimo di fare quello e come vuole ma così come tutti gli altri vogliono festeggiare, vedere i parenti, etc etc, vorrei anche io essere libero di occupare questi giorni come meglio credo, ovvero non partecipare ai festeggiamenti. Pure da bambino vedevo tutti gli altri miei compagni che già a novembre cominciavano a parlare di Natale e fantastici regali e non mi sentivo per niente coinvolto dalla loro euforia e la notte di Natale non dormivo esattamente come non dormivo gli altri giorni. Adesso qualcuno penserà che voglio fare per forza il bastian contrario, che è tutta una questione di depressione o di posa ma vi prego di credermi, a Natale & Co. gradirei vivere come gli altri giorni. E' che faccio già fatica a vivere normalmente, è che mi fanno schifo le cene, i pranzi e quelli allargati sono ancora peggio, le feste in generale, l'ultimo dell'anno, i dolci, il cappone, lo zampone, lo shopping (sto peggio in un negozio pieno che bloccato in tangenziale), la confusione, i ritrovi familiari, le illuminazioni, il babbo natale che distribuisce i doni in piazza, le piste di pattinaggio, i cosidetti presepi artistici, le bancarelle stupidissime, i parenti che non vedi mai e che non capisco perché io debba parlargli, lo scambio di regali, i baci e gli abbracci, le tovaglie rosse, è che questi giorni/settimane, pur vivendole da esterno, mi fanno sempre più male e non ci sono armature in grado di proteggermi da questo assalto pestilenziale. Quando gli altri si augurano che arrivino questi giorni, io mi auguro che passino il prima possibile.

...e intanto che mi dedico alle pagine nuove e ai libri che ricevo, rileggo spesso le stesse cose come il libro dell'immagine, in attesa che si affacci all'orizzonte qualcosa che mi interessi veramente, oppure, come sto facendo, mi ributto nella rilettura di tutte le opere di George Saunders o Rick Moody o Steven Millhauser (un autore ingiustamente dimenticata) con una spruzzata di Landolfi  (Cancroregina) e la rilettura de "Il gregario" dell'amico Paolo Mascheri. Se qualcuno di voi si sta chiedendo se ho avuto a che fare con Il re pallido. No. Volutamente no. Aspetto. Lo leggerò quando sarà giunto il momento. Qualcuno di voi sa quanto io sia legato a quell'autore e proprio perchè ci sono legato profondamente lo prenderò in mano solo quando me la sentirò. Nei giorni scorsi mi è stato chiesto di leggerlo e di scriverne qualcosa ma ho rifiutato perché non me la sentivo, perché personalmente vivo la lettura in un altro modo e mi va bene così perchè è così che sono fatto... 



domenica 18 dicembre 2011

Tenhi

Dopo un'attesa di quasi 5 anni dal loro ultimo lavoro "Maaaet" finalmente esce il nuovo disco dei finlandesi Tenhi: "Saivo". A qualcuno potranno sembrare all'apparenza dei Sigur Ros finlandesi e sicuramente punti di contatto fra i due gruppi ce ne sono ma ascoltando gli album ci si accorgerà che le strade divergono e non poco:





sabato 17 dicembre 2011

Gianfranco Franchi - L'arte del Piano B . Un libro strategico

Se vi interessa, se siete in grado o capaci di arrivarci

Lunedì 19 dicembre – ore 18.30 - Libreria Knulp a Trieste:

Ricky Russo e Patrick Karlsen, presenteranno il nuovo libro del loro stravagante figliolo Gianfranco Franchi perduto nelle paludi capitoline da trentatre anni e uno sbuffo.

"L’arte del Piano B. Un libro strategico"

Non mancheranno tutta una serie di grandi e fiabeschi ospiti: l’uomo che insegnava storia e metteva i dischi sul molo, l’uomo che parlava alle capre, sul Carso, con un paio di lauree guadagnate a Dublino, e l’uomo che lavorava sui carburanti ecologici, una laurea in lettere in tasca. Tutti uomini del Piano B. Tutti personaggi reali.

Featuring D’Amelio, Milic, Biaschini et al.

Altro che la Spectre. Altro che la Cia. Altro che il Mossad. Gli Uomini del Piano B sono figure incredibilmente misteriose. Stravaganti, fiabesche, intelligentissime. È difficile che uno di loro si penta, e si decida a parlare di quel che ha vissuto. Più facile che un loro fan decida di fare propaganda alla loro visione del mondo, come un evangelista. Perché questo libro nasce per parlare a tutti, perché tutti hanno un Piano B, nessuno escluso. Ma non tutti sono Uomini del Piano B: almeno, non ancora. E allora ecco principi, esempi, applicazioni: L’arte del Piano B. Un libro strategico è una guida ludica, trasversale, solare e pop alla via di fuga. Sì, un altro mondo è possibile. Qui e ora. E in quel mondo, promesso, semplicemente potrete ricominciare a stare bene. Ma bene davvero.

(Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), letterato romano di sangue giuliano, austriaco e istriano, ha pubblicato in narrativa “Monteverde” (Castelvecchi, 2009), “Disorder” e “Pagano “(Il Foglio Letterario, 2006, 2007); in saggistica, “Radiohead. A Kid” (Arcana, 2009); in poesia, “L’inadempienza” (Il Foglio Letterario, 2008). Anima il popolare portale di comunicazione letteraria e dello spettacolo Lankelot dal 2003. Nella vita di tutti i giorni è un consulente editoriale, uno scout e un critico letterario. Per ora.)


E sempre per restare a Trieste segnalo il disco "Formigole" di Toni Bruna e potete ascoltare (e "vedere") una canzoncina qui

mercoledì 14 dicembre 2011

Piero Ciampi - Sporca estate

Questa canzone sarebbe piaciuta tantissimo a mio zio. Seppure ci dividessero la politica e il calcio, e quanti litigi fra noi due, non smise mai di sostenermi nei miei momenti neri. E mi si riempiono gli occhi di lacrime quando ricordo le ore impiegate per aiutarlo nel suo progetto di una vita, registrare una serie di dischi, sei, in cui reinterpretava con la tromba una serie di brani di musica classica o popolare e di colonne sonore. Fu il suo lascito ai due figli e ai nipoti. Quando terminò di registrarli si ammalò e morì. E' stato seppellito con una tromba comprata a Salisburgo in una delle sue ultime estati di vacanze. Aveva un fratello, Adriano, morto nel 1944 a 16 anni e dal quale mia madre ha ereditato il nome, le labbra e il taglio degli occhi. Adriano aveva imparato a suonare il pianoforte e l'organo da autodidatta e ancora oggi mi capita di incontrare degli anziani che ricordano il suo talento. Il giorno della morte di Adriano mia nonna era all'ospedale e non appena fu dimessa corse al cimitero e rimase sdraiata sulla terra gelata della fossa e la dovettero portare via con la forza. Mio zio, allora quattordicenne, smise di suonare per qualche anno ma non potè fare a meno di tornare a suonare. Sapeva suonare anche il pianoforte mio zio ma non c'era verso di farglielo suonare. Un giorno lo vidi davanti a una tastiera elettronica che muoveva le dita senza però appoggiarle ai tasti. Quando si avvicina il Natale il suo ricordo torna a far male e quando mi capita di passare da mia zia trovo sempre una scusa per infilare la testa nella sua stanza e sono ancora lì gli spartiti, il leggio, i dischi, le fotografie, le coppe e i miei due libri infilati fra tutti gli altri. Quando gli regalai il primo, si commosse e io scappai via, giù dalle scale del suo palazzo di cooperativa e cominciai a correre e a correre senza mai fermarmi.

SPORCA ESTATE (Ciampi - Marchetti)

Figli, come mi mancate.
Sporca estate.
E tu che dici
che ho distrutto la tua vita,
capirai mai
che il tuo dolore
si è aggiunto al mio?
Nella mia vita non ho fatto
che rimorchiare,
sporca estate,
a mia volta rimorchiato,
quindi definitivamente scaricato.
Figli, vi porterei a cena
sulle stelle,
ma non ci siete,
ma non ci siete,
ma non ci siete.

martedì 13 dicembre 2011

Appunti

Il frammento 7 tratto da "Céline, ancora" di Giancarlo Pontiggia contenuto in Céline e il caso delle "Bagatelle" di Riccardo De Benedetti: "Perché - ci chiediamo in un ultimo, forse vano, soprassalto di chiarezza - coloro che nel Novecento non si sono accontentati delle deboli verità sociali che la cultura dominante ammanniva, si sono trovati a estremizzare, a delirare, al punto da non poter più dire alcuna verità, spesso a non saper più di cosa stavano veramente parlando? Perché una cosa è indubbia, ed è il motivo per cui non riusciamo a restare indifferenti di fronte a Céline: la sua opera (Bagatelles comprese) è tutta animata da una strenua, violenta, parossistica ricerca delle verità sulla natura dell'uomo. Ma più Céline cerca di dirle, le sue verità ferite e feroci, più sbatte contro il grande apparato di menzogne politiche della modernità; e più cerca di smontarlo, questo apparato, più dalla verità fatalmente si allontana. Céline è condannato al vuoto, a non poter comunicare nulla, forse, proprio per il fascino stilistico che esercita, l'umor nero che lo accompagna, l'energia blasfema, distruttiva che sprigiona. Le sue intuizioni gli si deformano sotto il peso dello stile, fino a perdersi nella vertigine compiaciuta del grido, nell'estasi solitaria dell'invenzione. Ogni eccesso mortifica la verità: Céline lo sapeva benissimo, e le sue ossessive, grandiose, stilistiche conneries hanno finito per ornare a meraviglia il nostro secolo. Censurare le Bagatelles, in fondo, faceva parte del gioco."

E il caso vuole che mentre restituivo questo libro in biblioteca proprio accanto a me una donna sulla cinquantina posava sul bacone "Le spade" di Roger Nimier (un altro di quelli che forse mi avrebbe fatto fare una brutta fine). Ci siamo sfiorati con lo sguardo e non abbiamo potuto che sorridere. E ancora più strano è stato reincontrare  mezz'ora dopo questa stessa sconosciuta e sentirsi salutare con un "Le auguro di cuore una buona giornata". Qualcuno ci costruirebbe sopra una storia tipo Autumn in New York o Ateriosclerotici in libera uscita (se non conoscete questo film, cercatelo e lo troverete) mentre io mi sono limitato a guardare il suo golden retriever che palesamente innervosito ha guardato prima il sottoscritto poi i tacchi della sua padrona e di seguito ha abbaiato, ha annusato un giornale gratuiato, ha pisciato contro un muro e si è rifiutato di proseguire in una probabile serata di shopping. A quel punto me ne sono andato. Credo che a Nimier quella tipa sarebbe piaciuta tantissimo. O forse no. Ma che ne so io? 

Peter Kernel - White Death & Black Heart


Trovate la recensione qui:

domenica 11 dicembre 2011

Biblioteche, ripensamenti, librerie, divagazioni...e perdonatemi...per la confusione

(Premessa: queste mie riflessione sono ispirate da un post sul blog dell'amica e "collega" monnalisa a proposito della possibile chiusura della Libreria Croce a Roma)

Se fossi costretto scegliere fra biblioteche e librerie sceglierei di sicuro le biblioteche. Sono come una seconda casa per il sottoscritto mentre le librerie (sto parlando delle librerie non dei supermercati del libro), per uno come me non molto abituato a parlare e ad avere gente fra i piedi potevano trasformarsi in luoghi di profondo imbarazzo e nervosismo anche se poi è normale ricordare l’importanza di un certo (uso questo termine volutamente, col rischio di passare per uno snob del cavolo) tipo di librerie all’interno di una città/quartiere, cose così ovvie che nessuno si ricorda più (la chiusura de La libreria dell’Angelo a Lecco non fu solo la chiusura di una libreria ma la scomparsa di un luogo di rielaborazione culturale, politica e storica, nonché la possibilità di incontrare un ragazzo straordinario). Non avendo mai avuto molti soldi (in casa e singolarmente) le biblioteche sono state  da sempre uno dei miei luoghi prediletti ma anche di mia sorella e non solo quella del mio paese di 4500 anime ma anche tutte quel del circondario e della città dove studiai poi al liceo. Bicicletta+treno+passaggi+gambe e più tardi la macchina per girare tutte le biblioteche possibili alla ricerca dei libri e degli spazi giusti per me. Diventare quasi tutt'uno con le biblioteche, studiare i loro locali, i frequentatori, i silenzi, i vuoti, i soffitti bassi, le persone sedute ai tavoli, gli improvvisi scambi di vita comunitaria, i volontari e i bambini, le coppiette e i solitari, gli studenti universitari e i ragazzini delle ricerche di gruppo, gli studenti in difficoltà seguiti dal personale del Comune o delle cooperative, quelli che ci vanno per leggere il giornale e quelli per scegliere un film o leggere un annuncio di lavoro o iscriversi a una gita sociale. Niente di idilliaco, si badi bene, niente sacralizzazione e sicuramente una visione la mia causata anche dalla cronica mancanza di soldi e dalla mia voracità di lettore e le biblioteche aiutano di certo uno come me che legge tanto e non può permettersi di spendere soldi per il libro sbagliato...perché non tutti i libri si devono leggere per forza, non tutti i libri sono fatti per noi...Non che sia necessariamente una cosa sbagliata acquistare un libro sbagliato (sono passato all'acquisto) perché lo si può sempre riciclare e magari un giorno...ma tendenzialmente quando succede girano non poco i coglioni....e quanto mi giravano anni fa quando potevo comprare un disco al mese e porca miseria acquistavo il disco sbagliato…non c’era internet per ascoltare qualche anteprima, c’erano sì i giornali (Il Mucchio, Rumore, Rockerilla, Blow Up letti da qualche parte o prestati da amici) e i consigli di qualche persona fidata oppure i passaggi su Videomusic/MTV (ma la televisione era semivietata a casa mia) o in qualche programma radio (ho il sospetto che a un certo punto conobbi gli Scisma grazie a Diaco che lavorava su Radiorai) e aggiungo che ai quei tempi io e mia sorella ma anche altri amici avevamo pure il problema di non usare troppe pile del walkmann o troppe cassette da registrare (meno male che non avevamo il Vhs, il videoregistratore comparve a casa nostra proprio quando stava scomparendo dal mercato)....che dire mio padre e mia madre sono stati sempre rigidissimi su queste cose…ma dobbiamo anche ringraziare la loro rigidità esasperante perché in questo modo siamo stati costretti ad arrangiarci in mille modi…e non dico altro…perché qualche segreto me lo tengo e intanto sto divagando come al solito…ma neanche troppo nel senso che pure io mi rammarico per la chiusura delle librerie (l’ho scritto più sopra e perché mi ripeto?) ma devo anche dire che il 90% delle librerie in cui mi è capitato di entrare non erano un granché, i proprietari e/o personale erano indisponenti, maleducati, supponenti, dell’anteguerra e ho trovato raramente quegli ambienti che le persone amano ricordare…erano negozi, semplicemente dei negozi, che vendevano prodotti…ma allora il discorso cambia e ha a che fare coi libri e la cultura ma fino a un certo punto…fa parte di un mondo che sta scomparendo…però sorrido perché quando cominciarono a scomparire i negozi dal mio paese mia nonna sorrise e disse che finalmente se ne andavano gli strozzini/affamatori/ladri/usurai/pettegoli/furbi/ipocriti…forse esagerava ma un gran bel fondo di verità ce lo aveva….e così ritornando al discorso, sì, le librerie avevano la loro importanza ma fino a un certo punto oppure ce l’avevano ma in un mondo diverso e per ritornare a quell’importanza bisognerebbe tornare al passato e a me questo tipo di ragionamento piace fino a un certo punto…e la stessa cosa mi succedeva quando andavo a cercare dischi da Buscemi a Milano e io odiavo la gente che ci lavorava, non li sopportavo proprio e ci andavo solo perché avevano i dischi che mi interessavano…il luogo in sé mi faceva anche schifo e non ho mai subito più di troppo il fascino di quella zona di Milano…e talvolta sognavo un Buscemi senza commessi ma solo con dischi…di Milano ricordo con commozione la Libreria Calusca ma anche lì è tutto un altro discorso…e sto divagando, dio santo, come sono bravo a farlo e allora in un momento storico come il nostro scosso da profonde trasformazioni, dell’arrivo dell’ebook ma anche di Itunes e bla bla bla,  mi interessa maggiormente riportare al centro del dibattito la funzione delle biblioteche come luogo decisivo di crescita e conoscenza, aperto a tutti e aperto sempre di più, con personale motivato, sensibile e variegato, curioso e disponibile al confronto, rispettoso del silenzio e dell’individualità di ciascuno dei lettori, da chi ha bisogno di consigli a chi non vuole parlare con nessuno, come il sottoscritto e vuole rimanere per i fatti suoi, magari potendoci rimanere dalle 8 di mattina alle 8 di sera di una domenica a leggere, senza destare particolari interessi, senza mai essere cacciato e con la possibilità di spiluccare fra gli scaffali, fotocopiare pagine, consultare internet, e resto sempre basito quando penso che di sabato la biblioteca del mio paese resta aperta solo la mattina per pochissime ore e poi basta…questione di tagli, di mancanza di soldi, sì, sì, è più probabile che ci sia una penuria di cervelli in giro…una voluta penuria di cervelli in giro…e io continuo a immaginare spazi aperti di socialità condivisa nelle differenze…e cosa mi tocca dire, io che faccio fatica a stare con gli altri…ma è nelle biblioteche che sono cresciuto, che mi sono rifugiato, che ho pianto e riso, che ho scritto, che ho conosciuto a distanza la mia compagna, che ho incontrato Céline, che ho trovato la forza di reagire, di respirare, di dimenticare tutto. Sedermi a leggere senza dover chiedere nulla a nessuno, senza essere assillato dal denaro, da commessi, da offerte e promozioni, da consigli e chiacchiere. Niente. Ed è una sensazione rarissima al giorno d’oggi questa. Davvero rara.

venerdì 9 dicembre 2011

XXXXXX



quando compie gli anni qualcuno io penso a una persona che avrebbe dovuto essere viva al mio posto...per questo motivo odio i compleanni...non solo il mio...non amo i festeggiamenti...non amo le torte e le candele...fatele spegnere a quella persona se ne siete capaci...se ci riuscite, poi festeggiamo...ma tanto non ce la farà mai nessuno...e allora non festeggiatemi, lasciate stare...nella letterina di Natale l'ho sempre messa in cima alla lista ma questa mia richiesta non è mai stata esaudita...a leggere la mia letterina deve esserci stato un Babbo Natale (o un aiutante) particolarmente stronzo o ubriaco....eppure io continuo a volere bene a quel tipo con la barba bianca e la slitta che va di qua e di là con la slitta carica di doni...anche se si dimentica, anche se non ce la fa, anche se si confonde...anche se quando parcheggia sul balcone è già così ubriaco da non sapere nemmeno più come comportarsi coi bambini...però, sì, dai, ti perdono, posso capire perchè ti sei comportato così.

giovedì 8 dicembre 2011

Sam Lipsyte - Arab Strap

Arrivato con il magone all'ultima pagina del romanzo "Chiedi e ti sarà tolto" di Sam Lipsyte ho pensato a una canzone degli Arab Strap, "If There's No Hope for Us", gruppo che non ascoltavo da tanto tempo e che grazie a un'amica ho ricominciato ad ascoltare. 

martedì 6 dicembre 2011

Di notte

Libri letti da queste e quelle parti negli ultimi giorni ma anche un po' più indietro ma non di molto:





E in questi giorni esce anche il nuovo numero di Alfabeta2, potete darci un'occhiata qui prima di acquistarlo in edicola, sempre che vi interessi.

E comincia a fare un freddo davvero schifoso.

Domani festeggiano Sant'Ambrogio e per me Sant'Ambrogio è mio nonno che mi porta a Milano per comprare il panettone e riempirmi di storie di quando da bambino, anni '20, andava a Milano con sua zia per visitare i parenti e gli amici di famiglia, portare le offerte alla Baggina, ammirare la Galleria e via discorrendo.

Sulla manovra mi esimo da qualsiasi commento perchè il disgusto per tutto e tutti è ai massimi livelli.

lunedì 5 dicembre 2011

Giuseppe Sofo - Quest'alba radioattiva

La recensione di questo libro a questo link:

Dicembre

Ci sono due scene in Super8 (film non completamente riuscito) che mi hanno commosso e che avrei voluto strappare dalla pellicola e proiettarmele sulla parete del soggiorno. Ce n'è una poi che mi ha ricordato Bright Eyes che rifà Elliott Smith. Piccole cose di malinconia. E ieri prima di ripartire sono stato sulla tomba della persona che più di 10 anni fa mi prese per mano e mi restituì un briciolo di speranza nella vita. Alla mia destra una madre piangeva il figlio morto ormai da due anni e che aveva un anno in più di me. Seduta sulla lastra di granito cercava senza successo di staccare con le dita il ghiaccio dalla foto del figlio. Io guardavo F. negli occhi e a cinque metri da me questa donna piangeva in silenzio e grattava, grattava senza sosta. Me ne sono andato non appena sono arrivate le avanguardie dei parrocchiani usciti da messa. Uscendo ho trovato una persona che si era fatta trenta chilometri per salutare la stessa persona che avevo salutato io. Ci siamo abbracciati e lei mi ha passato una mano sul volto. Abbiamo capelli tagliati in altro modo o li stiamo perdendo, abbiamo i volti segnati dalle rughe, abbiamo macchine diverse e viviamo da un'altra parte. Non ci siamo detti nulla, ma proprio nulla, nemmeno ciao o arrivederci o addio. Mi ha lasciato un bacio sulla fronte ed è entrata nel cimitero. Prima di andarmene ho spiato nella sua macchina e sul sedile posteriore dormicchiava il cucciolo di un pastore tedesco e ho sorriso perchè in uno dei miei primi giorni mi disse che appena avesse avuto una casa tutta sua si sarebbe comprata un cane, meglio se fosse stato un pastore tedesco. Ogni tanto succede qualcosa di bello, forse di piccolo, ma significativo.

Una canzone qui.

venerdì 2 dicembre 2011

Piccole cose

- Nei giorni scorsi mi sono nuovamente beccato del deficiente/ignorante/petulante/rompicoglioni quando ho detto che la Gioconda non mi piace e che in realtà salvo poche cose della pittura pre-novecento e che non sopporto molto i vari Leonardo, Caravaggio, Botticelli e compagnia bella. Oddio, non erano certo degli stupidi, ci mancherebbe, ma non fanno per me. Ricordo ancora quando al Liceo visitammo il Louvre e arrivati davanti al quadro di Leonardo, una mia compagna disse ad alta voce "Me la immaginavo più grande", un'altra "Preferisco quell'altro ma non ricordo come si chiama", un compagno diventato avvocato "Era proprio brutta", la supersecchiona (simpatica come poche altre compagne) che ci spiega ogni cosa (e chissà che tipo di insegnante è diventata oggi) e mentre si svolgeva tutto questo io stavo fissando una giapponese e lei fissava me, in realtà lei fissava me ma io fissavo il vuoto perchè era da due settimane che per per un motivo o per un altro non riuscivo a dormire (la giapponese tre ore dopo si ricordò di me e mi offrì gentilmente una sigaretta). Diedi la colpa di quella delusione anche alla stanchezza e agli alcolici ingurgitati il giorno prima e non volevo ammettere che quel quadro mi facesse schifo e basta. Qualche anno dopo ci sono tornato al Louvre e questa volta ero sobrio, in forma, attento ma trovai il quadro ancora più brutto di quanto non l'avessi trovato la volta prima. E mi sa che Monna Lisa lo deve sapere perchè quando incrocio per caso una sua riproduzione ho come l'impressione che il suo sguardo si faccia torvo, incazzato nero insomma con me.


- Mi successe qualcosa di simile con "2001 - Odissea nello spazio" e più in generale con tutta la produzione di Kubrick. Tanti anni fa io e un mio carissimo amico, colui che realizzò le illustrazioni del mio primo libro, eravamo soliti chiamare il regista Kazzubrick. Non mi piace quasi nessuno dei suoi film. Arancia meccanica mi annoiò profondamente e non mi trasmise proprio niente e la prima cosa che pensai uscito dalla sala in cui lo riproiettarono fu "Tutto questo casino per un film del genere?"

- Voi starete dicendo "Sembri Fantozzi col film russo"

- E allora a questo punto sorrido nervoso perchè quanto l'ho odiato Fantozzi quando espresse quel giudizio, perchè io lo amo quel film russo e non lo considero per niente una cagata pazzesca.

- E sorrido ancora di più quando mi sento dire che gran parte della musica/cinematografia/letteratura/poesia/arte che apprezzo è una palla colossale, illeggibile, inascoltabile, soporifera, snervante, urticante, una lagna, etc, etc, roba da fighetti intellettuali, da snob con la puzza sotto il naso, da chi se la tira in maniera presuntuosa. 

- Sorrido e in questa storia non c'è la morale.