domenica 11 dicembre 2011

Biblioteche, ripensamenti, librerie, divagazioni...e perdonatemi...per la confusione

(Premessa: queste mie riflessione sono ispirate da un post sul blog dell'amica e "collega" monnalisa a proposito della possibile chiusura della Libreria Croce a Roma)

Se fossi costretto scegliere fra biblioteche e librerie sceglierei di sicuro le biblioteche. Sono come una seconda casa per il sottoscritto mentre le librerie (sto parlando delle librerie non dei supermercati del libro), per uno come me non molto abituato a parlare e ad avere gente fra i piedi potevano trasformarsi in luoghi di profondo imbarazzo e nervosismo anche se poi è normale ricordare l’importanza di un certo (uso questo termine volutamente, col rischio di passare per uno snob del cavolo) tipo di librerie all’interno di una città/quartiere, cose così ovvie che nessuno si ricorda più (la chiusura de La libreria dell’Angelo a Lecco non fu solo la chiusura di una libreria ma la scomparsa di un luogo di rielaborazione culturale, politica e storica, nonché la possibilità di incontrare un ragazzo straordinario). Non avendo mai avuto molti soldi (in casa e singolarmente) le biblioteche sono state  da sempre uno dei miei luoghi prediletti ma anche di mia sorella e non solo quella del mio paese di 4500 anime ma anche tutte quel del circondario e della città dove studiai poi al liceo. Bicicletta+treno+passaggi+gambe e più tardi la macchina per girare tutte le biblioteche possibili alla ricerca dei libri e degli spazi giusti per me. Diventare quasi tutt'uno con le biblioteche, studiare i loro locali, i frequentatori, i silenzi, i vuoti, i soffitti bassi, le persone sedute ai tavoli, gli improvvisi scambi di vita comunitaria, i volontari e i bambini, le coppiette e i solitari, gli studenti universitari e i ragazzini delle ricerche di gruppo, gli studenti in difficoltà seguiti dal personale del Comune o delle cooperative, quelli che ci vanno per leggere il giornale e quelli per scegliere un film o leggere un annuncio di lavoro o iscriversi a una gita sociale. Niente di idilliaco, si badi bene, niente sacralizzazione e sicuramente una visione la mia causata anche dalla cronica mancanza di soldi e dalla mia voracità di lettore e le biblioteche aiutano di certo uno come me che legge tanto e non può permettersi di spendere soldi per il libro sbagliato...perché non tutti i libri si devono leggere per forza, non tutti i libri sono fatti per noi...Non che sia necessariamente una cosa sbagliata acquistare un libro sbagliato (sono passato all'acquisto) perché lo si può sempre riciclare e magari un giorno...ma tendenzialmente quando succede girano non poco i coglioni....e quanto mi giravano anni fa quando potevo comprare un disco al mese e porca miseria acquistavo il disco sbagliato…non c’era internet per ascoltare qualche anteprima, c’erano sì i giornali (Il Mucchio, Rumore, Rockerilla, Blow Up letti da qualche parte o prestati da amici) e i consigli di qualche persona fidata oppure i passaggi su Videomusic/MTV (ma la televisione era semivietata a casa mia) o in qualche programma radio (ho il sospetto che a un certo punto conobbi gli Scisma grazie a Diaco che lavorava su Radiorai) e aggiungo che ai quei tempi io e mia sorella ma anche altri amici avevamo pure il problema di non usare troppe pile del walkmann o troppe cassette da registrare (meno male che non avevamo il Vhs, il videoregistratore comparve a casa nostra proprio quando stava scomparendo dal mercato)....che dire mio padre e mia madre sono stati sempre rigidissimi su queste cose…ma dobbiamo anche ringraziare la loro rigidità esasperante perché in questo modo siamo stati costretti ad arrangiarci in mille modi…e non dico altro…perché qualche segreto me lo tengo e intanto sto divagando come al solito…ma neanche troppo nel senso che pure io mi rammarico per la chiusura delle librerie (l’ho scritto più sopra e perché mi ripeto?) ma devo anche dire che il 90% delle librerie in cui mi è capitato di entrare non erano un granché, i proprietari e/o personale erano indisponenti, maleducati, supponenti, dell’anteguerra e ho trovato raramente quegli ambienti che le persone amano ricordare…erano negozi, semplicemente dei negozi, che vendevano prodotti…ma allora il discorso cambia e ha a che fare coi libri e la cultura ma fino a un certo punto…fa parte di un mondo che sta scomparendo…però sorrido perché quando cominciarono a scomparire i negozi dal mio paese mia nonna sorrise e disse che finalmente se ne andavano gli strozzini/affamatori/ladri/usurai/pettegoli/furbi/ipocriti…forse esagerava ma un gran bel fondo di verità ce lo aveva….e così ritornando al discorso, sì, le librerie avevano la loro importanza ma fino a un certo punto oppure ce l’avevano ma in un mondo diverso e per ritornare a quell’importanza bisognerebbe tornare al passato e a me questo tipo di ragionamento piace fino a un certo punto…e la stessa cosa mi succedeva quando andavo a cercare dischi da Buscemi a Milano e io odiavo la gente che ci lavorava, non li sopportavo proprio e ci andavo solo perché avevano i dischi che mi interessavano…il luogo in sé mi faceva anche schifo e non ho mai subito più di troppo il fascino di quella zona di Milano…e talvolta sognavo un Buscemi senza commessi ma solo con dischi…di Milano ricordo con commozione la Libreria Calusca ma anche lì è tutto un altro discorso…e sto divagando, dio santo, come sono bravo a farlo e allora in un momento storico come il nostro scosso da profonde trasformazioni, dell’arrivo dell’ebook ma anche di Itunes e bla bla bla,  mi interessa maggiormente riportare al centro del dibattito la funzione delle biblioteche come luogo decisivo di crescita e conoscenza, aperto a tutti e aperto sempre di più, con personale motivato, sensibile e variegato, curioso e disponibile al confronto, rispettoso del silenzio e dell’individualità di ciascuno dei lettori, da chi ha bisogno di consigli a chi non vuole parlare con nessuno, come il sottoscritto e vuole rimanere per i fatti suoi, magari potendoci rimanere dalle 8 di mattina alle 8 di sera di una domenica a leggere, senza destare particolari interessi, senza mai essere cacciato e con la possibilità di spiluccare fra gli scaffali, fotocopiare pagine, consultare internet, e resto sempre basito quando penso che di sabato la biblioteca del mio paese resta aperta solo la mattina per pochissime ore e poi basta…questione di tagli, di mancanza di soldi, sì, sì, è più probabile che ci sia una penuria di cervelli in giro…una voluta penuria di cervelli in giro…e io continuo a immaginare spazi aperti di socialità condivisa nelle differenze…e cosa mi tocca dire, io che faccio fatica a stare con gli altri…ma è nelle biblioteche che sono cresciuto, che mi sono rifugiato, che ho pianto e riso, che ho scritto, che ho conosciuto a distanza la mia compagna, che ho incontrato Céline, che ho trovato la forza di reagire, di respirare, di dimenticare tutto. Sedermi a leggere senza dover chiedere nulla a nessuno, senza essere assillato dal denaro, da commessi, da offerte e promozioni, da consigli e chiacchiere. Niente. Ed è una sensazione rarissima al giorno d’oggi questa. Davvero rara.

6 commenti:

  1. Sei molto fortunato, Andrea.
    Perché hai delle biblioteche di una certa qualità. Dove vivo io non c'è nulla del genere. Non c'è mai stato. Né a scuola, né al Comune, né altrove. Se volevo (se voglio) leggere devo comprare i libri. Non ho altra scelta.
    Ed hai ragione dicendo che sempre più spesso si ha la sensazione di entrare in librerie con la stessa identica sensazione di entrare in un negozio. Perché ci sono persone in libreria per le quali vendere libri o vendere pomodori è lo stesso. Loro fanno marketing e basta. Devono vendere e basta. Se poi non sanno neanche come si scriva Shakespeare e devi spiegarglielo tu, lettera per lettera, nel loro triste universo librario, non fa differenza.

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  2. Sì, sì, infatti posso ben immaginare di vivere in una zona, potrei direi provincia ma anche regione dove le biblioteche funzionano bene e funziona bene anche il prestito interbibliotecario. Grazie ai fondi, etc, ma grazie anche alla tenacia di molti lettori e fruitori, tipo mia sorella che fece una battaglia per far arrivare i classici greci e latini in biblioteca e oggi la mia biblioteca gode di un patrimonio non indifferente. E pure io qualche piccola battaglia l'ho combattuta, con alterni risultati ma mettendo in circolo qualcosina di positivo.

    Fra biblioteca e libreria, io comunque continuerò a preferire le biblioteche, proprio come luoghi fisici, come luoghi da dove il denaro (almeno in parte) è bandito.

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  3. Discorso ampio e articolato e tu giustamente l'hai fatto, And. Esperienze diverse le mie con le biblioteche (le ho frequentate pochissimo, anche perchè nel mio paese l'hanno aperta da poco), mentre in alcune librerie sono di casa (in città, perchè nel mio paese e dintorni, non sono mai esistite librerie). Concordo però con il discorso di fondo, cioè che le chiusure di piccole librerie e i tagli alla cultura e/o biblioteche denotano solo una cosa: la mancanza di cervelli....
    p.s. la settimana scorsa sono andato a vedere un bel doc. di Luca Guadagnino nella biblioteca della mia città, dove sono entrato per la prima volta (mi sono perso e non riuscivo più a trovare l'uscita... fantozziano).

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  4. La chiusura fantozziana è splendida Ally!
    E comunque sono molto curioso dello stato in cui versano le biblioteche italiane e non. Da quanto ho percepito i tagli ai comuni si stanno facendo sentire e non poco. Girando ho notato come siano frequentate sempre più da immigrati che utilizzano internet e famiglie di immigrati che cercano libri coi figli...ma non solo.
    Il fatto che ci sia un'ottima rete di biblioteche è sicuramente una delle migliori qualità del mio territorio...ne parlo sempre male delle mie zone ma se c'è da parlarne bene lo faccio volentieri.

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  5. Terribile, come ho scritto dalla tua amica e collega, ho appreso ora che venerdì chiuderà la libreria della mia città dove sono sempre andato ... era in piedi dal 79. Sono molto triste e sento il freddo penetrare nelle ossa.

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  6. Terribile davvero. Creeranno dei giganteschi centri commerciali (o esistono già?) dove passeremo tutto il nostro tempo.

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