martedì 13 dicembre 2011

Appunti

Il frammento 7 tratto da "Céline, ancora" di Giancarlo Pontiggia contenuto in Céline e il caso delle "Bagatelle" di Riccardo De Benedetti: "Perché - ci chiediamo in un ultimo, forse vano, soprassalto di chiarezza - coloro che nel Novecento non si sono accontentati delle deboli verità sociali che la cultura dominante ammanniva, si sono trovati a estremizzare, a delirare, al punto da non poter più dire alcuna verità, spesso a non saper più di cosa stavano veramente parlando? Perché una cosa è indubbia, ed è il motivo per cui non riusciamo a restare indifferenti di fronte a Céline: la sua opera (Bagatelles comprese) è tutta animata da una strenua, violenta, parossistica ricerca delle verità sulla natura dell'uomo. Ma più Céline cerca di dirle, le sue verità ferite e feroci, più sbatte contro il grande apparato di menzogne politiche della modernità; e più cerca di smontarlo, questo apparato, più dalla verità fatalmente si allontana. Céline è condannato al vuoto, a non poter comunicare nulla, forse, proprio per il fascino stilistico che esercita, l'umor nero che lo accompagna, l'energia blasfema, distruttiva che sprigiona. Le sue intuizioni gli si deformano sotto il peso dello stile, fino a perdersi nella vertigine compiaciuta del grido, nell'estasi solitaria dell'invenzione. Ogni eccesso mortifica la verità: Céline lo sapeva benissimo, e le sue ossessive, grandiose, stilistiche conneries hanno finito per ornare a meraviglia il nostro secolo. Censurare le Bagatelles, in fondo, faceva parte del gioco."

E il caso vuole che mentre restituivo questo libro in biblioteca proprio accanto a me una donna sulla cinquantina posava sul bacone "Le spade" di Roger Nimier (un altro di quelli che forse mi avrebbe fatto fare una brutta fine). Ci siamo sfiorati con lo sguardo e non abbiamo potuto che sorridere. E ancora più strano è stato reincontrare  mezz'ora dopo questa stessa sconosciuta e sentirsi salutare con un "Le auguro di cuore una buona giornata". Qualcuno ci costruirebbe sopra una storia tipo Autumn in New York o Ateriosclerotici in libera uscita (se non conoscete questo film, cercatelo e lo troverete) mentre io mi sono limitato a guardare il suo golden retriever che palesamente innervosito ha guardato prima il sottoscritto poi i tacchi della sua padrona e di seguito ha abbaiato, ha annusato un giornale gratuiato, ha pisciato contro un muro e si è rifiutato di proseguire in una probabile serata di shopping. A quel punto me ne sono andato. Credo che a Nimier quella tipa sarebbe piaciuta tantissimo. O forse no. Ma che ne so io? 

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