martedì 19 giugno 2018

Rifugiarsi e da domani il mio blog cambierà definitivamente

Lavoro in un posto cosi' di merda che dall'oggi al domani mi comunicano una riduzione di orario tremenda almeno fino a settembre. Riduzione di orario significa per me non guadagnare neanche un soldo che si somma alle prossime tre settimane di vacanze che le chiamano vacanze anche se non me le pagano. E guardandomi in giro questa servitu' chiamata "contratto a ore" si sta diffondendo a macchia d'olio. Tra l'altro con sempre la spada di merda tossica della disponibilità, che mica me la devo dimenticare nelle prossime settimane. Il cinema è in crisi. Forse. In generale è in crisi, e non da oggi, tutto un certo mondo. E lo sto vivendo direttamente sulla mia pelle.

Ma ormai in molti hanno introiettato questo stile di vita. Lentamente ci si sta abituando.
Fra non molto oltre al maledetto censimento dei Sinti mi aspetto un censimento e relativo braccialetto per tutti i devianti, affaticati, diversi, solitari, non produttivi, non allineati. 

Lo dico perché Salvini e Di Maio sono il riassunto di tutta la merda che ho masticato nella mia vita. 

Mi rifugio in Nathan Never:







E Anne Sexton perché il mio desiderio di morire, di farla finita, di buttarmi da una diga, di tagliarmi le vene, di addormentarmi col gas mi accompagna tutti i giorni e leggendo lei io mi spoglio di me stesso e mi sento libero e mi sento bello e con un viso che mi posso toccare e le mie ossa sono ossa e la mia carne è carne e i miei occhi riescono a guardarti veramente:


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E da domani il blog cambierà definitivamente veste. 
Lo avevo annunciato tempo fa. 
Non tanto nella grafica o nel titolo ma nella cadenza e nei contenuti.
Non troverete piu' post come quello di oggi, non ci saranno piu' sfoghi o questioni personali e nemmeno suggerimenti librari, cinematografici, musicali, eccetera con immagini e link ma solo post saltuari dedicati interamente a qualcosa che avro' realizzato. A un'intervista, uno scritto studiato e documentato su un album, un film, un libro. Quando mi andrà e se mi andrà. E se non mi andrà il blog resterà fermo e vuoto per giorni, settimane e mesi. Lo faccio per me stesso. 
Questa scelta è figlia di incontri, suggerimenti, discussioni, scazzi e tanta noia. 

E soprattutto è un regalo a me stesso, Eva e mia madre.

E perché è giunta l'ora di spogliarmi di tante cazzate che penso, ho detto, ho scritto. 

Domani il nuovo corso sarà inaugurato da un'intervista a Simone Buttazzi, una persona alla quale devo tantissimo.

venerdì 15 giugno 2018

Scuola e studenti e l'orrore dei salotti


Stravedo da secoli per Munaf Rayani.
Il pezzo sull'album.

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Qui in Svizzera oggi è stato l'ultimo giorno di scuola e sul bus ho incontrato volti sorridenti, altri molto preoccupati, qualcuno in lacrime, qualcun altro in estasi.
Negli ultimi tempi si discute quotidianamente di aggressioni agli insegnanti, di sistema scolastico in crisi, di riforme necessarie, di precariato, di studenti indisciplinati. Qualche stronzo di storico/giornalista come Galli Della Loggia invoca pure soluzioni reazionarie. Insomma, niente di nuovo cio' che sto scrivendo. Ma oggi voglio un po' fare il bastian contrario, non a tutti i costi, ma per illuminare anche l'altro lato della medaglia. Cosi', insomma, anche perché sono stato uno studente e non un insegnante e difendo, narcisisticamente, la categoria.
Nei giorni scorsi ho parlato con la figlia di un'amica che frequenta un Classico. Lei è un'ottima studente, media dell'8 in tutte le materie, la classica secchiona, sensibile, che trascorre tutto il suo tempo in casa a studiare se non sta nuotando o passeggiando col suo levriero con i Nirvana nelle cuffie. Le chiedo, Come è andata a scuola quest'anno? E lei mi risponde: Bene, il greco mi piace sempre di piu' ma sai che merde d'insegnanti che abbiamo? Sono dei cafoni. Insolenti. Brutti e brutte da vedere. Saccenti. Ti fanno passare la voglia di andare a scuola.

E allora io ho pensato alle mie esperienze scolastiche e, salvando la mia splendida maestra elementare che è un caso a parte, vi cito alcuni dei professori che ho incontrato nella mia vita e mi prendo tutte le responsabilità di quanto sto scrivendo:
-una professoressa di educazione tecnica delle Medie, ignorante, assenteista, falsa ammalata, che non sapeva parlare in italiano ma solo in un italiano che era dialetto del sud
-la sua giovane sostituta che pensava di essere una grande architetta e le facevamo schifo perché fra di noi non c'era un solo Le Corbusier
-quella testa di cazzo dell'insegnante di educazione fisica alle Medie che ci trattava come delle merde, un'ignorante totale che non sapeva leggere e scrivere. Per come si comporto' con me e con un mio compagno di classe meriterebbe la fucilazione. Ci tolse il sonno e mi rovino' una parte della mia adolescenza. Una che non avrebbe mai dovuto fare l'insegnante
-la mia insegnante d'italiano alle Medie che è vero che mi confermo' che la letteratura era il mio grande amore ma che ci tratto' sempre come dei mentecatti di provincia e ci fece sentire delle vere merde...forse avrebbe dovuto insegnare ai figli dello Zar
-il mio professore di matematica in Collegio nel triennio del liceo, un uomo che mai e poi mai si ricordo' di essere anche un educatore e che pontificava su tutto e che ci dava quotidianamente degli ignoranti
-la mia professoressa di Educazione Artistica alle Medie che avendo fallito una carriera d'artista rovesciava su di noi tutta la sua frustrazione...e per assurdo è molto amata ancora oggi perché è considerata strana...lasciamo perdere...
-un insegnante di sostegno alle Medie. Indecente, inguardabile, inascoltabile. Per una persona che aveva difficoltà stare con lui significava stare ancora peggio di prima
-quelle merde di suore all'asilo che se nella mia vita ho avuto problemi col cibo e con l'autostima devo ringraziare anche loro per come mi obbligavano a mangiare quella merda di cibo che il loro Gesu' Cristo non avrebbe mai moltiplicato

Salvo soprattutto alcuni miei insegnanti in Collegio: quella d'italiano alla quale devo la vita, quella d'inglese che ha lasciato un segno profondo nella mia vita, quella di musica alle Medie e che è una delle donne piu' belle per me sulla faccia della Terra, il professore di disegno e Storia dell'Arte in Collegio.

E poi soprattutto crescendo sono sbocciati il professore di Fisica e la professoressa di Biologia in Collegio. Facevo schifo nelle loro materie ma non mi fecero mai sentire una merda. Da loro ho ricevuto insegnamenti profondi. Li ho compresi tardi ma mi sono serviti tantissimo nei momenti bui.
A loro due va tutto il mio ringraziamento e ci sono giorni che mi piacerebbe rincontrarli e dirgli semplicemente grazie.

- E non voglio dimenticare le bidelle e i bidelli. Fancazzisti e pezzi di merda dal primo all'ultimo.
Mi piacerebbe chiedere loro: Ve la ricordate la sezione B col disabile in carrozzina, ve la ricordate Teste di cazzo?

- La mia scuola media fu saccheggiata e vandalizzata alcune volte durante i miei tre anni.
Sto parlando dei primissimissimi anni '90.
Devo dirvi che fui felice quando accadde.
Quella scuola non si meritava altro che quello.


Preferisco ricordi delle scuole come questi:



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Mi è capitato di vedere questi due filmati di Fulvio Abbate. Uno nella redazione di Dagospia e l'altro a casa Bellonci per lo Strega e ho provato letteralmente orrore. Da mettersi anche le dita in bocca e svuotarsi lo stomaco. Prego Dio di non essere mai costretto con le catene a entrare in posti del genere. Meglio le discariche. 
Tantissimi anni fa uscii dalla Cooperativa molto stanco, sporco e stravolto per andare a una presentazione di un libro a Milano, in un circolo di sinistra, diciamo cosi'.
Quando entrai mancavano ancora venti minuti all'inizio e le persone cominciarono a guardarmi insospettite come se fossi un barbone che si era imbucato per mangiare tartine e bere Spritz. 
Tempo dieci minuti e una birra e presi le mie cose e me ne andai. Mi mossi per ore per la metropoli mangiando in solitario in un orribile ristorante cinese dove almeno pero' mi sentii a casa e poi fuori fumai un sacco di sigarette finendo per parlare con una cameriera cinese che mi lascio' un biglietto per un Centro Massaggi dove mi disse che avrei potuto scopare per pochi soldi e scoppiammo a ridere tutti e due.

Il libro parlava di temi sociali, di critica al mondo contemporaneo......pensate un po' voi che gente....

giovedì 14 giugno 2018

"Le più fortunate" di Julianne Pachico (Sur)



Quanto mi è piaciuto e mi ha convinto questo romanzo d'esordio britannico/colombiano, "Le piu' fortunate" di Julianne Pachico (Big Sur, traduzione di Teresa Ciuffoletti), su cui riponevo grandi aspettative. 
Letto in una giornata, ricevendo parecchi spunti, segnando a penna e matite molte pagine, appuntando alcuni passaggi e suggestioni stilistiche. 
Facendomi conquistare e liberare la testa in questo periodo davvero difficile della mia vita.
Ci sono volte che vorrei stringere la mano a una scrittrice e dirle "Grazie".

In breve alcuni degli aspetti che ho apprezzato di questo romanzo:

-mi piacciono i romanzi polifonici e con una trama non lineare e questo romanzo scansa a mio parere tutte le scorciatoie per confondere inutilmente o fornire tutti gli incastri della storia. Agisce per sottrazione e sfumature. Mostra personaggi e vicende nei vari anni, illuminandoli e frammentandoli, sovrapponendoli e illuminando angoli oscuri, celando altri per sempre.

-il titolo. Sia quello originale che quello italiano. Ha un suono bellissimo.

-la copertina che restituisce tutta la bellezza e i segreti di una foresta.

-come l'autrice ritrae questo gruppo di ragazzine figlie di narcotrafficanti, signori della guerra, potenti colombiani. Ragazzine che frequentano una scuola esclusiva, feste in ranch magnifici con tanto di leoni. Le segue dalle elementari fino all'età adulta e lo fa con tanta delicatezza, partecipazione, ricordando a tutti i lettori che anche queste bambine/ragazze/donne sono esseri umani a tutti gli effetti.

-Cali.

-come queste ragazzine ricchissime mi hanno ricordato le mie compagne in collegio, super privilegiate pure loro e che mi raccontavano sempre di vacanze fantastiche in giro per il mondo o arrivavano a scuola col disco nuovo, le scarpe di tendenza, lo snowboard. In particolare mi hanno ricordato Chiara, una principessa che sedeva nel banco davanti al mio, coi suoi capelli bellissimi, fatati, tinti di biondo, dentro cui infilavo le matite facendola sorridere e sospirare. 

-come la Pachico racconta la tragica storia della Colombia: guerra civile, sequestri, attentati, narcotraffico, cocaina, squadre della morte, rivoluzionari. Lo fa con durezza e pudore, cercando di non cadere negli stereotipi ma restituendo il lato umano e piu' intimo di chi quella storia la visse sulla propria pelle.

-il primo capitolo, Fortunata, è quasi un film dell'orrore metafisico, fra riti ancestrali e sequestri, privilegi che vivono dentro le pareti di una casa protetta e una ragazzina rimasta sola. Angosciante.

-il professore prigioniero dei guerriglieri che continua a insegnare alle piante, ai bastoncini, alle foglie, ai sassi.

-le variazioni stilistiche all'interno della narrazione, con le voci e i piani che si mescolano, come se si fosse circondati da fantasmi, presenze, morti viventi, ricordi, pensieri, sospiri. Un'esperienza dissonante e carnale con le frasi che ti si attorcigliano allo stomaco, al cuore, alla lingua, ti penetrano le pupille.

-una bambina che diventerà una guerrigliera e che si ribella all'autorità scolastica.

-i conigli, in quello che è uno dei racconti migliori che io abbia mai letto sulla droga. Immaginatevi dei conigli di una villa distrutta che si trasformano in tossici mangiando foglie di coca abbandonate. Un racconto che parte dalla coca e arriva al fumare i cristalli, alle crack house, al deperimento fisico/mentale/nazionale. La degenerazione di un mondo che è già nel baratro.

-l'autrice è incredibile quando scrive delle donne di servizio.

-la maestria nel raccontare chi se ne è andato (negli Stati Uniti) e vive in una terra di mezzo e cerca in qualche modo di recuperare il legame perduto giocando su un letto coi ricordi dell'infanzia, in un viaggio, sniffando coca, cercando su Google indizi del proprio passato.

-la speranza, dolorosa, che effonde questo libro. Questa sorta di utopia che la Colombia un giorno starà meglio.

-il senso di vuoto e presenza che lasciano i morti. Perché i morti ti girano intorno tutto il giorno.


martedì 12 giugno 2018

Spargendosi


Non molto amato questo disco dei Sonic Youth ma oggi son tornato ad ascoltarlo dopo tanto tempo e mi ha fatto stare bene. Sto invecchiando, si capisce, ascolto praticamente solo robe che arrivano da un'epoca lontana.

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Resto sempre qui:

"Per un po' mi ero nutrito del ricordo del mio successo, ma adesso non mi rimaneva piu' nulla. Dopo che Jensen mi ebbe scacciato, andai con trenta dollari a comprarmi una tenda e me ne tornai sulle dune. Io, che ero stato il dio nero sul candore delle dune, ora ero soltanto un uomo ammalato. La sabbia mi sembrava banale, la vita una grigia impossibilità, neppure l'esercizio fisico valeva un centesimo. Non riuscivo piu' a capire lo humour di quello scherzo cosmico che era la mia esistenza. Non riuscivo piu' a vederne il lato buffo. Non riuscivo piu' a vedere lo scopo di trascinarmi dietro questa vita infame, come un idiota si tira indietro un codazzo di bambini che lo sbeffeggiano. Guardavo il sole e la luna specchiarsi nel Lago Michigan (come mai l'amore si era specchiato nel viso di Annie), il lago di cui mi inebriavo ogni mattina, quando ero solo sulle dune, il lago di Carl Sandburg... Ho disteso il mio corpo frantumato sulle rive del Lago Superiore, esausto senza aver lavorato, esaurito senza aver dato." (pag. 149)

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Sono sempre stato a un passo dal finire in un reparto psichiatrico o subire un Tso. Le cose sono andate in maniera diversa spesso per puro caso e una volta per, come si puo' dire, le circostanze fortunose, anche se dovrei ammettere che forse quella notte feci lo scrittore per la prima e unica volta nella mia vita.
Mi capito' anni fa d'incontrare in CPS una donna che conoscevo benissimo e che mi disse, Qua non si sta male Andre. Ti ricordi quando ne parlavamo?
Tutte le volte che torno da mio padre e per caso cambio strada finisco dalle parti di questo istituto e mi vengono i brividi. Per questo motivo non potro' che ringraziare per tutta la vita persone straordinarie come Basaglia e anche Piero Cipriano che mi hanno concesso una via d'uscita o quantomeno una speranza...che in realtà non esiste...perché quando stai di merda, ma davvero di merda, che i manicomi esistano oppure no, non fa differenza, perché in quel momento tu sei davvero da un'altra parte.

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Judith Hermann è una scrittrice molto brava. Ve la consiglio.

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Una cassiera che a fine turno mi prende per un braccio e mi chiede se mio padre sta vedendo qualcuno. No. Sai che mi fa bagnare quando mi parla? Non si fidi di lui. Me l'hanno già detto che lui non le fa quelle cose. A te darebbe fastidio se ci provassi? No ma se lo sapesse mia sorella verrebbe a cercarla con un bastone. L'archeologa? Si', mai conosciuta una.
Me ne sono andato. Completamente persa la cassiera. 
Io tifavo per M., la splendida donna tunisina.
Ma la famiglia, aperta di testa e solidale solo a parole, mi ha impedito di sostenere quell'ipotesi. Quella volta mi torno' la voglia di fumare.
Aznavour e Aznavour ancora. Perché mi ricorda tantissimo mio padre.

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-qui-

domenica 10 giugno 2018

Simona Halep/Wallace, Tim Buckley, pulire, Eshkol Nevo, una postilla, This Mortail Coil - Cocteau Twins


Ricordo ancora quando mia sorella e la sua migliore amica giocavano, o almeno ci provavano, a tennis nel campo comunale. Mia sorella innamorata di Boris Becker e l'amica di Stefan Edberg. Tempi lontanissimi. Stiamo parlando quasi di trent'anni fa e a quei tempi io lo detestavo il tennis poi col tempo ho imparato a conoscerlo e a seguirlo, anche grazie al talento di David Foster Wallace, e alla lentezza degli incontri o alla velocità di Wimbledon, che poi è il torneo preferito anche se ormai è tutta una gara di muscoli, salvo Federer. Un autore, Wallace, che mi ha sconvolto la vita e del quale, insieme a Kurt Cobain, faccio a meno, per pudore, di parlare e scrivere. Seguo più il tennis femminile che quello maschile. Non per motivi estetici o per differenziarmi ma quasi per caso. Chissà se qualcuno si ricorda ancora Monica Seles o Jennifer Capriati. Chissà per quanto tempo ancora ci si ricorderà del talento e della bellezza di Flavia Pennet. Tennis femminile che a livello di spettacolo e qualità viene considerato inferiore a quello maschile. La speranza è che la muscolarità scuola Williams possa tramontare.
Ieri, ammirando la vittoria di Simona Halep al Roland Garros, ho pensato subito a David e a cosa avrebbe potuto scrivere di una tennista che dopo tante sconfitte riesce finalmente a vincere la finale di un Grande Slam, del suo blocco psicologico, della sua riduzione di seno, del suo essere numero 1 del Ranking senza aver vinto un trofeo importante, del suo allenatore che la molla per farla sbloccare mentalmente, della sua gioia travolgente. Poi ripenso a Infinite Jest e sorrido sapendo che fra le sue pagine potrei trovare qualche risposta e altre domande e dubbi. Senza mai dimenticare il suo grande amore per Federer. Ma mi fermo, ho già scritto troppo di lui.

E comunque da ex giocatore di calcio che farà a meno delle partite dei Mondiali, mi perdo nel seguire il ciclismo, l'atletica, gli incontri di boxe, l'ippica. Fossi negli Stati Uniti sarei probabilmente  un fanatico del baseball.


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Sei stanco e stravolto, hai i coglioni girati, tante robe che ti girano per la testa e poi alzi lo sguardo e vedi che hai ancora tutte quelle file da pulire. La sporcizia che sta tutta sui sedili, corridoi, sotto i sedili. Torni a casa e bevi una birra che ti ricorda l'inferno, anche se è tedesco.



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L'avevo perso.
E qualcuno me l'ha regalato.
Di questo romanzo troverete una recensione fra pochi giorni.
La devo a questa persona.
Romanzo israeliano di una bellezza cristallina. 

Piccola postilla: caro Messi/argentini dimostrate a tutto un certo di mondo di sinistra il vostro eroismo rivoluzionario rifiutandovi anche di giocare nella Russia di Putin o contro la Nigeria che sta nel vostro girone. Ovviamente non lo farete. Soldi, prestigio, paraculaggine e ipocrisia. Però vi segno anche tutte le altre partite che potreste, per esempio, saltare o Paesi da cui rifiutare ingaggi perché sono tutti paesi di merda, dittature, paesi occupanti in vari modi, paesi razzisti: Cuba, Nicaragua, Cina, India, Arabia Saudita, Iraq, Egitto, Iran, Stati Uniti, Venezuela, Messico, Italia, Turchia, Siria, Iraq, Australia, Canada, Inghilterra e la lista è lunghissima....ovviamente non lo farete e nessuno ve lo sta chiedendo. Magari qualcuno ve lo sta chiedendo. Ma quelli non contano un cazzo. 


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Adoro da una vita i Cocteau Twins e This Mortail Coil ed Elizabeth Frazer è una delle mie colonne portanti e oggi pensavo a lei:


-qui-

sabato 9 giugno 2018

rivedere il passato




succedono cose strane tipo rivedere dopo il lavoro e un'ora e mezza di guida persone che non vedevo da 4, 5 anni. c'è un compleanno di una bambina coi riccioli nerissimi. in un palazzo in centro a Lecco. ci sono torte, pastiere vegane, succhi di frutta. vino di qualità e dottoresse. ci sono amici e amiche di un'epoca fa che mi abbracciano e mi baciano. mi chiedono e io rispondo come posso. faccio scena muta. quasi piango. stravolto dall'ansia e dal dolore. tanti, troppi bambini che mi girano intorno e mi chiedono chi sono e cosa ci faccio li'. e gli rispondo che ho fatto una prova. quale prova? mi chiede una stronzetta. quella per capire chi sono diventato. una donna che mi dà uno schiaffo. una nonna che mi maledice con lo sguardo. e la casa signorile di sinistra, quella giusta e perfetta, che risplende di romanzi e saggi che non leggerei mai.
e non vedo l'ora di andarmene.
di tornare a casa.
qui a lugano.
e quando sono arrivato a sera inoltrata ho preparato da mangiare per lei con le mani sporche di peli di cane e sudore ma volevo solo mangiare qualcosa e non avevo tempo e voglia di una doccia.
e abbiamo bevuto tante, troppe birre e discusso di Richard Yates, socialismo, Dubus, romanzi che lei ha letto e io no, Jung e buddhismo, scopate, di quelle troie delle vicine, del frigo che non funziona e del cane che prenderemo, senso di colpa, malinconia, depressione, dei film di Lars e dei miei capelli lunghi che stanno scivolando ormai verso le spalle.
e non ho piu' voglia di tagliarmeli.
e delle nostre famiglie di merda abbiamo sempre qualcosa di nuovo da dire.
e abbiamo sorriso.
e poi ho dormito tre ore e sono andato a lavorare.


giovedì 7 giugno 2018

"L'educazione incidentale", Colin Ward, bambini, Birds of Passage, Lo Spione, Lindsay Lohan


"L'educazione incidentale" dell'anarchico Colin Ward (elèuthera, a cura di Francesco Codello, traduzione di Lorenzo Molfese) lo consiglio a tutti coloro che, come me, sognano una scuola totalmente diversa da quella attuale e anche da quella nella quale abbiamo studiato e nello stesso tempo sognano città, territori, paesi che si plasmino sempre con/e a immagine dei bambini e del gioco. Bellissimi i capitoli "La città come risorsa", "Adattare l'ambiente imposto", "Nei sandbox della città", "Il gioco come protesta ed esplorazione". 
E tutto il mio rispetto e incoraggiamento va a quegli insegnanti, pedagoghi, maestri, pensatori che non smettono mai di ragionare su altre ipotesi che non siano quelle imposte dalle consuetudini, dallo stato,  dall'economia, dalla paura e che vanno avanti, sognano nell'utopia, costruiscono una scuola che sia libertà.

Mentre lo leggevo pensavo a come nei paesi come il mio siano i scomparsi i bambini e le bambine per le strade e i cortili. Confinati fino a pomeriggio inoltrato dentro alle aule scolastiche e poi (rin)chiusi/confinati in casa o nei luoghi depositati all'incontro conviviali (oratori/campi da calcio/centri ricreazione/piscine...). Per andare a scuola ci sono i servizi piedibus, gli accompagnatori sui pulmini (un tempo io avevo la suora), le macchine dei genitori. Quando mi capita di parlare con i miei coetanei e con la gente del paese mi dicono che non ci si puo' piu' fidare a lasciare da soli i bambini. Che ci sono pericoli da tutte le parti. E io non riesco a credere alle mie orecchie. Gli ricordo cos'era il nostro paese a metà anni '80 e continuo a ripetere che era molto piu' pericoloso muoversi allora ma lo facevamo lo stesso, da soli, e le nostre mamme erano spesso casalinghe che ci lasciavano liberi di andare e tornare da scuola in bici o a piedi. Gli ricordo i camion, le buche, i tossici nel parchetto. Nella mia strada non c'era il marciapiede e bisognava stare attenti ai tir diretti alla fabbrica che c'era dietro i palazzi.
Forse perché non ho figli ma mi sembra che uno dei comandamenti di questa società sia quello di voler estirpare, negare, nascondere la possibilità del pericolo, il guasto, la morte. Anestetizzare, proteggere, filtrare tutte le esperienze.
E poi un giorno camminavo dietro questi bambini che tornavano da casa col piedibus. 
Lo so che è una misura interessante e da un certo punto di vista anche utile, aiuta anche i pensionati, ma vedere quei bambini che venivano richiamati all'ordine, al rispetto della colonna da due genitori o nonni mi ha intristito e anche incazzare.
Ricordo ancora quando io, Dario, Luca, Stefano, Barbara, Mauro, Bruno, Elisa, Cristina, Vittorio e tutti gli altri e altre tornavamo dalle elementari e dalle medie e sembravamo un'orda di barbari. Casinisti, timidi (io), gioiosi, tristi, disordinati (io). Mossi dalla volontà di far casino, nasconderci, far tardi, rompere le scatole a qualche vecchio o casalinga che stavano in casa a mangiare, guardare la tv, fare il sonnellino.
Che bello suonare sempre il campanello a quella vecchia megera che abitava prima della vecchia sede della biblioteca.
Che bello impiegare quasi mezz'ora per fare quattrocento metri.
Che bello inventarsi di sana pianta storie fantasiose per convincere mia madre che no, quello sul giubbetto non era fango.

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Visto una mattina di queste che non riuscivo a dormire, proprio prima di andare al lavoro.
Mi son venute le lacrime.
Melville è uno dei miei registi preferiti.
Strano davvero, o forse no, che ci siano due Melville nel mio cuore.

E sempre restando sul cinema ultimamente ho rivisto un film bistrattato da tutti ma che io amo alla follia, The Canyons, di Paul Schrader, un altro di quelli che mi hanno segnato la vita. In questo film recita una donna bellissima, un talento che si è buttato via totalmente. In questo film dimostra chiaramente tutta la sua incredibile bravura e la sua straordinaria bellezza. Peccato per come siano andate le cose.


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I dischi di Birds of Passage mi rilassano e mi fanno sentire bene. Anche se sono cupi, eterei, quasi inafferrabili. Questo sotto è l'ultimo: