mercoledì 7 dicembre 2016

Niente giornali; lavoro; "Cormorani", "La macchina di von Neumann"; Ferdinando Camon, Carlomanno Adinolfi

- Per qualche giorno, niente giornali. Nessuna voglia di leggere di politica italiana.

- Da domani comincia la fase più impegnativa del mio anno lavorativo. Si protrarrà fino a Pasqua. Come sopravvivere? Non lo so. Oggi è il mio giorno di riposo ma ho così tanta ansia, senso di inutilità e vuoto che mi son svegliato alle 3 senza più sonno.

- Mi dedico ad altro:


Luca Pacilio ne scritto qui.

........



Per ascoltare il disco e acquistarlo andate qui.

........

E poi leggo:



(qui)


"Il Sole dell'Impero" di Carlomanno Adinolfi (Idrovolante Edizioni) è appena uscito e ha una copertina bellissima, disegno di Marta Crognale e opera grafica di Vincenzo Sortino. 
C'è un facebook se vi interessa. 
Non cercatemi su facebook, non ho un profilo.


lunedì 5 dicembre 2016

Riflessioni post Innocenzi - Meat is Murder - Il cuore nel sesso



Ovunque si parla di cibo. Televisione, colleghi, amici, conoscenti, parenti. Eataly, Bio, prodotti di qualità, sagre di paese, specialità tipiche, specialità fatte in casa. Assaggia questo, assaggia quell'altro, ingoiati quest'altro. Voti su Tripadvisor. Commenti sul nuovo esclusivo ristorante o sulla tale osteria. Sughi e condimenti. Tempo questo di abbuffate, di carne in grande quantità, di cesti regalo, di carrelli pieni. Di supermercati ancora più pieni di quanto già non lo siano sempre.

Uno dei motivi per cui ho sempre odiato le feste è la tavola imbandita.

Mi faceva schifo vederla tutta piena di affettati, insaccati, olive, cetriolini, cipolline, patè, insalata russa e poi ecco arrivare portate su portate.

Sono nipote di ristoratori. Mia nonna cucinava come un dio. Mio padre e mia madre vi avrebbero fatto impazzire. Praticamente sapevano cucinare quasi ogni cosa. Dalle quaglie alle cappesante, dal capitone alla pasta fatta in casa, dall'orata in cartoccio agli uccellini, dal piccione alla cassoela, dall'omelette alla pasta alle cime di rapa, eccetera. Mio padre leggermente più ruvido e standard, mia madre ricercatrice di sapori. Sapori che si sono persi con la sua morte. Abbinamenti. Profumi.

Crescendo ho sviluppato il ribrezzo per le tavole imbandite.
E soprattutto il disgusto per mangiare esseri viventi.
La discussione sarebbe infinita a questo proposito

Ma quello che più m'infastidisce ultimamente è la parola "qualità" applicata al cibo.
Che è una cazzata gigantesca.
Basta essere un pochino svegli, avvezzi al mondo per capire che è solo una truffa, con la copertura dello stato, delle Asl, dei giornali, dei critici, delle etichette truffaldine.
Poi certo esistono le microscopiche eccezioni ma anche parole come Bio, allevamento a terra, marchio certificato sono solo parole su parole. Vere e proprie campagne pubblicitarie.

Il made in Italy è una truffa bella e buona.

Il libro della Innocenzi sarebbe da regalare a Natale (anche in virtù della sua agilità) proprio per far capire quanta poca qualità ci sia in quei piatti che verranno consumati: cibi imbottiti di antibiotici, malattie. Che provengono da allevamenti che è giusto definire lager. Dove gli animali sono sottoposti a ogni genere di crudeltà e manipolazione genetica pur di garantirci un consumo continuo di cibo. Di carne soprattutto ma anche di pesce e latticini. Bisognerebbe farlo trovare in tavola e rovinare un po' l'appetito.

Non tanto per trasformarci in integralisti ma almeno per rallentare qualche consumo, per farci qualche domanda ulteriore, per non essere complici sempre e comunque. 

Tanto per rimanere sulla stretta attualità, anche se non si mangia il cotechino, la salsiccia, il cappone, la trippa, il capitone non è che il Signore non nasca o non arrivi il 1 gennaio o non ci si possa divertire lo stesso.

NOTA CONCLUSIVA:  All'Innocenzi va il mio ringraziamento per essersi ricordata anche di coloro che lavorano in questi settori e che proprio a causa del contenimento dei costi e ritmi sempre più infernali si stanno autodistruggendo.


.....


Finalmente me l'avrebbero trovato.

Old Gray - Mattina presto

Sto per andare al lavoro e ho dormito pochissimo questa notte. Troppi pensieri, ansia. Non certo per l'esito del referendum. Ho letto Esenin, pagine di Gaddis e ascoltato musica nelle cuffie, seduto sul divano, al buio.


e poi qui e qui.

sabato 3 dicembre 2016

referendum, Céline, Satantango, Innocenzi, Esenin, Tristano e Isotta

Non vedo l'ora che questa cazzo di giornata di referendum passi perché davvero m'ha rotto i coglioni. Anche per uno come me che non andrà a votare, che non gliene assolutamente un cazzo di questo referendum è impossibile uscirne vivi. Discussioni familiari, con qualche collega e poi giornali, tv, internet, blog. Ovviamente anche sui rotoli della carta igienica ho trovato i sì e i no ai quesiti e per uno come me che soffre di cronici problemi intestinali non é facile da accettare.

Il mio pensiero, come ho già ripetuto altre volte su questo sito, lo riassume perfettamente Céline:

"Sono anarchico da sempre, non ho mai vo­tato, non voterò mai per niente né per nessu­no. Non credo negli uomini. Perché vuole che mi metta d’improvviso a suonare lo zufolo so­lo perché decine e decine di falliti me lo suo­nano? io che me la cavo piuttosto bene col pianoforte? Perché? Per mettermi al loro livel­lo di gente meschina, rabbiosa, invidiosa, pie­na d'odio, bastarda? Questa è davvero buona. Non ho niente in comune con tutti questi froci - che sbraitano le loro balorde supposizioni e non capiscono nulla. Si immagina a pensare e a lavorare fra le grinfie di quel gran coglione di Aragon, per esempio? Questo sarebbe l'av­venire? Colui che dovrei adorare, è Aragon! Puah! […] Non sente, ami­co, l’Ipocrisia, l’immonda tartuferia di tutte queste parole d’ordine ventriloque! […] I nazisti mi detestano al pari dei socialisti, e i comunisti anche, senza contare Henri de Régnier o Comoedia. Si in­tendono tutti quando si tratta di sputarmi ad­dosso. Tutto è permesso tranne che dubitare dell’Uomo. Allora non c’è più niente da ri­dere.
Ho fatto la prova. Ma io me ne frego, di tutti.
Non chiedo nulla a nessuno". (Céline a Elie Faure, 1934)






......

Che emozione vedere una settantenne comprare il libro da cui é tratto uno dei film della mia vita:




.......


Ho terminato la lettura “Tritacarne” di Giulia Innocenzi e la ringrazio per avermi aiutato ad abbandonare le ultime pratiche alimentari che coinvolgevano carne/pesce. Adesso sarà la volta anche dei latticini, uova, eccetera. Per quanto mi é possibile, senza autodistruggermi.

-----


Riprendere in mano “Confessione di un teppista” Sergej Esenin (Passigli Poesia, a cura di Bruno Carnevali) e sentirmi vivo. 

“Mi rattrista guardarti,
ne provo dolore e pietà!
Sapere che ci è rimasto soltanto
A settembre il rame del salice.

Labbra altrui hanno rapito 
Il tuo tepore e il palpito del corpo.
Pare quasi che una pioggerella cada
dall'anima, un poco morta.

Ma che importa! Io non la temo.
Un'altra gioia mi s'è aperta.
Ma nulla m'è rimasto
Se non la gialla e umida putredine.

E io non mi sono conservato
Per una vita placida, i sorrisi;
Così breve è la strada percorsa,
Tanti sono gli errori commessi!

Ridicola vita, ridicolo dissenso.
Così è stato e così sempre sarà.
Come un cimitero è disseminato il giardino
Di ossa spolpate di betulla.

Ma anche noi sfioriremo così
E come gli ospiti del giardino
Cesseremo di fare rumore...
Se nell'inverno non ci sono fiori,
Non bisogna rattristarsi per essi.” (pag. 79)

......


venerdì 2 dicembre 2016

Alcuni estratti da "Intervista sull'etologia" di Konrad Lorenz, a cura di Alain de Benoist (Oaks Editrice)


Sin dalla prima volta che lessi Lorenz apprezzai il suo stile "immediato" (nei limiti possibili) e chiaro, quasi narrativo. Succede anche in questo libro che contiene spunti molto interessanti. 

Trascrivo un passaggio:

"L'idea di cultura è inseparabile dall'idea di società. Quando si vuole definire la vita, si fa generalmente ricorso a ciò che Crick e Watson hanno scoperto, alla "doppia elica" del codice genetico. Questo meccanismo di ripetizione genetica è comune a tutti gli esseri viventi. Ma, presso l'uomo, noi abbiamo, come ho appena detto, un altro meccanismo capace di assicurare la ripetizione dell'eredità nel suo proprio campo. Certamente, per fare un cervello, occorre per prima cosa una base genetica. Ma, una volta che il cervello dell'uomo è là, vi è un'altra forma di eredità. Se un uomo inventa qualcosa, per esempio la freccia e l'arco, da questo momento non soltanto i suoi figli, ma l'insieme del gruppo etnico al quale appartiene ed anche molto probabilmente tutta l'umanità possiederanno questi strumenti e la possibilità che essi siano dimenticati non è maggiore che la probabilità di riduzione di "oblio" per un organo biologico della stessa importanza. La cultura implica l'immortalità del sapere, la reale immortalità dello spirito.
Si può spingere più lontano il paragone. Perché l'eredità genetica possa trasmettersi, bisogna che vi sia una certa rigidità del genoma. Se vi sono troppe mutazioni in una discendenza, questa dà vita a dei mostri.  Ma, all'inverso, se non vi sono molte mutazioni, si ottengono dei fossili viventi, come i dinosauri o gli iguanodonti. Succede lo stesso con la cultura. Come nel campo genetico, vi è interazione tra i fattori di conversazione, d'invarianza, ed i fattori di mutamento. In ogni cultura, la vitalità dipende dall'equilibrio tra queste due specie di fattori in rapporto all'ambiente. (pag. 86)

.....




.........


io ascolto sempre i Massimo Volume:



e anche questa canzone bellissima:


giovedì 1 dicembre 2016

Lapo, Annalisa Chirico, Charlotte Matteini, calcio Lecco, Gomma, Alice in Chains

Che Lapo sia un mezzo, grande, totale coglione é ovvio. Che sia un privilegiato é scontato. Dire che provenga da una famiglia che fa tutto quel che vuole in Italia e altrove da oltre un secolo significa scoprire l'acqua calda. Che per certi versi la sua figura é anche lo specchio della società contemporanea. Come scrive giustamente e duramente Massimo Del Papa

Detto tutto questo, confesso che a me Lapo sta simpatico. Molto più di tante altre persone che frequento tutti i giorni o che vedo in tv o di cui leggo o che dovrei rispettare. Sarà perché ci ho scambiato insieme due chiacchiere secoli fa e lo trovai una persona garbata e molto educata. Sarà perché mi ricorda tremendamente un mio compagno di classe di liceo. Me lo ricorda perché, con le dovute differenze, anche lui proveniva da una famiglia importante. Pesante. E ha sempre vissuto malissimo questa situazione. Lui non era un nome. Non aveva emozioni. Sogni. Aspirazioni. Era sempre e solo un cognome. E doveva sempre dimostrare qualcosa che non aveva nessuna voglia di dimostrare. Viveva una vita di sofferenze e debolezze. Eterni confronti. Attese disarmanti. E ovviamente anche di grandi bagordi. 

Sarà anche perché ci trovo anche molto di me stesso in Lapo. Il mio essere nipote é stato un peso per tanti anni. Lo é ancora oggi. Sensi di colpa. Voglia di mandare tutto all'aria.




Sostanzialmente, per quanto mi riguarda, Lapo é un tossico e un uomo che ha gravi problemi con la propria identità sessuale. 
Non voglio certo assolverlo, anzi, ma tutta questa gogna mediatica mi intristisce e preferisco le sue cazzate, il suo non fare un cazzo, il suo sprecare tutti i soldi a quelli che fanno la predica, a tutti quelli che mi parlano di vita giusta, di lavoro, di fatica, di pene, di condanne. 

Lascio due articoli che per fortuna non si adeguano al tiro al piccione e mi fanno respirare. 

Quello di Annalisa Chirico (giornalista che adoro per la sua vena da stronza) sorvola su molti aspetti ma mi é piaciuto il piglio: "Nessuno tocchi Lapo!" e poi quello di Charlotte Matteini: "Io sto con Lapo, vittima sacrificale del perbenismo borghese"

.....

E intanto il Lecco sta per fallire. Per morire. Pensare al Ceppi in rovina mi fa venire il magone. Intanto il mio abbraccio va ai tifosi e agli ultras che conosco. Nemmeno i giocatori scenderanno in campo.


.....

mercoledì 30 novembre 2016

Il mio amore per il rock, Jerry Lee Lewis, Giulia Innocenzi - Tritacarne

Non so dove sia nato veramente il mio amore per la musica rock. Sicuramente avere un padre che in macchina ascoltava continuamente "Foxy Lady" o "House of The Rising Sun" mi ha aiutato parecchio. Così come quei concerti che mandavano ogni tanto su Rai 3. Forse Monterey. Forse Woodstock. Ero troppo piccolo per ricordare. O perché mia madre mi ha sempre ricordato Grace Slick. O invece se sia merito di "Suspicious Mind" di Elvis che quando la sentivo io mi rotolavo sorridente sulla moquette. Oppure "I Corvi" che mio zio cantava sempre quando cucinava. O "Blitzkrieg Bop" dei Ramones

Di sicuro devo ringraziare Jerry Lee Lewis. Ricordo ancora che mi innamorai totalmente di lui guardando un suo concerto in tv. Poi in prima media mi trovai dei soldi in tasca e chiesi a mio padre se poteva andare da "Amadeus", un mitico negozio di musica nel paese accanto, e ordinare una cassetta coi suoi successi. Mi arrivò sei mesi dopo quando praticamente avevo ormai cominciato ad ascoltare una valanga di roba nuova, compresi i Nirvana.

Però quella cassetta quando mi capita fra le mani l'ascolto ancora. Ha un ritmo bestiale Jerry. Musica di Satana. Sexy. Dannata. Ci pensavo ieri ascoltando la puntata de "Il falco e il gabbiano" di Ruggeri a lui dedicata.  Uomo devastante. Uno che mi ha dato la forza di vivere. 

Guardatevi questo video e pensate oggi a chi possa fare una roba del genere. Nessuno probabilmente.


.....


Comprato oggi, dopo averla vista da Augias. Sì, nell'articolo di ieri ho parlato male di lui. Oggi,(praticamente una giornata di lettura, malessere e alcolici e mangiavo facendo zapping), ho seguito metà della trasmissione e mi ha incuriosito parecchio. Tratta alcuni argomenti su cui mi batto da parecchi anni. Inascoltato e deriso quasi sempre. Ho intenzione di scriverne.