domenica 20 agosto 2017

Un'enorme stanchezza

Sono veramente stanco.
Fisicamente e di testa.
Dormo pochissimo e male
Per fortuna che ci sono la mia compagna e lo squalo della Groenlandia a farmi compagnia in queste sere piene di zanzare e nervi tesi e la pizza praticamente mi è diventata impossibile da digerire e anche solo la vista mi nausea:


Domani sarà un'altra giornata impegnativa.
Non vedo l'ora che arrivino la sera e i successivi due giorni liberi.
Forse, liberi.
L'estate sta finendo e ho bisogno di farmi gli ultimi bagni.
Non ho grandi esigenze in questa mia esistenza ma senza lago, mare, fiumi facilmente raggiungibili e dove poter anche solo immergermi fino alla vita, sedermi sulle rive, lanciare sassi nella corrente mi sento morire.


venerdì 18 agosto 2017

Cosa dire su Barcellona?

Come commentare i fatti di Barcellona e soprattutto perché farlo...

Mi limito solo a dire che fra ieri e oggi ho ascoltato/letto/parlato con persone che fanno una fatica tremenda ad aggiungere il termine "islamico" all'attentato.
Si parla di rivendicazioni dell'ISIS. Lo derubricano a una sigla. Con tanto di "sedicente" davanti a stato.

Gli stessi che poi non ci mettono molto a usare parole come "terrorismo di stato, mafioso, eversivo di sinistra, matrice anarchica, fascista, statunitense, israeliana....e bla bla bla bla". 

Poi arrivano tutte le discussioni sociologiche/psicologiche/giustificative sulla difficoltà di inserimento di questa gente, sui poveri diseredati che non ce la fanno a vivere secondo gli stili di vita dell'Occidente, sui bombardamenti, sulla bomba atomica, il colonialismo, sulle loro turbe mentali, sul sentimento di esclusione, sul razzismo strisciante. 

Alla fine andremo a parlare di Peppa Pig e di quanto io sia il responsabile di tutto perché da piccolo guardavo Daitarn3.

So benissimo che le discussioni sono stratificate, eccetera, pero' son stanco di sentir sempre parlare di follia, pazzia, problemi personali su tutto. È come se si eliminasse la responsabilità personale, il libero arbitrio. E questo tipo di giustificazioni poi è una ruota che puo' toccare a tutti.

(Certe volte mi viene quasi da pensare che tutti i miei problemi li potrei addossare a Stalin...)

Devono aver introiettato cosi' tanto bene il senso di colpa/peccato/autopunizione che non ne possono proprio fare a meno.

Io mi limito a rilanciare questa copertina, perché poi io resto fermo li'...e non vado in chiesa, non entro nelle sinagoghe...non mi prostro davanti a crocifissi, arche dell'alleanza...di papa francesco non me puo' fregare di meno (e tra l'altro, da quale chiesa vuota parla......)...dei protestanti poi meglio non parlarne che mi mettono addosso una tristezza che mi fanno salire la voglia di alcool a duecento chilometri di distanza...fossi proprio obbligato a diventare religioso istituirei Il Culto del Lago......:


giovedì 17 agosto 2017

Ricordando mentre si rilegge (Englander, McInerney)


Rileggendo lo splendido romanzo di Englander (è uno scrittore di razza perché non ti porta mai dove pensi, senza mai ricorrere ai sotterfugi) che vede due genitori alla disperata ricerca del figlio e del suo "ipotetico cadavere" durante la dittatura dei militari in Argentina ho ripensato ai racconti che mi faceva la mia nonna paterna sulla scomparsa di mio nonno dopo l'8 settembre 1943. Mio nonno era un autiere impegnato nei Balcani (Albania, Montenegro, Macedonia, Grecia) fin dal '39 e dopo l'8 settembre non si seppe piu' nulla di lui e fu dato per disperso. Poi un suo commilitone nei primi mesi del '44 disse di averlo visto visto a ottobre e allora mia nonna, che non era ancora sposata con lui, ritrovo' la speranza di ritrovare vivo il suo Cesarino. Poi un giorno ne torno' a casa un altro che per vie traverse le disse che di Cesarino non si sapeva piu' nulla. Mia nonna non perse mai la speranza e tutte le domeniche andava a Milano a cercare notizie fra i partigiani. Chiese anche aiuto ai suoi cugini fascisti. Ma niente. Poi vennero a dirle che avevano la certezza che fosse morto. 
Ma lei non ci credette mai. 
Poi un giorno, nel giugno del '45 busso' alla sua porta e le disse "Ciao Teresa". 
Ma non era piu' quel giovane ragioniere, aspirante avvocato, che aveva conosciuto. 
Che leggeva romanzi, che parlava uno splendido italiano. 
Era un uomo di 27 anni col volto triste e sciupato, gli occhi persi ma con ancora la stessa eleganza, gentilezza, educazione, delicatezza che l'avevano fatta innamorare. 
Mio nonno soffri' della sindrome post-traumatica almeno fino al 1948 quando nacque il suo secondo figlio, mio padre. Si alzava dal letto e ritornava sul campo di battaglia, mimava i suoni della mitragliatrice e del coltello che affondava nella carne. 
Talvolta, non si presentava nella hall del nostro albergo per il dolore che lo sopraffaceva. 
Un dolore e i ricordi che non l'hanno mai abbandonato. 
Quando passavano gli aerei, lui tendeva a ingobbirsi o a trovare un rifugio. 
Un giorno, un suo commilitone mi disse "Sai un giorno si ritrovo' l'intestino e metà corpo del suo miglior amico in grembo e comincio' a ridere come un pazzo". 

Ci furono parenti che non furono contenti del suo ritorno. 
Sognavano di prendere l'albergo.
Io ricordo solo che pochi mesi prima di morire mio nonno mi disse "Se fossi morto e fossi tornato un paio d'anni dopo e loro si fossero presi l'albergo forse noi avremmo avuto una vita piu' felice."

Di queste sue frasi io ho stampato in testa quel "noi avremmo".

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Quando lessi la prima volta questo romanzo mia madre era una donna in forma e con la quale avevo un rapporto difficile da di dipendenza, le altre volte che l'ho riletto, intero o solo alcune pagine, con lei avevo un rapporto di complicità, di lotta, di cattiverie, di silenzi, di addii.
Adesso mia madre è morta e rileggere questo romanzo che nella parte finale racconta proprio di una madre che muore mi fa sentire addosso tutto il peso degli anni trascorsi e di quelli senza di lei.
La sua assenza è ingombrante.
Sorrido per una sciocchezza ma mi dispiace e mi fa piangere non averla mai portata in Cornovaglia.
Dal 1997, anno in cui ci andai a 18 anni, non avevo mai smesso di parlargliene.
E mi diceva sempre "Quando parli della Cornovaglia sorridi come non fai mai..." e sorridevo.
"Facciamo un caffé Andrea?"
"Si' mamma".

Da quando è morta mia madre il caffè ha cambiato sapore.

Lo bevo quasi per dovere.


Un estratto dal romanzo:

"Quella sincerità era contagiosa. Avevi cominciato dal principio, da quando eri piccolo. Avevi cercato di raccontarle, come meglio potevi, chi eri, cosa si provava a essere te. Avevi descritto quella sensazione di essere fuori posto, di vedersi sempre dal di fuori, di guardarsi vivere nel mondo pur vivendo nel mondo, di non sapere se anche gli altri si sentissero cosi'. Le avevi detto di aver sempre pensato che gli altri si sentissero cosi'. Le avevi detto di aver sempre pensato che gli altri avessero le idee piu' chiare su quello che stavano facendo, che non si preoccupassero tanto del perché lo facevano. Avevi raccontato del tuo primo giorno di scuola. Ti eri messo a piangere aggrappato alla sua gamba. Ricordavi ancora la consistenza dei suoi pantaloni scozzesi, ti pizzicavano le guance. Lei ti aveva detto di salire sull'autobus - qui ti aveva interrotto per dirti che nemmeno lei era molto felice, quel giorno - ma tu ti eri nascosto tra gli alberi fino a quando l'autobus era partito, poi eri tornato a casa e le avevi detto di averlo perso. Allora la mamma ti aveva accompagnato in macchina, ed eri arrivato con un'ora di ritardo. Tutti ti avevano guardato entrare in classe col biglietto di giustificazione, e ti avevano ascoltato spiegare che avevi perso l'autobus. Alla fine, quando ti eri seduto al tuo posto, avevi capito che non saresti mai riuscito a diventare come gli altri."

martedì 15 agosto 2017

Pensierino di ferragosto + un qualcosa che sto preparando

Ogni paese ha la sua sagra, la sua processione, il suo tendone con le costine, la trippa, i pesciolini fritti, la pizza e tutte le varie super grasse specialità italiane, con i gruppi di cover, i cantanti locali, i comici in fase calante, il sindaco con la fascia tricolore.

E ormai ogni paese, città, metropoli hanno il loro cazzo di festival/premio letterario, giornalistico, artistico, politici, musicale, del porno, della cucina, del fumetto, del carcere, della fotografia.
Con poi i vari vincitori, i servizi sui giornali, siti, tv, radio e poi i braccialetti, gli stand, le polemiche (che da idiota rilancio pure io), le bancarelle pieni di ospiti/artisti/cuochi/letterati che non sono altro che piazzisti della loro merce.

Ce l'hanno pure Lecco e Como, tanto per dire, dei festival/fiere/premi del libro e se penso a Lecco mi viene solo da ridere...ma preferisco evitare...

E verranno sempre a dirmi che queste iniziative sono un volano per il turismo, che servono per la diffusione della cultura, per aiutare i letterati/universitari/laureati/aspiranti artisti che qualcosa per campare dovranno pur fare, per far rete fra le menti pensanti, per coordinarsi fra realtà biologiche, per condividere idee che possano migliorare il mondo, renderlo piu' vivibile, per far star bene la gggente.

A me queste robe fanno orrore e mi annoiano a morte e per fortuna hanno smesso di invitarmi ad andarci.

Cosi' come l'incomprensibile moda dello street food

Preferisco davvero i benzinai, gli autogrill, i ristoranti normali, le pizzerie e le trattorie normali, i baracchini aperti alle 2 di notte sulle circonvallazioni o in parcheggi deserti, una spiaggia anonima sul lago, i bar che quando ci entro non offrono l'happy hour, la mia cucina dove posso sedermi sopra a un bancone in legno costruito dalla mia compagna e leggere guardando fuori dalla finestra, con un bicchiere di vino bianco in mano.


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Lei lo consiglia cosi', io fra un po' su questo libro ci scambiero' due chiacchiere.


lunedì 14 agosto 2017

Lacrime, Le catene della colpa, un regalo gradito, Venga a prendere il caffè da noi, Peter Kernel, Alice Glass



"Fiesta" di Hemingway è uno dei romanzi che mi hanno iniziato alla vita. E tutte le volte che lo riprendo in mano mi commuovo. È anche uno di quei romanzi che condivido con la mia compagna di vita. 



In questo romanzo c'è uno scambio molto famoso fra Bill e Mike che sta nell'epigrafe de "Le mille luci di New York" di McInerney che fa cosi':

"Come hai fatto ad andare in rovina?" chiese Bill.
"In due modi," rispose Mike, "gradatamente prima, e poi di colpo."

e poi l'incipit di questo romanzo di McInerney che è sempre micidiale quando lo rileggo:

"Tu non sei esattamente il tipo di persona che ci si aspetterebbe di vedere in un posto come questo a quest'ora del mattino. E invece eccoti qua, e non puoi certo dire che il terreno ti sia del tutto sconosciuto, anche se i particolari sono confusi. Sei in un nightclub e stai parlando con una ragazza rapata a zero."

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Visto che mi devo alzare presto e che prima non riesco a dormire ho rivisto con piacere questo bellissimo film noir. Onestamente di film del genere non se ne vedranno mai piu'.

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Ci sono film che ho visto una sola volta nella mia vita e mi piacquero all'istante. "Venga a prendere il caffè da noi" di Alberto Lattuada, con uno straordinario e "volgarissimo" Ugo Tognazzi e tratto dal romanzo "La spartizione" del purtroppo dimenticato Piero Chiara fa parte di questo gruppo. 

Sul sito di Paolo Nori, che è un vero incantesimo, trovate questo pezzo

Ed è bello leggere di film di cui nessuno parla mai.

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Possibile che gli esseri umani quando si travestono da turisti diventino molto spesso dei pezzi merda straccioni del cazzo ai quali bisognerebbe legargli un sasso al collo e buttarli nel lago, nel mare, nei fiumi, giu' da una vetta, dentro una piscina, una jacuzzi, un forno per la pizza?
Succede tutti i giorni.
Sono milioni.
Che rabbia devo tenere a bada.
Ma lasciamo stare.

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Grande attesa per l'album.

domenica 13 agosto 2017

Ci sono dei giorni - Slowdive

Ci sono dei giorni (sono tantissimi) che tornando dal lavoro la sola cosa che voglio è sedermi al tavolo di casa e parlare con la mia compagna (che torna come me da giornate lavorative stressanti, senza pause, impazzite) e lasciarla parlare perché mi piace ascoltarla, bevendo birre, mangiando formaggio, pane e olive.

E poi andare a fare a una doccia e rimanere per venti minuti sotto l'acqua fredda alla faccia del riscaldamento globale e dello spreco d'acqua.

Alcuni comportamenti umani, modi di stare al mondo, pensieri, idee, modelli educativi proprio non li capirò mai.

Mi consolo da anni con gli Slowdive quando l'umore è proprio sotto ma sotto sotto i tacchi.

E domani sveglia per tornare al punto di partenza.

(Che voglia, ma che voglia, di tirare un pugno)




sabato 12 agosto 2017

Theodore Dreiser, Rosseau/password, due dischi molto diversi che mi fanno impazzire, Per la genealogia della morale


Di Dreiser quand'ero un adolescente avevo molto apprezzato "Nostra sorella Carrie" e adesso son curioso, quando avro' tempo di leggere "Il titano" (Mattioli 1885, traduzione di Livio Crescenzi). Serino ha scritto su Il Giornale questa recensione.

Ma è un periodo che leggo svogliato. Forse fatico a parte le riletture, a trovare, escluso il bellissimo romanzo della Nazdam, qualcosa che mi coinvolga veramente. In modo carnale, al di là della tecnica, dello stile, della provenienza dell'autore. Qualcosa insomma che cancelli le giornate di merda, che mi facciano sentirmi vivo, che mi facciano sentire bene. 

Tra l'altro in un'intervista su Repubblica a Jay McInerney, uno scrittore molto importante nella mia fase di passaggio a una letteratura piu' adulta, c'è quest'ultima botta e risposta micidiale che vi trascrivo integralmente:



"Nei suoi romanzi, nelle "Mille luci" ma non solo, spesso le colpe e i dolori dei genitori ricadono sui figli.
- Mia madre è morta quando avevo 22 anni. Il suo addio mi ha sconvolto, poi è arrivata la depressione...le Mille Luci riflettono quel periodo difficile. Perché è impossibile sfuggire ai nostri genitori. Sa cosa scriveva il poeta inglese Philip Larkin "Ti rovinano, mamma è papà. Forse non vorrebbero, ma lo fanno. Ti trasmettono i loro difetti e ne aggiungono altri adatti a te". I genitori spesso ci fanno del male, anche senza volerlo. Ma noi scrittori siamo tra i pochi che possiamo alleviare questo dolore."

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Su Jean-Jacques Rousseau si possono esprimere tutti i giudizi filosofici possibili ma vedere accostato quel nome (magari poi non si tratta di questa cosa e magari era il nome dell'orsetto di peluche di Casaleggio, boh) alla piattaforma supertecnologicaintrusivadelvostrostomaco dei 5stellati mi fa orrore. Basterebbero anche solo queste piccole cose per non fidarsi di gentaglia del genere. GGGente pulita, onesta, integerrima, rivoluzionaria, di governo, di lotta, in doppiopetto e popolari che mi mette la cancrena addosso.

(Dimenticavo quando poi uno scrive cosi' si becca del piddino, del berluschino, del fascistino, del....bla bla bla)

Maurizio Milani ha scritto un bellissimo pezzo: "Fermi tutti! Abbiamo scoperto la nuova, nuovissima password di Rousseau.Milani ha letto la conversazione tra leader e guru m5s"

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Due dischi diversi ma a cui sono particolarmente legato:




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