domenica 25 giugno 2017

Mattine fredde

Le mattine fredde di estate.
I corpi addormentati nelle macchine.
Donne che chiedevano alcool davanti ai baracchini che vendevano panini e scarti di cipolle.
Fulmini.
Scrosci di pioggia fra le mani tremanti.
La testa vuota sopra alla camicia e ai jeans stirati a meno di mezzanotte.
C'era gente che vomitava per strada.
Le camicie di una rissa perduta di vista.
Spacciatori e poliziotti stazionavano ciascuno al proprio angolo.
C'erano vecchi coi cani al passo.
E una bambina, sorridente, col suo gatto sul lungo fiume.
E io che alle 05 e 41di una domenica mattina aprivo la porta del cinema.


sabato 24 giugno 2017

I miei migliori colleghi, Charles Bukowski, Antarès

La giornata di ieri è stata un incrocio di molte preoccupazioni, idiozie, campi coltivati, fieno, discussioni di lavoro, critiche, scazzi, mucche, falsità, giochi di gruppo del cazzo (a cui mi sono rifiutato di partecipare), leccaculaggine diffusa, regali che sono una vera e propria presa per il culo.

La sola cosa buona di una giornata come quella di ieri (oltre al paesaggio incontaminato e all'alcool) è stato approfondire il rapporto con alcune colleghe e colleghi, farsi sorprendere da loro e scoprirle come persone in gamba, sensibili, intelligenti, delicate.

Ad Alessia, Sophie, Silvia, Adriana e Marco va tutto il mio ringraziamento.

Donne e uomini col cuore grande e una vita di merda come la mia.

Non dimentichero' mai la loro dolcezza, i loro sguardi, i loro abbracci, le loro parole che sembravano arrivare da un altro mondo.

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"Chi difende
i diritti dell’uomo senza qualità? Quello che manca sempre nella foto di gruppo, perché è più invisibile degli invisibili. Quello senza etichette, che non trova mai spazio nel calendario delle giornate da dedicare"



"Anche se scrivo sulla razza umana, più sono lontano e meglio sto, due pollici va bene, due miglia va bene, duemila miglia è fantastico, finché riesco a mangiare. Mi nutrono perché io nutro loro, ma non mi piace averli accanto


"La voce umana ha il difetto di ricordarmi la razza umana, e una delle ultime cose a cui voglio pensare e una delle prime da cui voglio fuggire quando ascolto musica classica è la razza umana. È con lo scopo di dimenticarla che scrivo"

giovedì 22 giugno 2017

Domani/Slowdive, Farinetti/Milano, Giorgio Ballario, Raggi/Il Foglio, Il Campo dei Santi, Slowdive

- Domani mi tocca vivere una giornata durissima.
Un vero condensato di tutto cio' che odio, mi fa paura, mi fa star male, mi fa venir voglia di farmi fuori.
Nell'attesa bevo birra e ascolto gli Slowdive.
Nella mia testa ci sono solo pensieri negativi.
Il dottore ha detto "Rilassati".
A me viene voglia solo di piangere.
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Guardando #cartabianca con quell'ignobile mentecatto di Oscar Farinetti in confronto a Marta Fana ho sorriso di disprezzo.

Nella trasmissione si parla anche di Carugate che sta a pochi chilometri da dove son nato. 
Eataly/Farinetti è una grandissima e violentissima truffa intellettuale, imbarazzanti sono i punti Eataly (sono entrato solo in uno e mi è bastato) ma mi preme anche ribadire:
- la piazza Gae Aulenti a Milano (Eataly è a due passi) fa orrore e basta una volta che si aprono gli occhi, li si aprono per davvero ma per davvero veramente. Forse piace perché guardando all'insu' nemmeno scorgiamo la nostra idiozia.
- Corso Como fa schifo pure quello.
- i barbieri alla moda, tipo Womo, tutti fighi, hipster, spuntati dalle fogne come spioni sono insopportabili.
- i vari Pisapia/Montanari/Civati/Laforgia/Camusso/Bersani/Gotor sono una zavorra e la morte nel cuore.

Se non si uniscono le questioni poi tutte le critiche a Farinetti finiscono nel vuoto.

- le varie destre sono la stessa merda.



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Questa copertina di Vincino, che sembra un abbraccio del giornale, de Il Foglio dedicata al primo anno di Virginia Raggi è bellissima. Grandissimo.

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Poi vabbé io mi sento altrove. Disconnesso.

Trascrivo una parte del capitolo XV di quello straordinario romanzo che é “Il Campo dei Santi” di Jean Raspail. Le parti migliori di questo romanzo sono proprio quelle dedicate all'inconsistenza dell'Occidente.

“Affermare che la notizia della partenza della flotta inquietasse sul serio il mondo occidentale, sarebbe, sostanzialmente, contrario alla verità. Per questo molti personaggi si affannarono subito a spalmare con compiacimento e maestria la crema untuosa sgorgata dai loro cervelli. Le vacche da latte del pensiero occidentale contemporaneo si resero subito disponibili e, in occasione della mungitura quotidiana, muggirono con soddisfazione tanto maggiore in quanto, per il momento, nulla lasciava sospettare la particolare gravità del problema. Se si vuol capire qualcosa dell'opinione pubblica occidentale, in relazione alla flotta migrante o a qualsiasi avvenimento fuori della sua norma, occorre afferrare un concetto essenziale, ovvero che essa se ne infischi altamente di tutto. È una constatazione curiosa, ma la sua ignoranza insondabile, la fiacchezza delle sue reazioni, la vanità grossolana e il cattivo gusto dei suoi impeti passionali (sempre più rari), aumentano in misura proporzionale al suo grado di informazione. Sì, certo! Essa si concede qualche emozione, quando va al cinema o si incolla fremendo al televisore per seguire un teleromanzo, di sua spontanea volontà o grazie all'azione di qualche professionista. Lo spettacolo degli avvenimenti mondiali, offerto dalla puttana chiamata Comunicazione di Massa, serve semplicemente a vivacizzare il nulla in cui da lungo tempo essa è sprofondata. Chi crede di pensare, non fa altro che sbavare di fronte a un avvenimento. Non si deve, però, disprezzare più di tanto questa bava. Colando al momento del telegiornale o della lettura dei quotidiani, essa rivela una qualche attività cerebrale, così come la bava del cane di Pavlov dimostrava l'azione dell'istinto. L'opinione pubblica cerca di ravvivare la propria inerzia, non fa altro... Qualcuno pensa davvero che per un occidentale medio, appena uscito dall'officina o dall'ufficio, i grandi avvenimenti mondiali rappresentino altra cosa da un'interruzione provvisoria della noia mortale in cui si dibatte? La concertazione stessa, la Santa Concertazione, salvagente della società moderna, non è che un diversivo per la massa, perchè la massa è troppo stanca per sopportare svaghi più seri. Chi si azzarda a proporli, viene annientato. La luna, il Biafra, un terremoto rovinoso, una campagna anti-inquinamento, una guerra dei sei giorni, una Baia dei Porci, una morte di Mao in sonno, in realtà, che una festa di Natale in cui il nulla mentale si addobba improvvisamente di ghirlande e suona delle trombette. Ecco, la noia sparisce: è già un buon risultato, sperando che la cosa duri! Non tutti i giorni è domenica o scoppia una guerra in Biafra on in Israele. Detto tra parentesi, ringraziamo gli israeliani, i grandi intrattenitori del mondo occidentale. Quando occupano le scena, nessuno si annoia. Gli omuncoli possono dormire tranquilli: al risveglio, il giorno dopo,  il caffè del mattino avrà un sapore diverso, al rombo dei cannoni d'Israele. Sentirsi personalmente coinvolti? Non sia mai? A che pro?
Quando il primo elicottero carico di giornalisti si diresse verso Ceylon e scattò, a bassa quota, la prima serie di foto della flotta migrante, foto davvero sconvolgenti che vennero pubblicate come uno scoop dai giornali di tutto il mondo, che cosa pesnò, secondo voi, l'omuncolo occidentale? Che fosse minacciato? Che l'orologio del tempo avesse iniziato il conto alla rovescia della sua morte? Niente affatto. Pensò soltanto che questa sarebbe stata proprio una lunga storia divertente, vista la lentezza esasperante con cui la flotta avanzava, disseminando il mare di cadaveri.
Proviamo però a immaginare un risveglio brutale, un'immersione nella realtà che coinvolga tutti quanti, cosa che non si è più verificata dalla seconda guerra mondiale in poi. Il teleromanzo infrange all'improvviso lo schermo, che si schianta tra la bistecca e le patatine fritte. Ed ecco i personaggi irrompere in massa dal televisore, affollarsi nel salottino, perfettamente identici a quelli che si muovevano nell'acquario solo qualche istante prima ed erano tanto divertenti. Ora però, frantumato il vetro protettore, non recitano più, sono carichi di miseria, di piaghe, di pianti, di odio e di mitragliatrici. Attraversano l'appartamento messo a soqquadro, distruggono l'armonia sonnolenta, pietrificano le famiglie in fase di digestione e si riversano nella città, nella nazione, in tutto il mondo, come immagini fotografiche che prendono vita, attori di un documentario che dicono improvvisamente “merda!” al regista, diventando frenetici, incontrollabili. All'ora l'omuncolo si accorge di aver letto o sentito male. Stavolta l'evento non è stato pubblicato e diffuso per la sua quieta esultanza. Questo è ciò che l'omuncolo udrà veramente: “Un milione di profughi del Gange si appresta a invadere la Francia, domattina. Altre cinque flotte sono in viaggio, provenienti dall'Africa, dall'India e dall'Asia”. Allora l'omuncolo correrà ad acquistare zucchero e olio, pasta e salsicce. Nasconderà i suoi denari in un calzino sotto un'asse del pavimento. Leccherà le scarpe bisunte del signor benzinaio per strappargli due taniche di carburante, indispensabili al suo esodo ciclico. Infine, gli occhi inumiditi da una maschia tenerezza, osserverà la moglie, la figlia e la vecchia madre, già circonfuse dall'aureola degli oltraggi. Dopo di che, espulsi con un rutto gli umori dell'ultimo banchetto degli ex-combattenti della gastronomia, si dichiarerà finalmente pronto ad “affrontare gli eventi”. In vista di questo, il suo sguardo diventerà furbesco e mansueto. L'omunculo tenterà di cavarsela, questo è certo. Ma, per il momento, non siamo ancora giunti a tal punto. Per il momento, l'omuncolo si è addormentato in compagnia di altri nella bava in cui affonderà, annegherà. Sta ascoltando tranquillo le campanelle che i grandi pensatori agitano per lui.” (pp. 83-85)

lunedì 19 giugno 2017

Il lavoro, Il Campo dei Santi, Il treno, crisi, Cechov, Bruno Lauzi

Poi torno al lavoro e respiro la solita merda di sempre. Anzi, per non farmi mancare nulla, fra le mani un nuovo grattacapo di merda da risolvere al più presto. Poi viene l'ora di tornare a casa, esco dal cinema e mi siedo sul muretto per respirare due minuti. Sto guardando nel vuoto quando sento un ragazzino a venti metri da me che mi urla “Cazzo hai da guardare faccia di merda?”. L'ho guardato e sorridendogli gli ho risposto che non lo stavo guardando ma che ho davvero una faccia di merda come la sua e quella di sua madre e di suo padre e di tutti i suoi amichetti di merda che gli stavano intorno. Poi sono tornato a casa, qui, adesso, e ho aperto una birra e c'è un padre che per strada litiga con sua figlia tornata dal mare con un tatuaggio sulla schiena.

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Sono andato a rileggermi alcune pagine de Il Campo dei Santi (Edizioni di Ar, traduzione di Fabrizio Sandrelli) e sono rimasto nuovamente sconvolto dalla lucidità profetica di Jean Raspail. 
Da applausi.

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Sempre in queste notti ho riletto il bellissimo “Il treno” di Simenon (Adelphi, traduzione di Massimo Romano). 

Romanzo magistrale e commovente. 

Le ultime righe sono da incorniciare:

Tutto era in ordine, mobili, oggetti, come li avevamo lasciati partendo da Fumay, e in casa c'era un bambino in più.
Un mese dopo vidi affisso sul muro del municipio un manifesto ancora fresco. Vi erano stampati cinque nomi, fra i quali un nome inglese e quello di Anna Kupfer. Tutti e cinque erano stati fucilati come spie due giorni prima, nel cortile della prigione di Mézeries.
Non sono mai ritornato a La Rochelle. Non ci tornerò mai.
Ho una moglie, tre bambini, un'attività commerciale in rue de Chateau.” (pp. 145-146)

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Appena acquistato e questo invece l'ho adocchiato sul sito Adelphi e spero di leggerlo a breve:


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In testa da un paio di giorni, uno degli ascolti dietro il libro che sto scrivendo:


sabato 17 giugno 2017

Passo del San Gottardo, Zachar Prilepin, Parlamento, Piero Cipriano, legge 104, Vincino

- Trascorrere ore, condivisioni, giorni, spazi in un posto meraviglioso e fuori dal tempo come il Passo del San Gottardo mi fa sentire vivo e anche tristissimo quando poi scendo a valle, ritorno in città, mi ritrovo ad affrontare le solite inutili cose della vita. (Nel video ci sono anche io, immobile, nero)

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- Quando guardo la Camera, il Senato, i si' , i no, i parvenu degli astenuti e tutto cio' che gli protesta contro o a favore a me viene da vomitare.
Non ho altro da aggiungere su quanto accade in quella cloaca chiamata Parlamento.

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Se come scrive Piero Cipriano nel suo brutto da un punto di vista stilistico (le parti piu' narrative/inventive sono veramente insopportabili e spero che l'autore non prosegua su questa via romanzesca) "La società dei devianti" (elèuthera), e lo credo anch'io, la depressione è il cibo/invenzione/Verbo dell'industria della psichiatria e della farmacologia, credo anche di aver smesso di sopportare quei depressi/addolorati/artistoidi/colleghi di costume artificiale che non fanno che scappare quando gli si comincia a parlare di dolore e della vita che conduci.

- Quando leggo questo tipo di storie, al di là di tutte le noioisissime speculazioni possibili a me viene da pensare a:

- le odiose visite a cui veniva sottoposta mia nonna per ottenere/rinnovare l'invalidità. Sedute che la devastavano. L'osteoporosi l'aveva mangiata in due. Ho assistito personalmente a una di queste visite che somiglio' piu' a una tortura argentina che a una seduta medica. Mia nonna pianse fino a casa.
- cio' che accadde a mia madre quando si ammalo' di un tumore e preferisco non proseguire...
- tutto il percorso di mia sorella per diventare dottoressa, egittologa e prossimamente...
- alle enormi difficoltà di mia sorella per conciliare lavoro nell'apparato statale e malattia di mia madre...
- le storie che raccolsi all'università fa i borghesi e meschina gentaglia di ogni genere che si facevano sovvenzionare dalle loro famiglie per unire divertimento e presunto studio...
- alla mia borsa di studio all'università come proletario. Borsa che restituii tutta quando me ne andai.
- ai medici mai compiacenti che ho incontrato nella mia vita e ai quali non ho mai chiesto trattamenti di favore
- all'attuale dirigente scolastico del collegio dove ho studiato, la signora Giovanna Oddono, vero e proprio fulgido esempio di dedizione alla professione di insegnante. Donna affascinante, insegnante maestosa. Una maestra di vita che mi ha salvato la vita e donato il cammino da percorrere e che non ho ancora davvero compreso.

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Senza entrare nel merito della discussione sullo Ius soli, rimarco sempre l'assoluta schifezza incarnata dai 5stelledimerda e dal suo schifoso uomoincantatorediyogurtumani.

giovedì 15 giugno 2017

Grazie Domenico Pozzovivo!


Grazie Domenico che oggi mi hai commosso in questi ultimi giorni di vacanza fatti di angoscia e dolore e tanti dubbi e domande sul futuro.
Grazie.
Tappa e maglia.
Grazie.
Davvero.

Al dio degli inglesi non credere mai. Storia del genocidio degli Indiani d'America 1492-1972; microchip, rassegne/festival, Une vie e altro



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Non c'é giorno che nella città dove vivo (e in tutte le altre città di cui mi capita di informarmi) non vengano organizzati convegni sul senso del mondo, festival musicali/letterari/cinematografici/filosofici/sul pensiero critico di sto' cazzo, carnevali di ogni etnia, rassegne enogastronomiche, premiazioni, rally, fiere dell'autoproduzione/artigianali/agricoltura/bio, sfilate di bancarelle, sagre del pesce/bondola/salame/formaggi/cantine aperte, street food, musica per giovani/liceali/universitari da cui mi tengo volentieri alla larga.
Mi chiedono: ma tu come vivi? Come trascorri il tuo tempo libero? Non ti va di cercare altre opportunità in queste occasioni? Tu che leggi, scrivi, che ti interessi....come fai? Cosa fai?
Non lo so come vivo, so solo che tutta sta roba mi toglie il respiro oltre che, spesso, il piacere di godere del suolo pubblico.
A tutto ciò, tutt'al più preferisco la mia casa, il mio divano, un bar, un ristorante, un pub, un locale, una spiaggia, un sentiero, una radura, una panchina, un bosco.

Nel cinema dove lavoro fanno occasionalmente tappa vari festival, tutti improntati ai buoni sentimenti, ai diritti con al seguito la solita marmaglia di giornalisti, registi, pensatori, volontari, educatori, psicologi, artisti, grafici, religiosi.
Per mia fortuna questa volta ero in ferie.

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Cazzo, noi ci saremmo amputati la mano pur di non farci controllare.
Mai amati i braccialetti.
Che bello vedere tutti questi ragazzini e ragazzine disperati del cortile dei palazzi dove abito.
Selvaggi.
Simpatici.
Vivi.