lunedì 16 gennaio 2017

Confucio, cose imbarazzanti e una straordinaria, luminosa, scrittrice

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- Ieri ho letto due interviste imbarazzanti. Una a Renzi su Repubblica e una a Paolo Becchi su Il Giornale. Praticamente come capire cosa siano il "sistema" e "il presunto controsistema". Una merda onnicomprensiva.

- Su Lankenauta la riproposizione del mio pezzo su "Craxi. L'ultimo statista italiano" di Francesco Carlesi (Circolo Proudhon).

- Annalisa Chirico ricorda "IL MEZZO REATO INESISTENTE DIETRO ALLA GOGNA DI TEMPA ROSSA" e sarebbe bene ricordare anche la gente comune che finisce in questo tritacarne che puzza di spazzatura di magistrati e giornalismo col cappio il mano, trattata come mostri, colpevoli a prescindere. La mia distanza da tutta questa gente, politici, affaristi, amministratori è totale ma mi sento ancora piu' distante dal popolo guardone e origliatore che sbava per tutta questa colata di merda e che non è di certo migliore dei cadaveri degli innocenti o dei colpevoli dei ladri o presunti con cui vorrebbero banchettare.

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Carson McCullers. Una donna straordinaria. Una scrittrice incredibile.

domenica 15 gennaio 2017

Sogni proibiti, Walter Mitty, Bloc Party


Ieri sera ero veramente stanco, mal di denti, la luna storta e tanti tanti problemi che mi stavano distruggendo. Mi sono seduto sul divano e ho trovato sulla tv svizzera "I sogni segreti di Walter Mitty" con Ben Stiller e ho tirato il fiato. L'originale con Danny Kaye è di tutt'altro livello, un vero gioiello, ma Stiller riesce comunque a intrattenere in maniera piacevole.




E ho ricominciato ad ascoltare i primi due dischi dei Bloc Party. Mi ricordano persone lontane. E mi tiene stretto alla mia compagna che questi due dischi me li ha regalati. Ho voglia di staccare, di mollare il lavoro e non ce la faccio. Non ne vedo la possibilità. Solo lei mi dà pace.

sabato 14 gennaio 2017

Leggendo "Elogio dell'Occidente" di Franco La Cecla (eléuthera)



Non tutto mi ha convinto del libro di Franco La Cecla “Elogio dell'Occidente” (eléuthera) ma sono sempre felice quando una lettura me ne suggerisce un'altra e mi fa sognare paesi lontani che probabilmente non vedrò mai:



“A Mestia, le montagne del Caucaso, al confine con la Russia, parlo con una giovane scrittrice georgiana di etnia isvana: Ruska Jorjoliani. Vive in Italia da dieci anni, ha pubblicato un bel “romanzo russo” per un editore siciliano “La tua presenza é come una città”, che è un verso di Pasternak. Le chiedo come mai ha scritto un libro che parla di un villaggio in Russia, una storia di due amici investiti dalle purghe staliniane e dei loro figli fino all'età della nomenklatura brezneviana. Mi dice che suo nonno era stalinista (infatti l'atroce dittatore era nato a Gori, in Georgia, paese che ha sempre odiato), suo padre ferocemente anti-russo, e lei non sa cosa è, ma scrivere le serve per cercare di capire. D'altro canto la letteratura, la poesia, il cinema georgiani sono parte integranti della grande cultura russa, alla cui tradizione romantica e post-romantica si rifanno grandi registi come Sergej Paradzanov e Otar Iosseliani, con un linguaggio epico che è radicato nel Caucaso, ma che si esprime con i moduli di un post-realismo epico che rimanda a Sergej Ejzenstejn e più recentemente a Andrej Tarkovskij. La Russia è presente con la sua spiritualità ortodossa, ma anche con la fantasia, la serietà e l'umorismo che nella cultura russa non si  mai identificati con una morale bacchettona e ottusa. 
[...]
Oggi si è tentati di semplificare tutto, ma il Caucaso é stato un mosaico di resistenze finite nel sangue e da piegare militarmente proprio perché non accettavano una definizione unica. Forse l'altro elemento unificante, che attribuisce la Georgia definitivamente all'Europa, è il culto del vino, i 565 vigneti autoctoni, il modo di bere il vino durante i simposi, i supra, l'idea sacrale della bevanda come attestano le edicole votive lungo i precipizi delle strade che portano al Caucaso, dove vengono lasciate come offerte non solo candele ma anche bottiglie di chacha, la grappa locale, o il vino di “prima spremitura”. La croce che qui la gente porta al collo è un tralcio di vite da cui pende un grappolo d'uva. Si dice che Santa Nino, che evangelizzò la Georgia, portasse una pesante croce attaccata alla propria treccia. Quando la treccia e la croce non ressero più, le sostituì con un ramo di vite a forma di freccia. E ancor oggi il vino è una bevanda che simboleggia l'appartenenza culturale, religiosa, il culto degli dèi del luogo, il Sole, la Dea della Caccia, i Santi, i Defunti e i Presenti. E che segna un confine: qui il vino è la sottolineatura di un alimentarsi a una fonte comune che lega tutto l'Occidente di matrice greca – anche qui, dove è nata la storia di Medea – e di costellazione cristiana. (pp. 80-83)

venerdì 13 gennaio 2017

La bellezza della neve che se ne va (Altri libertini e Radian)

E ieri/stanotte è arrivata quella merda bianca chiamata neve. La prima vera neve dell'anno. Ero in macchina e mi si è chiuso lo stomaco a vederla scendere. Ci ho bevuto sopra parecchio per digerire un risveglio sotto bianco. Pochi centimetri ma sufficienti per farmi star male.

Per fortuna ha cessato di scendere, le temperature si sono alzate e la neve si sta sciogliendo.

Vedere la gneve sciogliersi, andarsene, diventare poltiglia acqua ricordo mi fa tornare il sorriso.

Sono cinico e onanista ma io voglio il caldo. La primavera estiva e l'estate torrida e anche l'autunno che non diventa mai autunno ma si aggrappa alla spiaggia.

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L'ho letto secoli fa "Altri libertini", l'ho riletto altre volte e l'ho riletto un paio di giorni fa. È incredibile come a distanza di anni non siano cambiati i miei giudizi. I "racconti" che preferisco e quelli che invece ancora oggi, come l'ultimo, non mi hanno mai soddisfatto. E come allora, per la mia psiche debole, Tondelli mi fece venire una gran voglia di roba. Spero di riuscire a scriverci sopra qualcosa di buono.


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L'Unità non mi mancherà.

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"On Dark Silent Off" dei Radian è un disco bellissimo.



giovedì 12 gennaio 2017

Uno

X. è un mio collega. Uno dei miei responsabili. In pratica il vicedirettore. Uno che non legge libri e non ascolta musica se non quella che danno in macchina e nei locali o nelle discoteca. Uno che non ama il cinema anche se ci lavora e se guarda un film si lamenta appena si fa un po' lento.. Uno che va a prostitute in Estremo Oriente. Uno che detesta la gente. Uno che mette pressione a tutti. Uno che un giorno ti saluta e per due mesi no. Uno che la sa lunga su tutto. Uno che non sa cosa sia un museo. Uno che disprezza il genere umano intero. Uno che i suoi soldi li spende in macchine sportive. Uno che mi ha distrutto giornate intere per delle stronzate. Uno che va in palestre per tamarri inverosimili. Uno che ha fatto scenate inverosimili a colleghe basite rasentando una violenza assassina. Uno di cui tutti si lamentano. Uno, il solo, che mi parla come ha fatto oggi. Arrossendo e ponendomi domande personali sulla mia vita, sulla compagna, sul mio passato, sul mio starmene per i cazzi miei. Uno col quale sento una strana affinità. Quella che unisce i marginali. Gli "ombrosi". I depressi. I detestabili. Gli impresentabili. Parlare con lui mi piace anche perché resto quasi sempre zitto. Preferisco lui alle presunte artiste con le loro gallerie d'arte, i loro studi, le loro famiglie del cazzo, la loro puzza sotto il naso, i loro reportage da tutto il mondo.  Lui ai custodi di concerti da sballo, giochi online, canne a iosa. A tutti loro preferisco di gran lunga lui che si addentra in improbabili riflessioni filosofiche sul senso della vita delle orientali. Lui, con tutte le sue manie da psicopatico, a tutto il resto.




mercoledì 11 gennaio 2017

Appunti



Dopo averlo terminato e riletto in molti passaggi "Appunti" di Nicolás Gómez Dávila (Edizioni di Ar) entra a far parte dei libri della mia vita.

Lascio alcuni estratti fra quelli piu' brevi. Una misera e casuale scelta. Gli scolii totali sono 2092 per quasi 400 pagine.

(494) Per sopportarli, i viaggiatori vanno integrati nel paesaggio.

(520) Si puo' essere comunista senza avere per questo la intelligenza degenerata; ma solo una intelligenza degenerata puo' volere al contempo il comunismo e la pienezza dello spirito.

(631) Il conservatorismo politico ha una duplice radice ed esistono due specie distinte di conservatori. Alcuni sono conservatori perché la pigrizia dello spirito, la soddisfazione di sé stessi e della propria condizione impediscono loro di ambire a qualsivoglia cambiamento. Nella seconda categoria rientrano gli scettici autentici o quanti si siano assoggettati a una incondizionata necessità di pensare. Questi ultimi, sopra tutto, hanno bisogno di tranquillità esterna, essendo incapaci di sopportare al contempo la incertezza, il disordine, l'agitazione, il caos dei pensieri propri e di quelli del mondo. Rivoluzionario, al contrario, è l'insoddisfatto, o piuttosto chi si fa con facilità una opinione, pensa in termini superficiali la complessa struttura delle cose, e non sa dubitare delle proprie convinzioni. Potremmo forse dire che, fra i mediocri, quelli che lo sono di meno saranno rivoluzionari, e, fra gli spiriti magni, quelli che lo sono di piu' saranno conservatori.

(723) Ad avvilirmi quando scrivo non è tanto la sterilità del mio spirito, la estrema avarizia, la reticenza, l'avversione, da parte sua, a concedere con generosità la ricchezza di parole in cui possano prendere forma gli embrioni il cui agitarsi mi inquieta e disturba. No, non è questo, ma la bruttura di cio' che scrivo, la durezza e legnosità delle mie frasi, la loro mancanza di eleganza, di grazia, di garbo.

(735) Escludendo pochi spiriti eccelsi, le opinioni degli uomini sugli avvenimenti loro contemporanei sono cosi' simili da un'epoca all'altra, da un giorno all'altro, che potremmo pensare a un giornale ideale scritto una volta per tutte: le persone intelligenti si contenterebbero di leggerlo una volta sola, ma esso verrebbe pubblicato quotidianamente per tutti, avendo soltanto l'accortezza di cambiare ogni giorno i nomi propri.

(823) Bisogna imparare a non far nulla, purché questo non far nulla non sia fare invece cose banali, purché questo vuoto dello spirito non sia una riprovevole vuotezza dell'anima.

(866) Il popolo è sempre vile; pero', non dimentichiamolo, coloro che meno si credono popolo in genere lo sono di piu'.

(883) Viaggiare per l'Europa significa visitare una casa per farci mostrare dai domestici i saloni vuoti dove venivano date un tempo feste maravigliose.

(995) La pedagogia è l'arte di insegnare cio' che non vale la pena di apprendere.

(1375) So apprezzare solo i poveri e la ricchezza; ho in orrore la povertà e i ricchi.

(1485) Gli uomini per la maggior pare desiderano la eguaglianza soltanto per poter esercitare con piu' efficacia le superiorità che ritengono di possedere.

(1498) La angoscia piu' cupa nei riguardi della morte si coglie non negli scheletri di pietra, nelle danze della morte del Medioevo agonizzante, ma nei divertimenti puerili dei nostri contemporanei, nel loro abuso di tutto cio' che promette di arrestare o nascondere la decadenza del corpo, e, infine nelle arroganti esibizioni degli aggregati giovanili.

Annalisa Chirico, Condannati preventivi, magistrati, Lettere a Francesca, Enzo Tortora


Nei giorni scorsi ho saputo che Annalisa Chirico, giornalista e presidente di Fino a prova contraria


finirà davanti a un giudice per un'intervista e il libro "Condannati preventivi" (ed. Rubbettino) . A lei la massima solidarietà e stima. Tempo fa avevo recensito il libro e intervistato Annalisa su Lankelot.

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Sempre a proposito di persecuzioni giudiziarie, c'è un libro importante e commovente  "Lettere a Francesca" (Pacini Editore) che raccoglie una parte delle lettere inviate da Tortora, in carcere, alla compagna Francesca Scopelliti. 

Se uno vuole farsi un'idea di come sia arduo, quasi impossibile criticare, dubitare o scagliarsi contro i magistrati e i giornalisti compiacenti, basta dare uno sguardo alla trasmissione ieri di Augias.