sabato 22 aprile 2017

Michele Scarponi, stati lavorativi, film per grandi e piccini, letture, Patrizia Cavalli, Mario Vattani, La notte di Valpurga, elezioni francesi


Per un ossessionato di ciclismo come me è un giorno tristissimo. Ciao Michele. Un abbraccio a tutti i suoi cari.

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Sono giorni che entro ed esco da stati lavorativi. Se non lavoro, recupero dal lavoro. Se lavoro, sto recuperando dal lavoro. Quando sto mangiando mi sfogo. Quando sto dormendo vivo d'incubi di ogni genere. Sono anni che se dormo almeno due o tre volte a notte mi sveglio sudando freddo e nel panico totale. A colazione sono sopraffatto da ondate di rabbia e dal desiderio di fare a pezzi i miei responsabili. Sono tentato dal prendere qualche tranquillante e sonniferi appena torno dal lavoro. Stendermi sul letto e dormire. I giorni liberi servono solo a recuperare dal lavoro. Faccio voto di silenzio. Evito di parlare di lavoro. Evito di ipotizzare futuri alternativi perché piomberei nella depressione piu' nera e mi potrei solo chiudere in bagno e starci per ore, sdraiato nella vasca. E non mi sento di invidiare chi vive altre vite. L'invidia non fa per me. Una volta a uno psichiatra dissi che la temperatura del mio desiderio di vita si misura da come leggo. Di questi tempi leggo spesso svogliato. Riconosco pagine incredibili, romanzi, saggi, raccolte di poesie interessanti ma spesso mi sento preso dalla depressione anche mentre sto leggendo e devo chiudere tutto, impossibilitato a proseguire. Jude di "Una vita come tante" è forse il personaggio letterario che mi sono sentito piu' vicino negli ultimi anni. 

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C'è un film che sta girando bene al cinema, Baby Boss. Ecco, dopo averne visto vari spezzoni capisco anche di essere invecchiato, di far parte di un'altra generazione, perché io continuo a pensare, per esempio, che un bel film a cartoni animati per grandi e piccini possano essere questi tre. Superdisneyani e bla bla bla bla ma per me sono bellissimi.






A proposito di libri:


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Domani è giorno di elezioni in Francia. Circolo Proudhon/L'Intellettuale Dissidente fanno uscire questo libricino scaricabile gratuitamente.



"Mes chers amis,

Cette fin de campagne de premier tour est sombre, elle souligne à quel point les enjeux sont immenses.

Je veux rendre hommage à nos forces de l’ordre, à nos courageux policiers et en particulier à Xavier Jugelé, lâchement assassiné dans la force de l'âge hier soir par un terroriste. Qu'il repose en paix, après avoir servi la Nation jusqu'au sacrifice ultime, et que sa famille, ses proches, soient assurés de notre immense solidarité.

Ce drame épouvantable nous rappelle combien la situation est grave, à quel point le cauchemar continue.

J’ai souvent rappelé les mesures que je propose pour lutter contre le terrorisme et l’islamisme. J’en ai beaucoup parlé, seule et dans le désintérêt général de mes concurrents, dans chacune de mes réunions publiques, parce que je considère que c’est un sujet crucial pour l’avenir de notre pays, de nos enfants. La menace est réelle, constante, les politiques, de droite comme de gauche, sous les deux derniers quinquennats, n'ont rien fait. Cela doit changer. Il est temps d'agir. Nous devons prendre conscience de l’importance des enjeux et décider les mesures qui s'imposent. Je le ferai, sans faiblir, en accord avec vous.

Dimanche, je vous appelle solennellement à aller voter et à faire voter tous ceux que vous connaissez. C'est important. Le vote est bien plus qu’un droit pour les citoyens, c’est un devoir. Et, dans la situation où se trouve notre pays, c’est un devoir vital. Chaque bulletin de vote a un poids immense. Chacun doit sentir la mission dont il est investi et l’importance du choix que notre peuple est amené à faire. Aucune voix patriote ne doit manquer à la seule candidature utile pour la France. Plus que jamais, les Français doivent s’unir pour défendre et protéger leur pays, leur modèle social, leur identité.

Courage, restez unis, fiers, courageux, je compte sur vous comme vous pourrez compter sur moi, et bon vote !

Marine Le Pen"

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giovedì 20 aprile 2017

Fabbriche, Ellekappa, Koji Wakamatsu, Léon Daudet




Della mia infanzia, adolescenza e giovinezza mi mancano le fabbriche che circondavano casa mia, che sfioravo per andare a scuola, dove entravo per andare a salutare mio padre. Le officine, le tessiture, gli impianti produttivi, quelli di smaltimento, le acciaierie, le siderurgie, i cementifici. Mi mancano i capannoni dove ho lavorato e dove ho caricato e scaricato merce e i magazzinieri che mi pigliavano per il culo perché ero una frana col muletto. Mi mancano i tetti d'Eternit, le inferriate rugginose, i container con gli scarti, l'odore di sostanze chimiche che si portava a casa mio padre, le roccatrici. Mi mancano gli operai che entravano e uscivano dai cancelli, la sirena, le tute blu, le portinerie. Mi mancano i camini col loro fumo nero, grigio, bianco. Mi mancano i camion, i furgoncini, i treni merci. Mi mancano i colleghi di mia madre e di mio padre che mi offrivano sempre qualcosa quando li incontravo. Mi mancano i volantini che scrissi con una delle menti piu' brillanti che io abbia incontrato nella mia vita.
Mi mancano senza retorica o nostalgia operaista, di classe, sindacale, sviluppista, capitalista. 
Non so nemmeno perché mi mancano queste fabbriche, questi scantinati dove si tesse anche di notte.
Forse perché sto invecchiando e si tende a ricoprire il passato di melassa. O forse perché mi manca quella sensazione fisica di sudore, fatica, sporcizia, malattia che mi sentivo addosso, dentro ai polmoni, fra le mani. Quando ancora pensavo che la mia vita sarebbe cambiata, che qualcosa di buono sarebbe accaduto prima o poi.
Ci ho pensato ieri rivedendo Il cacciatore che si apre e si chiude a Clairton, sulle sue acciaierie, sui cumuli neri di scorie e mi sono commosso piu' a rivedere quelle scene che tutto il resto del film.

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Non amo molto Ellekappa ma questa vignetta é molto bella:



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Come il mio legame col Front che va al di là di ogni vostra possibile considerazione, ipotesi, supposizioni. 



«Nous ne nous résignerons jamais à la dépossession de notre souveraineté nationale, nous ne nous résignerons jamais à ce que l'insécurité chronique et le terrorisme deviennent le quotidien des Français. Nous allons tourner le dos à cette gauche qui sous couvert de progrès et de prospérité a étendu partout la misère et le désespoir.

Je serai la Présidente qui protège, la Présidente des Français qui veulent continuer à vivre en France comme des Français ! Et je serai la seule à le faire, car je serai la seule à assumer le bras de fer avec l'Union européenne et à m'engager à redonner à la France le plus sacré de ses biens : sa liberté ! »
Marine Le Pen

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martedì 18 aprile 2017

Negozi chiusi durante le feste, propositi, Sophia, Mariana Enriquez, Il cavallo rosso, Adriano Scianca

Lo so che i tempi stanno per cambiare anche qui, che sono in tantissimi qui quelli che vorrebbero negozi aperti 7 su 7 e con orari prolungati come in Italia ma io sono strafelice di vivere in un Paese come la Svizzera dove i negozi (anche bar e ristoranti) nelle feste religiose e civili sono per la stragrande maggioranza chiusi. Vivo tra l'altro in una città a vocazione turistica e questa è un'altra delle anomalie che mi riempie il cuore. Ha i suoi svantaggi, certo, bisogna sapersi organizzare e se ti manca qualcosa spendi un occhio nella testa nei market annessi ai benzinai o nelle stazioni ferroviarie.
Questa pace.
Questo silenzio.
Almeno per un giorno, due, non dico tanto.
Ma come si fa a non sentirne il bisogno?
Ieri per ben tre volte dei turisti italiani mi hanno chiesto "Ma come fate?"
Avevano tutti cinquant'anni e non sapevano come rispondersi da soli.
Che tristezza.
Che pena mi fanno gli esseri umani ridotti a questi scheletri.
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Uno dei propositi delle prossime settimane è tornare di piu' nei boschi, camminare, salire in montagna, superare le mie paure come fa la mia compagna, aspettando che il lago si faccia abbastanza fresco per tuffarmici. Visto che anche quest'anno niente vacanze.

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-dentro a questo live c'è una parte fondamentale della mia vita-
-e dentro a questo live c'è una canzone fondamentale per il romanzo che sto scrivendo da tanto tempo-


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"Il cavallo rosso" di Eugenio Corti era uno dei romanzi preferiti da mio nonno, o meglio uno di quelli che nel leggerlo lo avevano piu' scosso e coinvolto. Lo ripropone da oggi Il Giornale.

sabato 15 aprile 2017

Brutale, camminare, Drieu/Theoria

"Quando sei fatto come me, devi accontentarti di quello che arriva".
(Hanya Yanagihara)

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Ormai riesco a salire sugli autobus solo quando sono vuoti o ci stanno solo poche persone.
A Lugano è piu' facile perché è una piccola città ma già tre persone sono spesso una folla per me.
Le metro milanesi sono una tortura che sconto solo per sottomissione a mio padre e mia sorella. Quando sto su un vagone sperimento le lezioni di meditazioni, recupero gli stati di coma etilico per assentarmi, per evaporare dall'ansia e dal dolore.
Un tempo riuscivo a uscirne indenne, adesso appena scendo da una metro o da un bus affollato mi viene da vomitare.
Stessa cosa vale per i treni, gli aerei.
Mettermi a fare un check-in o in fila per un biglietto mi fa venire voglia di scappare via.
I taxi non li prendo mai ma se potessi permettermeli e avessi fretta girerei solo in taxi.
Come le due brasiliane che ho incontrato stamattina.
Girerei a piedi per l'Europa.
Oggi era uno di quei giorni che avrei voluto salire su un taxi per raggiungere prima la mia destinazione ma potevo aspettare solo un bus. Sei fermate per raggiungere il parcheggio dove riposa la mia splendida Picanto. 
Ne ho fatti passare almeno tre di bus prima di decidere di mettermi a camminare. 
Quasi tre chilometri, e sono pochi, ma ero stanchissimo e mi faceva male la testa e avevo voglia di tornare a casa. 
Ho camminato lento.
Una birra in un bar di pensionati.
Ci ho messo quasi quaranta minuti.
Ho preso l'auto e sono andato a prendere pane e latte visto che qui è tutto chiuso fino a martedi'.
Ho incontrato i turisti.
Alcuni iperdepressi perché per due giorni non potranno fare acquisti mi hanno chiesto consiglio.
Devo imparare a rispondere che non sono italiano per non sorbirmi questo abbraccio italico di fratellanza, amicizia, solidarietà, comunanza di pregi/sfiga/talenti/eccellenze/bellezze del tutto indesiderato da parte mia. (ma che schifo fa la parola eccellenza?)
Poi ho recuperato il sorriso quando, a venti metri da casa, una bambina croata mi ha sorriso e mi ha allungato la zampa dell'orso che stringeva forte.
Quando gliel'ho stretta, mi sono messo a scherzare con lei e con suo padre.
Lui mi fa "Tu ci sai fare coi bambini, perché non ne fate uno tu e la tua compagna?"
Avrei voluto abbracciarlo e sussurrargli mille storie, tutta la mia vita e dirgli perché non abbiamo figli, perché è meglio che non ne abbiamo, ma gli ho solo sorriso e sono salito in casa, dove mi aspettava una donna che sembra uscita da una favola e che stava cantando.


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Drieu fa parte della mia vita

giovedì 13 aprile 2017

Turisti, Tom Drury, Alexandre Postel, Our Little Sister - Diario di Kamakura




In città sono attese frotte di zecche turistiche pasquali.
Risolleveranno l'ego dei politici locali, degli albergatori e dei camerieri con la lingua lunga centomila chilometri. 
Esco dal lavoro e in autobus raggiungo veloce il centro.
Sbrigo due commissioni e mi siedo su una panchina, con le cuffie, riposandomi in attesa del 7.
Sono vestito di nero.
Ho la barba di quattro giorni.
Le occhiaie viola.
I capelli lavati e profumati.
Mi sfila davanti una torma di turisti italiani.
Un bambino allunga una mano per rubarmi il sacchetto con la spesa.
Gli sorrido e lui mi fa la lingua.
La madre lo viene a riprendere strattonandoselo via.
Tutti con la sporta piena di cioccolato.
Stanco di attendere l'autobus decido di dirigermi a piedi verso casa.
Entro in una chiesa e accendo una candela a San Rocco.
Mi fanno male le spalle, le braccia, le mani, il mio ginocchio malandato, lo stomaco.
Ritrovo la comitiva di prima.
Il bambino adesso mi guarda torvo e non s'azzarda a sorridermi.
Capisco perché.
Li abbandono e costeggio il fiume contando i corvi e i piccioni.
Ci sono giorni come questo che il dolore alle mani, alle spalle e allo stomaco si fa insopportabile.
Da piccolo sognavo di prendere una mazza e spaccare tutte le uova di cioccolato esposte sugli scaffali, oggi invece vorrei acquistarle e regalarle tutte ai miei morti, ai miei fantasmi, alle ferite, ai miei incubi, ai miei sogni affondati da qualche parte.
A mio nipote, che non so nemmeno chi sia.
Lasciarle sulle loro mani e sorridere.

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mercoledì 12 aprile 2017

Rachel's - The Sea And The Bells


Questo disco è un viso immaginario eppure reale.
Una donna.
Un ciuffo inglese.
Denti.
Un corpo.
Una cagnetta.
Una presenza costante nella mia vita.
Un'amica vera.
Letters Home.
Sangue.
Vasi.
Fiori.
Verdure.
Carne.
Una riva.
Cypress Branches.
Piperita.
Un viaggio.
Una cena.
Bicchieri di vino.
E un divano da dove mi sto alzando per cercare altro alcool e intanto nelle cuffie questo disco.
Il dolore come presenza costante.
Mi tengo la testa fra le mani e piango.
Ogni sera un incubo e non so perché dovrei svegliarmi il giorno seguente.
Dicono che è arrivata la primavera.
Che arriverà l'estate.
Che c'è un libro da scrivere, una vita da continuare.
E intanto passano gli anni e sono ancora vivo e non c'è niente di cui vantarmi o di cui essere lieto.
Niente da condividere.
Tanta stanchezza.
Di tutto.
E dispiacermi di cosa possano pensare gli altri.
La mia eventuale assenza.
Non si puo' continuare a vivere solo per non creare dispiacere agli altri.


Sam Peckinpah - Sfida nell'Alta Sierra


Ieri sera davano su Iris un film bellissimo, "Sfida nell'Alta Sierra" di Sam Peckinpah. Uno di quei film (western) che ho visto almeno una ventina di volte. Sono un estimatore totale du Peckinpah. In generale. Al di là de "Il Mucchio Selvaggio", il suo film piu' celebre. Tutta la scena ambientata nel campo minerario fa di "Sfida nell'Alta Sierra" una pellicola da brividi e tra l'altro, questa scena ricorda "Terra lontana" di Anthony Mann, altro film straordinario. 
Fra tutti i suoi film io sono particolarmente legato a "La morte cavalca a Rio Bravo", "Cane di paglia", "La croce di ferro" e "Sierra Charriba", un film che se non fosse stato distrutto dai tagli sarebbe stato un film da devastare il mondo. 

Il respiro di "Sierra Charriba" è lo stesso delle pagine di Omero.